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La Questura ricorda Giovanni Palatucci alla Cittadella della Pace di Rondine

L’ultimo Questore di Fiume, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”.

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Un momento sobrio ma carico di valore quello vissuto oggi a Rondine per rendere omaggio a Giovanni Palatucci, scomparso il 10 febbraio 1945 nel campo di sterminio di Dachau. Ogni anno, nella Cittadella della Pace, la sua figura viene ricordata attraverso un’iniziativa che invita alla riflessione e rinnova il significato del suo operato.

La memoria di Palatucci è custodita simbolicamente dall’ulivo piantato nel borgo, a testimonianza di una vita spesa in difesa della dignità umana. Il suo impegno profuso per la salvaguardia dell’umanità che ha permesso a numerosi ebrei di essere salvati dall’Olocausto gli è valso per il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni” e la proclamazione a “Servo di Dio”. Nel 1995, lo Stato italiano gli ha inoltre conferito la Medaglia d’Oro al Merito Civile, a suggello del suo straordinario coraggio e senso di responsabilità.

«Oggi con orgoglio e commozione ricordiamo Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume, che salvò dalla deportazione molti ebrei. A Rondine Cittadella della Pace, luogo simbolo dell’integrazione e del dialogo, vive un albero di ulivo a lui dedicato, testimone silenzioso della memoria di questa splendida figura di Uomo e di Poliziotto». Afferma il Questore Cristiano Tatarelli che ha promosso l’iniziativa.

«Ogni anno questa commemorazione si arricchisce di significato e prende forma nuova nel cuore della nostra comunità. Palatucci era un uomo in divisa, ma prima ancora era un uomo: la sua testimonianza ci mostra che non è l’appartenenza in sé a salvare, ma la coscienza che la illumina». Dichiara il Presidente di Rondine, Franco Vaccari. «La sua divisa ha brillato perché ha brillato la sua coscienza. Non è il ruolo civile o militare a fare la differenza, ma la luce interiore che guida le scelte. Ai giovani di Rondine diciamo sempre: “arrivate qui con le vostre storie e le vostre provenienze, ma al di sopra di ogni identità c’è il primato della persona, che è la coscienza. Fate brillare la vostra coscienza, ascoltatela! E ricordate che essa va formata, giorno dopo giorno, attraverso valori vissuti e praticati”. Palatucci – conclude Vaccari – ha fatto brillare la coscienza. La sua memoria dà coraggio ai nostri giovani che si impegnano ogni giorno per spezzare la catena dell’odio».

Presenti alla cerimonia anche i giovani internazionali della World House, che arrivano a Rondine da zone di guerra scegliendo di confrontarsi e convivere con il nemico e lavorare insieme per la pace.

«Sono cresciuta in un contesto in cui la guerra non era solo un capitolo dei libri di storia, ma una presenza viva nella memoria collettiva». Afferma, Viktorija Cosic giovane della World House di Rondine proveniente dalla Serbia che ha portato un messaggio a nome di tutti i giovani della Cittadella. «Per questo, la figura di Palatucci non appartiene per me solo al passato: è un riferimento attuale, necessario. Ricordarlo oggi non significa solo rendere omaggio alla sua memoria. Significa interrogarci sul nostro presente. In un mondo ancora attraversato da guerre, persecuzioni, discriminazioni, la sua vita ci chiede di non cedere all’indifferenza, di non considerare mai l’ingiustizia come inevitabile».


La memoria custodita si trasforma così in un riferimento vivo per le nuove generazioni, chiamate a costruire il futuro con lo stesso coraggio e la stessa determinazione che seppero dare origine a una storia nuova, come fece Giovanni Palatucci.

«La storia non è fatta da astrazioni, ma da uomini e donne concreti, da volti e da scelte reali, portate avanti nella vita quotidiana. Anche nei tempi più bui – come quelli del fascismo e della guerra – persone come il questore Palatucci hanno saputo generare storie di bene, assumendosi una responsabilità che oggi continuiamo a ricordare e a custodire.» Afferma il Vescovo della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Mons. Andrea Migliavacca apprestandosi a officiare un momento di preghiera. «La sua testimonianza ci ricorda che, anche nelle epoche segnate dall’oscurità, il bene nasce sempre da persone concrete, capaci di scegliere. Anche nel tempo complesso che stiamo vivendo, auspichiamo che uomini e donne, con volti e coscienze vive, sappiano costruire nuove storie di bene. Oggi – conclude il Vescovo – rendiamo onore e gratitudine al questore Palatucci, esempio di responsabilità morale nella storia».

Ha preso parte alla cerimonia anche il Prefetto Clemente Di Nuzzo che ha affermato «La scelta coraggiosa di Giovanni Palatucci di difendere la vita e la dignità delle persone perseguitate, fino al sacrificio estremo, ci ricorda che anche nei periodi più oscuri è possibile testimoniare i valori della giustizia e dell’umanità. Il suo esempio rafforza il nostro impegno, come istituzioni e come comunità, nella tutela dei diritti fondamentali e nella promozione della convivenza pacifica».

Tra le numerose autorità territoriali anche l’assessore Monica Manneschi in rappresentanza del Sindaco di Arezzo e i Comandanti Provinciali delle Forze dell’Ordine.

Redazione
© Riproduzione riservata
11/02/2026 16:30:57


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