Peste suina africana, Veneri (FdI): “La Regione non sta affrontando il problema in modo adeguato”

“Lancio un appello al mondo venatorio, collabori con il commissario Filippini”
“Lancio un appello al mondo venatorio, collabori con il commissario alla Psa. Dopo l’audizione di Giovanni Filippini, in Commissione congiunta 2 e 4, Ambiente e Agricoltura, abbiamo avuto conferma che in Toscana stiamo andando in una direzione non adeguata rispetto alla gravità del problema. E’ un virus che non si trasmette all’uomo ma mette a rischio le produzioni del settore carni.”
A dirlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Gabriele Veneri.
“La peste suina è stata denunciata già in Toscana con interrogazioni a mia firma nel 2022, quindi c’era contezza di quello che stava succedendo ma il problema è stato sottovalutato. Per troppo tempo, invece le autorità regionali hanno affrontato la peste suina con superficialità e leggerezza e, adesso, di dimostrano lente nelle decisioni e sotto organico di medici veterinari. Si tratta di un virus potentissimo che si trasmette in modo molto veloce attraverso i cinghiali, principalmente, ma anche attraverso gli uccelli, le volpi, i lupi, addirittura rimane sotto le suole delle scarpe per 15 giorni. Il commissario ci ha confermato che la Regione Toscana non sta affrontando il problema in modo adeguato, si sta muovendo in maniera troppo lenta – sottolinea Gabriele Veneri -. I consorzi produttori di finocchiona, di prosciutto toscano, di cinta senese hanno inviato all’assessore all’agricoltura Marras e all’assessore alla sanità Monni un documento che contiene vari punti da attuare velocemente. E’ stato consegnato più di una settimana fa, ma ad oggi ci si è limitati a nominare un commissario che si occuperà di gestire questa emergenza. A rischio ci sono grandi allevamenti, abbiamo come peculiarità quella di avere delle razze autoctone come la cinta senese che è un animale tipicamente che si alleva allo stato brado e che viene maggiormente a contatto con i cinghiali o con altri veicoli di trasmissione del virus. Il commissario Filippini ha erogato circa un milione di euro a livello nazionale, di cui 420 mila alla Toscana nel mese di aprile, ma non sono stati utilizzati. Servono a pagare, per ogni capo abbattuto o per ogni capo recuperato, alle associazioni venatorie la cifra di 150 euro a cinghiale.”
“La Regione Toscana ha ricevuto, in dotazione dal commissario Filippini, delle gabbie per la cattura dei cinghiali ma anche queste sono rimaste inutilizzate. Le gabbie si possono mettere anche nei posti di particolari criticità: perché, a differenza del cacciatore che spara e che uccide un capo ma ne fa scappare 10, la gabbia anche in zone di grande criticità riesce a raccogliere tanti capi senza disperderli e senza diffondere ulteriormente il virus. Chiedo alle polizie provinciali della Regione che facciano squadra con le associazioni venatorie per porre un argine a questo virus – dice Veneri -. Il cacciatore, denigrato da certi schieramenti politici e ideologici che vanno tanto di moda, oggi diventa la nostra unica ancora di salvezza, diventa il nostro scudo contro questo virus. Gli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura devono cambiare passo. Il settore suinicolo merita un’attenzione speciale: tale epidemia di peste suina africana mette in crisi un settore di qualità della nostra regione, un patrimonio zootecnico.”
“Il commissario alla Psa raccomandava di fare una cartellonistica adeguata e fare comunicazione con tutti i cittadini per metterli a conoscenza di quello che sta accadendo e di come è facile trasmettere questo virus, che non si trasmette agli esseri umani ma soltanto ai suini e ai cinghiali. Però, l’uomo attraverso le camminate nei boschi, attraverso la raccolta di funghi, attraverso le passeggiate, i trekking costituisce un veicolo di trasmissione del virus negli allevamenti di suini allo stato brado – sottolinea Veneri -. Tuteliamo il nostro settore della trasformazione, tuteliamo i nostri agricoltori, i nostri allevatori.”

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