Opinionisti Alessandro Ruzzi

Quando la tv fa deragliare le mie convinzioni

Parliamo di migranti

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Mi è capitato assistendo ad un confronto televisivo fra Bonino (storica radicale), Cangini (famiglia di direttori di quotidiani conservatori e deputato di Forza Italia) e Tarquinio (direttore de l'avvenire quotidiano cattolico) in cui parlavano di immigrazione.

Con dispiacere ne ho visto solo pochi minuti, una cosa mi aveva colpito subito: era un confronto pacato in cui ognuno riusciva a articolare senza interruzioni la propria riflessione. Fatto oramai raro in televisione e politica italiani.

E le posizioni espresse dai due rappresentanti di aree sociali estremamente diverse (radicali e cattolici) erano coincidenti pur partendo da presupposti lontani; con argomentazioni tali da non suscitare reazioni furiose nel Cangini che certo non è un rivoluzionario barricadero, bensì un esponente della "alta" borghesia italiana, che nell'immaginario di molti detesta i negri a spasso per le strade.

Perché fra persone di cultura è possibile, anzi direi doveroso il tentativo di analisi di situazioni al fine di trovarvi piattaforma comune di intervento: le riflessioni sulla storia dell'Italia quale crocevia dell'Europa con la sua forma a ponte verso la Africa, le reminiscenze scolastiche sui movimenti migratori e loro motivazioni sin a partire dalla preistoria, informazioni sul ruolo imperialista della Cina in Africa, l'impossibilità di un piano Marshall verso l'Africa (chi lo dovrebbe fare visto che non ci sono i presupposti di frontiera ideologica?), dinamiche della popolazione e altro demoliscono senza pietà la retorica "respingiamoli e aiutiamoli a casa loro" tanto cara a qualche esponente politico.

La presenza di immigrati suscita difficoltà anche in Italia: le barriere linguistiche- culturali sono nel migliore dei casi un ostacolo importante, la diminuzione di ricchezza e reddito da lavoro amplifica la percezione di insicurezza derivante da musi neri che ciondolano nel nostro territorio, peraltro davvero troppi immigrati in Italia delinquono.

Nessuna novità, solo gli Stati Uniti nel periodo a cavallo fra ottocento e novecento avevano aperto (male) la porta avendo bisogno di forza lavoro e persone disponendo di risorse e spazi, immigrazione che aveva riguardato alcune nazioni -tipo l'Irlanda- sino allo spopolamento. Anche tanti italiani erano migrati negli Stati Uniti colle valigie di cartone, un movimento che non si è arrestato, ha semplicemente cambiato destinazioni e fisionomia del migrante: da noi adesso vanno via le persone culturalmente più preparate. Arrivano purtroppo principalmente persone impreparate la cui integrazione è difficile, talvolta queste arrivano sulla base di fasulli contratti di lavoro, un mercato dove le organizzazioni criminali sguazzano. Migranti che finiscono schiavi di quelle stesse organizzazioni criminali lavorando e vivendo in condizioni inaccettabili per la nostra morale.

Persone che emigrano a nord alla ricerca di migliori condizioni di vita, in tutto e per tutto come i migranti dei secoli precedenti; desertificazione, guerre civili, motivazioni religiose sono alcune delle cause, uguali a quelle dei secoli precedenti. Si può far finta che la storia non si ripresenti, il negazionismo è sempre esistito, e -come ha detto una nota politica italiana- che queste persone emigrino perché "gli va": dissento. Occorre trovarsi in certe situazioni, e credo che non esista una sola spiegazione per il tutto.

Resta comunque il problema di salvataggio e gestione di questi migranti; anche a me non piace l'operato di alcune organizzazioni che gestiscono complessi sistemi di intervento navale sostenendo spese astronomiche. Circa l'attrezzatura dei migranti resto molto stupito della dotazione di telefoni satellitari opposta alla mancanza di benzina su motori che si rompono in barche che hanno buchi ed imbarcano acqua, per fortuna vigila su di loro una flottiglia di aeroplani con importante rete di comunicazioni. Le navi delle ONG imbarcano migranti ben vestiti, nutriti, dotati di smartphone dando una immagine piuttosto confusa della vita del migrante, quando sappiamo con certezza che un numero importante di migranti è trattenuto in condizioni inaccettabili dal punto di vista umanitario all'interno di strutture libiche. Francesca Mannocchi realizza validi reportage giornalistici sulla Libia, raccogliendo testimonianze che dipingono gli uffici Onu destinati al sostegno a migranti quali luoghi di ozio, di sperpero di denari e di totale menefreghismo rispetto a quello che accade. Ritorno quindi al tema delle organizzazioni criminali, e non capisco neanche quante sono oltre a trafficanti di uomini, milizie nordafricane che fanno affari con i governi occidentali e con le organizzazioni non governative, aziende italiane che operano nel settore dell'accoglienza offrendo standard inaccettabili e contrari persino agli interessi dei cittadini italiani (per esempio paghiamo per chi non è più ospitato dalla accoglienza italiana o permettiamo lì l'accesso a persone che non dovrebbero entrare). Ma le persone in mare si soccorrono anche se il loro SOS è sospetto, si portano a terra in una struttura civile dove si valutino le richieste di asilo o eventuali contratti di lavoro: fino a quando l'iter non è completato, per me dovrebbero rimanere confinati. E coloro che venissero fermati dagli organi di controllo con documenti non validi dovrebbero essere rimandati indietro al loro paese. Purtroppo il tutto deve avvenire a spese nostre, il mio rammarico non è la spesa, è la quasi certezza che parte dei denari sarebbe sprecata o addirittura data alla criminalità.

Ma non mi metto a pensare di affondare le navi o arrestare gli equipaggi, Giorgia Meloni dimentica che chi è senza peccato è l'unico a poter scagliare la pietra: in un paese dove non va in galera neanche un condannato definitivo ella dovrebbe prima risolvere il problema della gestione complessiva della giustizia che poco soddisfa.

E credo che chi è nato in Italia, incensurato e avendo assolto gli obblighi previsti per ogni cittadino italiano dovrebbe poter divenire italiano, prima dei 18 anni, anche con creazione di categorie intermedie e temporanee di cittadini “quasi” italiani con ampia dotazione di tutele (negli Usa hanno le “green card”). Che la questione dei cosiddetti ricongiungimenti familiari dovrebbe essere invece inquadrata in ottica restrittiva sulla concessione dei diritti.

Ed è inutile negare che abbiamo interessi sul Nordafrica e sulla Libia in particolare, è uno Stato confinante pieno di migranti che abbiamo occupato colonialmente e da cui Gheddafi ci cacciò nel 1970 (inumazioni comprese), ma ci comportiamo da servi sia con gli Stati Uniti che con l'Unione europea, siamo succubi di Cina o Germania, subiamo le guerre che altri hanno scatenato (vedi la caduta di Gheddafi orchestrata da Francia e Gran Bretagna) al punto che chiunque tratta la nostra nazione come fosse uno zerbino.

Abbiamo paura persino di dire certe cose a noi stessi, spero sia retaggio dell'influenza del papato e del fascismo, mentre altri paesi mettono in pratica politiche che ci arrecano danno.

A parte tutto quello che sta accadendo in Nordafrica, vorrei ricordare la crescente influenza cinese nel continente africano, in quella zona di Africa nera  da cui provengono proprio i migranti meno graditi in Italia (zingari esclusi, vincitori a mani basse).

Leggo "Secondo uno studio condotto presso la Johns Hopkins School, la Cina ha prestato un totale di 143 miliardi di dollari a 56 nazioni africane, principalmente dall’E-I Bank of China e dalla China Development Bank. Circa un terzo dei prestiti a finanziare progetti di trasporto, un quarto all’energia e un settimo all’estrazione di risorse, minerali e petroli. Solo  un settantesimo (1,6%) dei prestiti cinesi è stato dedicato a istruzione, sanità, ambiente, alimentare e umanitario". Altrove trovo "I progetti riguardano 30 mila chilometri di autostrade, 85 milioni di tonnellate all’anno di attività portuali, oltre 9 milioni di tonnellate al giorno di capacità di pulizia dell’acqua e circa 20 mila megawatt di generazione d’energia, oltre alla creazione di circa 900 mila posti di lavoro". Con tutta la ricchezza accumulata dal governo cinese per le merci prodotte o comprate dai consumatori nordamericani o europei, la Cina ha deciso di investire in Africa ed è in una situazione che permette di comprare intere nazioni. O ne compra i settori che le interessa al fine di poi rivendere prodotti o servizi, con l'occhio ai prossimi 50 anni quando magari potranno consumare energia prodotta dai loro pannelli fotovoltaici sistemati all'equatore o venderla nel continente europeo o trasportarla in Cina utilizzando i loro elettrodotti sottomarini.

Nazione che per raggiungere i suoi scopi non ha scrupoli, come il più classico capitalismo. Con riflessi negativi per molti di noi.

Faccio un esempio: immaginate in Africa una banca che cambia proprietà, la banca modifica la sua politica di concessione prestiti o decide di escutere i crediti della sua clientela, impoverisce molti o s'impossessa dei beni di famiglie; ecco gente che abbandona casa per cercare fortuna altrove, magari in Europa. Partono perché "gli va" oppure perché qualcosa li ha costretti, indirettamente, ad andarsene? Spero d'aver un po' spiegato come le generalizzazioni che piacciono ai nostri politici sono dannose. 

Tuttavia occorre che il cittadino possa farsi una idea e sono il primo a indicare -per quanto mi riguarda- come le complessità di certe situazioni possano anche declinarsi in opinioni diverse nel tempo, importante è che siano meditate e non mutuate da inutili slogan politico elettorali. L'evoluzione del pensiero non è automaticamente mancanza di coerenza. Una annotazione: il razzismo è insito nell'umanità, basta chiedere a un migrante un giudizio sulle altre nazionalità.

Alessandro Ruzzi
© Riproduzione riservata
12/01/2020 17:34:43

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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