Aria pesante nel Pd di Arezzo per la nomina di Caneschi capogruppo in consiglio comunale

Una decisione fatta a maggioranza che ha messo all'angolo Vincenzo Ceccarelli
Nel Pd di Arezzo, sconfitto alle elezioni per la terza volta consecutiva, si respira un aria molto pesante e la nomina di Alessandro Caneschi come capogruppo in consiglio comunale, ha di fatto diviso il partito. Sette segretari di circolo del Comune di Arezzo (su 16), prendono le distanze dalla scelta di Caneschi, prendendo le difese di Vincenzo Ceccarelli. firmando un documento esplicativo del malessere interno al mondo dem, con la segreteria comunale in attesa di rinnovo dopo le dimissioni di Luciano Ralli. “Abbiamo accolto con amarezza la decisione del gruppo consiliare del Partito democratico di non indicare Vincenzo Ceccarelli come capogruppo - scrivono Filippo Moneti, Donella Mattesini, Leonardo Gualdani, Giulia Travi, Paolo Ceccarelli, Rossella Peruzzi, Giorgio Del Pace. È una scelta che facciamo fatica a comprendere, perché va in direzione opposta a quella voluta dalla grande maggioranza dell'assemblea comunale del Pd di Arezzo, che aveva proposto e sostenuto il nome di Vincenzo Ceccarelli. Per tanti iscritti e simpatizzanti quella sarebbe stata la scelta più naturale per riconoscere il lavoro fatto da Ceccarelli in campagna elettorale: è stato il punto di riferimento della coalizione, ha tenuto unito il centrosinistra e ha ridato forza e credibilità al messaggio del Pd in città. Ben 18.017 lo hanno votato al secondo turno. Il punto non sono le persone, ma il messaggio che mandiamo dentro e fuori dal partito. Una decisione così importante non può essere presa come se il gruppo consiliare fosse un mondo a sé, separato dal Pd e dalla sua comunità. Oggi il Partito democratico ha bisogno di unità, di ascolto e di scelte che ricostruiscano fiducia. Invece così si alimentano incomprensioni e divisioni, proprio quando ci sarebbe più bisogno di stare insieme. I cittadini vedono chiaramente queste dinamiche e non le capiscono. Sembrano i soliti giochi di palazzo, lontani dai problemi reali e dalla voglia di cambiamento espressa con il voto. È una fiducia che non possiamo permetterci di deludere”.

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