Chiusa l'inchiesta per il bimbo morto all'asilo di Soci: "Non vigilato, nido pericoloso"

Sei persone rischiano il processo per omicidio colposo per la morte del piccolo Leo
L’inchiesta, molto complessa, sulla morte del piccolo Leo all'asilo nido di Soci è finalmente chiusa. Il procuratore capo di Arezzo, Gianfederica Dito e il sostituto procuratore Angela Masiello hanno maturato la convinzione che il boschetto didattico dell’Ambarabà Ciccì Coccò era pericoloso, non conforme alle norme di sicurezza, e il bimbo doveva essere vigilato a vista. Invece, la mattina del 12 novembre 2025, rimase fuori dai radar del personale educativo per diversi minuti a giocare in quella piccola oasi diventata da luogo di fantasie e trappola micidiale. L’albero come un artiglio lo prese per la giacchetta fino a togliergli il fiato dopo qualche minuto di agonia. Quando venne trovato ormai era tardi. Sei donne ora rischiano il processo per omicidio colposo. Viene contestata loro “negligenza, imprudenza e imperizia, nonché violazione di leggi, regolamenti, ordini e discipline” con particolare riferimento alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L'accusa riguarda E.G. di San Giovanni Valdarno, 49 anni, legale rappresentante e presidente del cda della cooperativa di Arezzo alla quale il Comune di Bibbiena aveva affidato la gestione dell’asilo nido, E.S. di Castel Focognano, 45 anni, responsabile e coordinatrice del nido, dipendente della Cooperativa, nella sua veste di “preposto per la sicurezza”. Tre le educatrici della classe Tigrotti per le quali i pm chiedono il processo: S.M. di Castel Focognano, 52 anni, E.P. di Pratovecchio Stia, 45 anni e M.C. di Castel Focognano, 46 anni, La procura sostiene che avrebbero “omesso di esercitare la dovuta sorveglianza e vigilanza sulla sicurezza ed incolumità degli allievi, particolarmente all’interno del giardino, ove vi era la presenza di elementi insidiosi”. Secondo il capo d’accusa dovevano seguire “a vista” il piccolo Leo nel “boschetto”, per evitare che potesse in solitudine arrampicarsi su un arbusto “dotato di rami appuntiti e biforcazioni robuste, particolarmente insidioso”. Infine, sesta persona indagata è E.C. di Pratovecchio Stia, 44 anni, assistente in turno.

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