Opinionisti Alessandro Ruzzi

Chiodo schiaccia chiodo e di Banca Etruria non si parla

Anche quando sarebbe opportuno dedicare molto spazio agli sviluppi

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Secondo numerosi media locali aretini la giostra del Saracino è fonte di informazioni tali da annichilire le altre notizie.
E dire che sono giunte notizie riguardo agli sviluppi sul processo del crack di Banca etruria e sulla attivazione del fondo risparmiatori truffati e, credo, avrebbero avuto dignità per maggiore spazio: "La nazione" nella cronaca di Arezzo ha pubblicato due articoli sulle motivazioni che hanno portato alla condanna dell'ex presidente Fornasari e del direttore generale Bronchi, oltre all'ex -ex direttore generale Berni e al consigliere d'amministrazione Soldini, con l'accusa di bancarotta.
Il quotidiano aretino, nel sintetizzare le oltre 200 pagine di motivazioni, sottolinea come il magistrato abbia ritenuto la gestione Fornasari- Bronchi (5 anni a testa) miope e tuttavia compiacente.
Altri media se la sono cavata con un pezzo o anche nulla.
Risulta come la condanna a carico di Soldini, che in città ha stupito visto le ripetute espressioni di preoccupazione del Soldini, sia relativa ad approvazione della pratica di fido Sacci in consiglio d'amministrazione; episodio simile ha portato alla condanna di Berni, beneficiari diversi.
Ma si ricostruisce come siano state approvate pratiche di fido (parliamo di concessione di crediti che non sono mai rientrati) che hanno gettato via decine e decine di milioni di euro del vecchio istituto aretino: parliamo del fantasmagorico cantiere nautico lontano dal mare, delle montagne di soldi dati a cementifici e iniziative immobiliari sospette. Infatti sono state accettate garanzie di 4º grado che si sono ovviamente dimostrate totalmente inutili per tutelare i crediti della banca aretina. Accettare una ipoteca di 4º grado significa che davanti a te ci sono perlomeno 3 istituti di credito che hanno dato soldi, quindi è evidente una richiesta continua di fondi garantita sempre con lo stesso bene. Garantire operazioni da 20, 40 o 60 milioni di euro in questo modo significa una perdita sicura dell'intera somma, che quindi viene prestata non per motivi economici imprenditoriali bensì per interessi personali o politici. Spesso in quest'operazione compaiono anche intermediari che hanno ricevuto persino provvigioni. Si tratteggia uno scenario dove il "trio" (indicato come composto da presidente, vicepresidente  e direttore generale) gestiva pratiche in maniera da accontentare gli amici degli amici, fossero questi della area politica riconducibile alla fu Democrazia cristiana piuttosto che ad ambienti clericali. Infatti ad Arezzo -dopo il passaggio o meglio colpo di mano dove Fornasari silurò Faralli- si è detto che la banca era passata dalla massoneria all'Opus dei. E non potremo mai sapere se la affiliazione massonica di Faralli abbia veramente veicolato cifre significative a favore di ambienti o persone in massoneria (pratiche lontane nel tempo e non approfondite nella indagine), ma certo che i legami verso esponenti della fu DC (partito nelle cui file militava Fornasari) e cardinali, viene citato Bertone (quello dell'attico,una potenza dentro il Vaticano), vengono descritti alla base della concessione di crediti veramente importanti. Parimenti al sapore di zolfo i 60.000.000 di euro concessi al gruppo Sacci come i milioni che permisero al consigliere Rigotti di sanare la sua posizione e permettergli di votare a favore di Fornasari. Le motivazioni dell'articolo non approfondiscono per un motivo o l'altro anche aspetti che nella gestione della banca anche in tempi recentissimi hanno lasciato l'amaro in bocca, ad esempio la vendita di crediti "deteriorati" da parte dei commissari a favore di una finanziaria a condizioni che appaiono adesso ingiustificabili. Perché forse bisognerebbe poi arrivare a chiedersi chi abbia beneficiato di tutta questa operazione che ha visto la cessione di un istituto di credito ripulito ad altro istituto di credito, non soltanto per una cifra irrisoria, bensì con il beneficio di un elevatissimo credito fiscale. La questione della ripulitura del bilancio di BancaEtruria porta al 2º aspetto, l'attivazione di quel fondo di risarcimento dei risparmiatori truffati che trae le sue origini dal decreto salva banche con il quale il governo coinvolse obbligazionisti subordinati e azionisti a contribuire al passivo della banca di pescaiola. Il famoso bail-in applicato per le 4 banche del centro Italia, ma non utilizzato per il caso delle banche venete (o del Monte dei Paschi): una porcata sbalorditiva che peraltro ha fatto indagare (per ora senza condanne) sulle modalità con le quali i clienti venivano spinti ad acquistare le obbligazioni subordinate.
Sicuramente vi sono stati casi ove clienti sono stati "spinti" a disinvestire altre forme per acquistare le obbligazioni subordinate senza adeguata informazione e probabilmente senza alcuna considerazione delle cautele tipiche per cui si investe solo parte dei risparmi diversificandone le forme e soltanto dopo aver non soltanto spiegato, ma avuto conferma della comprensione del cliente; ci sono stati casi in cui speculatori hanno comprato dette obbligazioni per il maggiore tasso di interesse e casi di speculatori che hanno comprato le azioni quando erano abbordabili con l'aspettativa di cederle successivamente con elevato guadagno. Il bail-in è forma giuridica non comune nel nostro approccio giuridico, lo esemplifica l'espressione inglese con la quale si identifica questo tipo di coinvolgimento degli investitori al passivo degli istituti di credito di cui hanno acquistato obbligazioni o azioni.
Io sono poco propenso a definire coloro che fanno questo tipo di operazioni speculative quali risparmiatori: sono investitori.
E' vero che sono troppi i casi in cui viene un dubbio forte sulla comunicazione da parte dei venditori (fossero propri di Banca etruria o di altre istituzioni finanziarie) circa il ruolo assunto dal cliente, ossia sulla esposizione di quel capitale al rischio previsto dalla normativa per gli investimenti in obbligazioni e azioni. La norma infatti prevede che questi tipi di investimento siano sottoposti al rischio proprio del capitale, caratteristica che li rende molto lontani dal risparmio quale noi lo intendiamo ossia l'accumulo per fini futuri in tipologie protette (e per questo spesso con rendimenti modesti), fra i quali lo Stato ha addirittura previsto le azioni di risparmio. Ma qui non parliamo di azioni di risparmio o di denaro in conto corrente o libretti di risparmio, parliamo di denaro investito in obbligazioni (subordinate e quindi con rischiosità elevata) o di azioni dell'istituto di credito.
Per proteggere quei clienti che sono stati truffaldinalmente spostati su strumenti finanziari -che come i fatti hanno dimostrato hanno messo a rischio il loro capitale-, finisce che andiamo a tutelare anche gli speculatori. Tutte le iniziative sulla falsariga del fondo per i risparmiatori truffati portano la comunità a restituire i soldi ad Arsenio Lupin. Mi sembra una bella presa di culo.
Ma per non farsi mancare niente: anche se qualche politico aveva sbandierato l'istituzione di questo fondo come aver già reso soldi a tutti, apprendiamo che il sito sul quale entro 180 giorni gli interessati devono presentare la documentazione non funziona. Notizia che trovi su alcuni quotidiani, ma non su altri. Indicativo di come la politica influenzi tutti gli organi di informazione evitando di dare semplicemente comunicazione che il tanto sbandierato fondo è -almeno nei suoi giorni iniziali- inaccessibile a molti clienti truffati. Che poi questa richiesta possa essere attivata soltanto attraverso meccanismo on-line indica come non c'è neanche considerazione di quelli che sono i clienti tipici coinvolti in queste dinamiche: gli anziani. Mi sovviene la mia pora mamma, comprò alcuni milioni di lire di azioni BE,  colla liquidazione. Era la sua banca da sempre, li conosceva, riteneva giusto restituire il favore che quella banca aveva dimostrato sostenendo una coppia di giovani sposi nel dopoguerra; avrebbe avuto condizione di favore sulla tenuta c/c e anche un dividendo, ma la fregatura fu totale: da 30.000 lire a 1 centesimo l'una. Richiedere è complicato alla follia, lasciamo perdere. Ma come si fa a immaginare un anziano alle prese con un software che fa le bizze? Quindi costoro sono naturalmente costretti a rivolgersi a intermediari per presentare la loro domanda, quindi nuovamente ci sarà qualcuno che guadagna sulle persone che andrebbero tutelate, mentre ci sono altre persone che non vanno tutelate e (lo dico come fossi marxista) a cui dovrebbero essere sottratti i denari destinati alla speculazione. Per equità. Aspettiamo di sapere come si è comportato l'ultimo CdA ove sedevano figure che hanno tuttora ruoli importanti in città e fuori.
Ma non ne parliamo.

Redazione
© Riproduzione riservata
04/09/2019 10:34:01

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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