Il Sasso di Simone: fede, storia e memoria di una montagna da salvaguardare

Inaugurato anche il Tau del Pellegrino: presente il sindaco Dori e il Vescovo
Anche quest’anno, nella seconda domenica di agosto, il Sasso di Simone si è riempito di fedeli, escursionisti, ammiratori delle nostre montagne. E Mons. Domenico Beneventi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ha celebrato la messa ai piedi della storica Croce.
Un altro aspetto ha caratterizzato la festa. Il Comune di Sestino, infatti, per sottolineare l’ottavo centenario della “Laudato sì” ha eretto un monumento al “Tau”, illustrato dal Sindaco Franco Dori, benedetto dal Vescovo Beneventi e dal parroco di Sestino don Absalonne.
Gli studi promossi nel secolo scorso dall’Istituto Studi e Ricerche della Civiltà Appenninica portarono a scoprire il “letto” di San Francesco in un grande masso di travertino, e tradizioni che davano non solo il “passaggio” ma il pernottamento di Francesco presso una famiglia di Martigliano, la frazione di Sestino che introduce a una delle “camminate storiche” verso il Sasso di Simone. La tradizione popolare racconta anche il “miracolo” delle “mugnaghe”, un’erba con spini, che Francesco a piedi nudi attraversava: “Smettete di pungere” disse. E anche oggi le “mugnaghe” di Martigliano non pungono più. Nei secoli passati, camminare piedi nudi non era raro.
Se la religione è un atto costitutivo del Sasso di Simone, consacrato agli dei fin dall’antichità con SEMO, dio delle vette, riproposta con il cristianesimo da insediamenti benedettini sulla spianata del masso e da successive cappelle, la storia religiosa riprende particolare vigore nel 1913 con l’“anno costantiniano” e l’erezione di una possente croce sui luoghi degli antichi insediamenti.
Dopo la seconda guerra mondiale l’avvio delle emigrazione dalla montagna, le vicende si complicarono perché il Sasso era diventato proprietà privata dopo l’abbandono della fortezza cosimiana. E non fu difficile, quindi, costituire un Poligono militare, con sede in Carpegna, che coinvolgeva l’area del Simone e del Simoncello. Essa, comunque, restava utilizzata dagli allevatori e successivamente diventò fondamentale per lo sviluppo della Chianina allevata allo stato brado e semibrado. Contemporaneamente sorgeva l’esigenza di una nuova organizzazione intercomunale e interregionale. Fu costituito nel 1994 il Parco interregionale Sasso di Simone Simoncello: Sestino fu contrario, non aderì ma dopo una difficile gestazione nel 1996 fu costituita la Riserva Naturale, condivisa profondamente dal Sindaco Santini.
Nuovi studi portarono a rinvigorire anche la festa del Sasso. Religione, storia, tradizioni portarono molteplici iniziative.
La “Festa al Sasso” rinvigoriva attenzioni e “ricostruzioni” della vita quotidiana della Città del Sasso. Plurimi soggetti furono protagonisti: il Comune di Sestino, il Comitato della Riserva, un “Comitato di Volontari”, con l’aiuto del Corpo Forestale dello Stato. Sfilavano gruppi folcloristici in costumi storici, “Palio dei Pignatti”, nomina di “Cittadini della città del Sasso”, nomina di “Capitani del Sasso”. L’attenzione della stampa nazionale e della RAI, animavano e diffondevano l’evento e le peculiarità del ciclopico Sasso. Fecero spettacoli anche gli “Sbandieratori” di Sansepolcro. Ma la Croce era sempre il punto centrale: non solo per le celebrazioni eucaristiche e l’annuale processione sulla pianura sommitale ma anche per la sua conservazione. Purtroppo – nonostante ciò - la Croce fu abbattuta da una tremendo temporale nel 2017 e riposizionata per opera delle strutture militari statali dopo un periodo di incomprensioni.
Il cambiamento climatico e altre trasformazioni richiedono - per salvare questo dono della natura e della caparbietà degli uomini - di studiare gli aspetti naturalistici, cosa si è perduto nell’area della Riserva, quale fauna oggi resiste, quali “prodotti” oggi sopravvivono: dal tartufo, ai funghi, al miele delle api. E ancora resta centrale la conservazione delle strutture della “Città-fortezza” del Sasso, fatta costruire da Cosimo I. Molti studi hanno ricostruito storia e architettura dei quartieri, elevati e pagati da tutte le comunità della Valtiberina. Anche oggi camminare tra i resti dei quartieri, delle cisterne, delle torri desta emozione, così come ha attirato l’attenzione di artisti, poeti e scrittori, quali Tonino Guerra, Giorgio Spini, Salvatore Giannella, Piero Pruneti, Paolo Rumiz, il Domenichino…
Sestino, erede del Capitanato di Giustizia del Sasso di Simone, può essere il promotore della salvaguardia delle strutture urbanistiche insieme alla Regione Toscana.

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