Riaffiora dal passato la storia ultrasecolare della comunità educante di Città di Castello

Un certificato donato al Comune fa tornare alla luce la vicenda dell’“Asilo infantile”
Dal passato riaffiora la storia ultrasecolare della comunità educante di Città di Castello. Una storia che affonda le radici addirittura all’epoca dell’Unità d’Italia e che è tornata alla luce grazie al gesto di grande sensibilità, generosità e senso civico di una signora di Taranto. La benefattrice ha pensato di dare il proprio contributo a ricomporre il mosaico di una tradizione bella e profonda del territorio, facendo dono al Comune di un documento manoscritto dell’ente in suo possesso, risalente al 1898. Si tratta di un mandato di pagamento a un falegname per la costruzione di 50 panche a due posti per l’”asilo infantile di Città di Castello”. Un’istituzione la cui esistenza è stata ricondotta da un’immediata ricerca nei registri dell'Archivio Storico del Comune di Città di Castello a una data storica e suggestiva: i documenti ritrovati testimoniano, infatti, l'esistenza dell'asilo infantile già dall'anno 1861, appena dopo l'Unità d'Italia. Il servizio era stato costituito da alcuni cittadini benefattori per accogliere gratuitamente bambini poveri, orfani, ma anche, a pagamento, piccoli provenienti da famiglie benestanti. Nei primi anni ospitava probabilmente circa 50 allievi e il 31 gennaio 1868 venne decretato Corpo Morale con Regio Decreto firmato da Vittorio Emanuele II. Tra le mani dell’assessore ai Servizi Educativi Letizia Guerri e della responsabile dell’Ufficio Nidi d'Infanzia e Coordinamento Pedagogico Benedetta Vitaloni, alla quale la donatrice aveva indirizzato alcuni giorni fa via posta ordinaria il plico contenente l’atto e che si è subito adoperata per comprenderne il valore storico, ha preso di nuovo vita una vicenda emozionante e straordinariamente interessante per la comunità tifernate. Un messaggio dal passato che racconta dell’eredità storica importante della comunità educante di Città di Castello, datata oltre un secolo fa e che si specchia ancora nei servizi all’avanguardia e nelle esperienze di qualità di oggi, nei valori di equità sociale e di pari opportunità tradotti all’epoca in un’istituzione messa a disposizione delle giovani generazioni come investimento nella società del futuro. "Un bellissimo gesto di coscienza civica e civiltà, per il quale ringraziamo sentitamente la cittadina pugliese che ci ha fatto dono del documento, scrivendoci che era doveroso far tornare a casa questa testimonianza della storia della città”, commenta l’assessore Guerri. “Abbiamo potuto stringere tra le nostre mani la testimonianza chiara e suggestiva di quanto la cultura dell'infanzia, dell'educazione, di una formazione finalizzata alla crescita democratica e alla giustizia sociale abbiano radici profonde e antiche a Città di Castello”, sottolinea Guerri, che, insieme alla responsabile dei nidi comunali Vitaloni, ha invitato la signora di Taranto protagonista di questa bella storia a venire a Città di Castello. “Ci piacerebbe non solo conoscere di persona l’autrice di un gesto che abbiamo così tanto apprezzato, ma anche farle visitare la nostra città e soprattutto i nostri asili nido, che sono certamente cambiati negli anni, ma mantengono intatta l'impronta educativa di servizi, oggi come oltre un secolo fa, improntati a far crescere al meglio i nostri bambini e le nostre bambine, con l’idea renderli in futuro cittadini consapevoli e responsabili”. La busta arrivata all’Ufficio Nidi d’infanzia del Comune di Città di Castello, con tanto di nominativo e indirizzo che identificava la mittente, conteneva, oltre all’antico documento, una lettera autografa della benefattrice che recitava: "Comprai anni fa antichi documenti presso un negozio di oggettistica di seconda mano. Credo che abbiano il diritto di tornare presso il comune di appartenenza. Tanto dovevo...". Il documento, un certificato dalla carta ingiallita scritto a mano con l’intestazione "Asilo infantile Città di Castello" è un mandato di pagamento datato 27 febbraio 1898 con cui il Comune di Città di Castello, nella persona del Tesoriere Adolfo Maioli, rimborsò la spesa di 900 lire al signor Vincenzo Innocenti per il lavoro di falegnameria svolto. All'interno dell’atto è riportata la descrizione di ciò che fu realizzato: "costruzione di 50 panche a due posti ciascuna con piani cernierati, tanto del tavolo quanto delle poltroncine di nuovo modello come convenuto nel progetto...". La ricerca degli elementi storici che potessero avvalorare il documento è stata attivata consultando i registri dell'Archivio Storico del Comune di Città di Castello, dove sono stati ritrovati interessanti atti che testimoniano l'esistenza dell'asilo infantile già dall'anno 1861, appena dopo l'Unità d'Italia. Con la data del 1860 si è ritrovato anche il progetto economico e la nota dei fondi disponibili nel bilancio comunale, che, a titolo di contributo, furono stanziati per l’imminente costituzione dell'asilo. Una locandina datata 29 gennaio 1861 invitava “il pubblico tifernate” a una festa da ballo per la raccolta di fondi, "che – si legge - appena la carità cristiana ce ne fornisca mezzi ad iniziare la filantropica impresa degli asilo d'infanzia". Dal Regolamento Organico del 1866 si apprende poi che l'asilo, costituito da un'associazione di cittadini benefattori, accoglieva gratuitamente bambini poveri, orfani, figli di vedove di entrambi i sessi e, dietro pagamento, anche bambini non poveri dell'età dai 3 ai 5 anni, battezzati e vaccinati. Si legge poi all'art. 27: "I bambini ammessi saranno trattati con perfetta uguaglianza; a tutti verrà distribuita al mezzo giorno una abbondante minestra". Nel rapporto e resoconto annuale dal primo maggio 1863 al 31 maggio 1864 si apprende anche che se la "Società dei Contribuenti" riuscisse a raccogliere una contribuzione di lire 40.000, l'asilo da 50 bambini potrebbe arrivare ad ammettere 100 alunni. A motivazione dell'obiettivo si legge: "sollevare i figli dall'abbetionem e miseria è preparare una generazione che sia decoro della Patria e d'incremento alla civiltà”.

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