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Impeachment, il procuratore anti-Clinton Starr e Dershowitz nel team legale di Trump

Nella squadra che dovrà difendere il presidente potrebbe esserci anche Robert Ray

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Il presidente Trump aggiunge gli ex procuratori dell’impeachment contro Bill Clinton, Kenneth Starr e Robert Ray (nella foto) e il professore di Harvard Alan Dershowitz, al suo team di avvocati. È la dimostrazione che da una parte prende molto serio l’incriminazione, approvata dalla Camera e finita ora al Senato per il processo, e dall’altra punta ad piena assoluzione.

Il collegio difensivo del capo della Casa era formato inizialmente dal consigliere legale Pat Cipollone, e dall’avvocato personale Jay Sekulow, che aveva già guidato la strategia per contrastare il Russiagate. Ora però Trump ha aggiunto tre stelle del diritto, che avranno compiti specifici diversi per intervenire durante il procedimento. Starr e Ray useranno l’esperienza maturata durante il processo contro Clinton, per smontare le accuse contro il presidente di abuso d’ufficio e ostruzione del Congresso, relative alla richiesta fatta al collega ucraino Zelensky affinché aprisse un’inchiesta sulle attività del figlio di Joe Biden, Hunter, per la compagnia energetica Burisma. Invece Dershowitz, già membro del "dream team" di avvocati che avevano ottenuto l’assoluzione dell’ex campione di football O.J. Simpson dall’accusa di aver ucciso la moglie, metterà in dubbio la costituzionalità dell’intero procedimento. Dershowitz ha pubblicato un libro intitolato "The case against impeaching Trump", in cui sostiene che il presidente non dovrebbe essere condannato perché i due capi d’accusa non hanno una vera base nella legge fondamentale del Paese: «Si tratta - ha detto - di comuni divergenze politiche, non di reati. Se un capo della Casa Bianca fosse rimosso in queste condizioni dal Congresso, la nostra diventerebbe una democrazia parlamentare, in un cui il capo del governo può perdere il potere se riceve un voto di sfiducia da deputati e senatori. Questo però non è il sistema che volevano i padri fondatori, autori della Costituzione». Trump all’inizio aveva detto di favorire un vero processo, con la convocazione dei testimoni, perché ritiene di non aver commesso alcun reato. Poi però ha cambiato idea, appoggiando invece l’ipotesi di votare subito per dismettere il caso senza un vero giudizio. Il leader repubblicano al Senato McConnell ha cercato di seguire questa strada, ma si è reso conto di non avere i 51 voti necessari per impedire il dibattimento, nonostante il Gop abbia una maggioranza di 53 senatori contro i 47 democratici. Ora la disputa si concentra sull’ipotesi di convocare nuovi testimoni, come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Bolton o il socio di Giuliani Lev Parnas, che proprio ieri ha detto a diversi media che Trump sapeva tutto delle pressioni su Zelensky. McConnell è contrario a convocare i nuovi testimoni e presentare nuove prove, ma anche questa è una decisione procedurale che può essere presa a maggioranza semplice. Se quattro senatori repubblicani si uniranno ai democratici, le regole del processo cambieranno.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
17/01/2020 21:41:06


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