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C'é un Paese in Europa dove un cliente che sbaglia il PIN e viene sanzionato dalla banca

Viene applicata quando un cliente inserisce codici errati in uno sportello automatico

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Prelevare denaro contante al bancomat è diventata una delle operazioni più comuni nella vita quotidiana di milioni di persone. Tantissimi, più volte alla settimana, si recano agli sportelli ATM per ottenere contanti senza dover entrare in banca. È un gesto rapido, per molti familiare, quasi automatico. Negli ultimi anni il settore ha introdotto anche nuove modalità di prelievo. Diverse banche permettono infatti di ritirare denaro direttamente tramite applicazione mobile, senza inserire la carta fisica nello sportello. Lo smartphone dialoga con il terminale e autorizza l’operazione.

Nonostante queste innovazioni, il sistema tradizionale resta ancora il più diffuso. La procedura è semplice: si inserisce la carta, si seleziona l’importo desiderato, si digita il codice PIN e, nel giro di pochi secondi, il dispositivo restituisce sia la carta che il denaro.

Il processo funziona grazie a una rete di verifiche automatiche che controllano la validità della carta e del codice segreto. Si tratta di una routine apparentemente banale, dietro la quale operano sistemi informatici complessi e protocolli di sicurezza pensati per proteggere i conti correnti degli utenti. Proprio all’interno di questo processo di sicurezza emerge però un aspetto poco noto, che riguarda l’inserimento errato del codice.

Quando il PIN sbagliato crea problemi

Chi usa abitualmente un bancomat sa che digitare il PIN in modo errato può creare subito qualche problema. In genere, dopo più tentativi consecutivi falliti, lo sportello può bloccare l’operazione o addirittura trattenere la carta per ragioni di sicurezza. È una misura studiata per impedire accessi abusivi e tentativi ripetuti da parte di chi non è il legittimo titolare.

Nella maggior parte dei casi, tutto finisce lì. Il cliente si rende conto dell’errore, recupera la carta oppure contatta la banca se il bancomat l’ha trattenuta. Eppure, in alcune situazioni, l’inserimento del codice sbagliato può produrre una conseguenza ulteriore: un addebito economico.

Il caso del cliente in Bulgaria

È quanto accaduto a un uomo in Bulgaria, nella città di Plovdiv, dove un normale tentativo di prelievo si è trasformato in una piccola ma inattesa seccatura. L’uomo si è recato allo sportello per prelevare denaro con una carta collegata al circuito EasyPay. Conosceva il codice a memoria e, quando il terminale ha segnalato un errore al primo tentativo, ha pensato a una semplice svista.

Ha quindi riprovato una seconda volta. Anche in quel caso il sistema ha restituito lo stesso messaggio. Al terzo tentativo ha digitato di nuovo le quattro cifre con maggiore attenzione, convinto di stare inserendo il codice corretto. Anche quella volta, però, lo sportello ha respinto l’operazione.

Solo dopo si è accorto di ciò che era successo davvero. L’uomo possedeva più carte bancarie e, nella fretta, aveva digitato il PIN associato a una carta diversa rispetto a quella inserita nello sportello. Un errore banale, quasi da routine, ma sufficiente a innescare una sorpresa.

Le tre commissioni da 0,20 euro

Dopo aver chiarito l’equivoco, il cliente ha controllato l’estratto delle operazioni tramite l’app sullo smartphone. Ed è lì che ha trovato la vera stranezza: sul conto comparivano tre commissioni da 0,20 euro ciascuna, una per ogni tentativo fallito.

Le operazioni risultavano registrate alle 18:12 e alle 18:13 dello stesso giorno. La banca ha indicato una motivazione precisa, riportata nella descrizione del movimento: «commissione per autorizzazione negata su una transazione non dovuta a colpa dell’emittente». Una formula tecnica, fredda, ma sufficiente a spiegare perché quei pochi centesimi fossero stati addebitati. La sorpresa dell’uomo nasce proprio da qui. In molti associano il PIN errato a un’operazione respinta, magari al rischio di blocco della carta, ma difficilmente immaginano che un semplice errore di digitazione possa trasformarsi in una piccola penale bancaria.

EasyPay e le differenze tra i circuiti

Secondo quanto emerge dal caso, situazioni di questo tipo non sono del tutto sconosciute in alcune realtà bancarie più piccole o in circuiti meno diffusi su larga scala. Alcuni operatori possono infatti applicare commissioni anche su transazioni non andate a buon fine, soprattutto quando il sistema registra un tentativo di autorizzazione poi respinto.

Il circuito EasyPay consente di inviare e ricevere denaro in vari Paesi europei tramite una piattaforma digitale alla quale può essere collegata anche una carta fisica. Si tratta di un servizio presente soprattutto in alcune aree dell’Europa orientale. Proprio questa dimensione più circoscritta può spiegare politiche tariffarie differenti rispetto a quelle adottate dai grandi gruppi bancari internazionali.

Nei circuiti maggiori, infatti, l’addebito di una somma per l’inserimento errato del PIN appare piuttosto raro. Di solito il cliente subisce al massimo il blocco dell’operazione, senza costi aggiuntivi.

Cosa succede in Italia

In Italia, allo stato attuale, episodi di questo genere non risultano diffusi. I principali circuiti bancari e gli istituti più utilizzati dai clienti non prevedono normalmente una commissione per i tentativi falliti dovuti all’inserimento del codice sbagliato. Per chi sbaglia il PIN al bancomat, il rischio concreto resta quindi soprattutto uno: il blocco della carta o la sua trattenuta da parte dello sportello automatico. In quel caso bisogna contattare la propria banca, verificare la procedura da seguire e, se necessario, richiedere la sostituzione della carta.

Immagine creata con l'ausilio di un sistema di Intelligenza Artificiale

Notizia e foto tratta da tiscali.it
© Riproduzione riservata
14/03/2026 13:28:47


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