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Passaggio generazionale, CNA Arezzo accende i riflettori

“Una sfida decisiva per il futuro delle imprese”

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Il passaggio generazionale come snodo cruciale per la tenuta e lo sviluppo del sistema produttivo locale. È il tema al centro dell’indagine realizzata da CNA, che ha coinvolto oltre 2mila associati su scala nazionale, provincia di Arezzo compresa.

“Il passaggio generazionale – spiega Fabio Mascagni, presidente CNA Arezzo – rappresenta un momento cruciale per artigiani e PMI, non solo come cambiamento di leadership, ma come opportunità di rinnovamento e crescita. È fondamentale prepararsi con largo anticipo, costruendo un piano strategico che tenga insieme ruoli, competenze e valori. Non è una fine, ma un nuovo inizio, dove esperienza e innovazione si incontrano”.

I dati confermano l’urgenza del tema. “Ci siamo resi conto che la grande maggioranza degli associati ha tra i 51 e i 60 anni (il 33%) e per questo riteniamo necessario fare luce sull’aspetto del futuro delle imprese una volta che chi le guida andrà in pensione. Inoltre abbiamo visto che i giovani sotto i 40 anni sono appena il 13%”.

Un quadro che si inserisce in una dinamica demografica complessa, caratterizzata da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un ridotto ricambio generazionale.

“Il quadro che emerge dall’indagine CNA è molto chiaro e non lascia spazio a interpretazioni – evidenzia il presidente Mascagni –. La trasmissione d’impresa si conferma una delle sfide decisive per il futuro del sistema produttivo: nei prossimi anni oltre un milione di imprese dovrà affrontare il passaggio generazionale, con criticità evidenti. Più dell’80% degli imprenditori over 40 ha già affrontato il tema, ma oltre la metà non ha ancora avviato azioni concrete per pianificarlo.

Dove il passaggio avviene in ambito familiare i risultati sono migliori, con una riuscita nel 63,7% dei casi. Al contrario, emergono forti difficoltà nelle cessioni a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti, risorse finanziarie e condizioni adeguate. Non a caso, tra chi prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l’operazione e circa il 30% delle piccole imprese incontra ostacoli rilevanti nel percorso di trasmissione.

A rendere tutto più complesso intervengono fattori strutturali come burocrazia eccessiva, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e difficoltà nel reperire personale qualificato. Ma c’è anche un tema culturale e di competenze: nell’artigianato il rischio non è solo la chiusura di un’impresa, ma la perdita di un patrimonio di saper fare unico.

Il quadro demografico aggrava ulteriormente la situazione: i giovani imprenditori under 40 rappresentano appena l’11,3%, mentre cresce il peso delle classi più anziane. Eppure proprio l’artigianato dimostra una forte capacità attrattiva, con il 68,1% dei giovani imprenditori attivi nel settore.

Infine, non possiamo ignorare un altro nodo cruciale: l’accesso al credito, sempre più difficile soprattutto per chi vuole rilevare un’attività esistente. Nonostante tutto, resta alta la soddisfazione per la scelta imprenditoriale, con oltre l’83% degli imprenditori che si dichiara soddisfatto. Un dato che testimonia la resilienza del nostro sistema, ma che deve essere accompagnato da politiche concrete per garantire continuità e futuro alle nostre imprese”.

Il quadro nazionale rafforza l’allarme: oltre un milione di imprese dovrà affrontare il passaggio generazionale nei prossimi anni. Tra gli ostacoli principali emergono burocrazia (46,2%), pressione fiscale (44%), costo del lavoro, difficoltà nel reperire personale qualificato e accesso al credito sempre più complesso. Le testimonianze delle imprese aretine raccolte qualche tempo fa raccontano con autenticità le sfide quotidiane.

“Cedere un’azienda, soprattutto familiare, è difficilissimo – racconta Ivo Bobini di VAS F.lli Bobini – tra incertezze fiscali e difficoltà a trovare giovani disposti a rischiare. Spesso prevale la ricerca della sicurezza del lavoro dipendente”.

Dalla manifattura all’arredo, emergono dinamiche comuni. “Siamo in piena transizione – spiegano da Sada Arredamenti – e non è semplice conciliare il metodo tradizionale con l’approccio più tecnologico delle nuove generazioni. Ma è un passaggio necessario per restare competitivi”.

Un percorso fatto anche di crescita condivisa, come raccontano da Telaliner: “All’inizio non è stato facile inserire un giovane in azienda, ma col tempo è diventata una collaborazione preziosa. Ognuno compensa le mancanze dell’altro”.

E c’è chi ha già completato il passaggio, come l’esperienza di Uomo Più: “I nostri figli sono entrati e oggi portano avanti l’azienda. Noi abbiamo fatto un passo indietro con serenità, vedendoli crescere”.

Storie che si intrecciano con quelle di imprese capaci di evolversi, come Lamp, che ha diversificato entrando nel settore moda, o Arredamenti Caneschi, dove l’ingresso dei nipoti ha portato nuove competenze in organizzazione, ingegnerizzazione e gestione.

Redazione
© Riproduzione riservata
18/05/2026 07:39:52


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