Opinionisti Giorgio Ciofini

La pesca del Giunti

Un pescatore famoso quant’il Vasari

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Seguendo il Giunti con la sua canna e i suoi stivali in mezzo all’Arno, si possono pescare e infilare nel retino della memoria ricordi scivolati via nella corrente della vita, come pesci.

La pesca del Giunti

            C’è, a’Rezzo, un pescatore ch’è famoso quant’il Vasari in via Venti Settembre.  È il Giunti, ma sarebbe meglio dire era, perché è così tanto che va a pescare ‘n Arno da’le parti del ponte Buriano, ch’è difficile che sia ancora vivo. Di sicuro è vivo più che mai ‘l su’ ricordo o, per meglio dire, il ricordo del suo modo di pescare: co’ l’acqua fin’ai coglioni e pesci punti.  È la famosa pesca del Giunti, unica come lui. Stivali lunghi quanto le gambe, che doveva avere alte e robuste com’i piloni del ponte a Buriano, era ‘n patito della pesca co’ la mosca, che se fa verso ‘l tramonto, quando l’insetti incauti zigzagano sul pelo de’ l’acqua e i lasconi saltano come delfini, per una cena molto acrobatica e divertente, per chi non è un moscino o ‘na zanzara. Il Giunti se piazzava propio nel mezzo del fiume, armato d’esche, lenze, piombi, sugheri, forbici, canna, mulinello, stivali e retino, che pu’ un gli serviva neanche. Doveva portasse dietro tutto perché, se gni mancava qualcosa, mica poteva artornare a pigliallo a proda? Già raggiungere la sua postazione, con l’acqua che gli carezzava giusto ‘l cavallo dei calzoni, era ‘n impresa perché su’ sassi de l’Arno ci si sguilla come sul sapone. Ma il Giunti ciaveva li stivali de le sette leghe de l’orco di Pollicino e, co’n paio de passi, era già ‘n mèta. Allora arappava la canna col mulinello e lanciava l’esca a valle, recuperando contro corrente la lenza, cui aveva ataccato ’l cucchiaino che, brillando al sole del tramonto, induceva i pesci a’boccare.  La qual cosa, veramente, col Giunti non succedeva mai, anche se continuava ‘mperterrito a pescare. Aveva ‘na fede ‘l Giunti, che neanche San Benaventura da Bagnoregio e la costanza dei gatti, che son capaci de pigliare ‘l topo per fame, come facevano una volta co’ l’assediati. C’è chi dice che ‘l Giunti non sia neanche mai esistito e che quel nome l’hanno ‘nventato de sana pianta, per via de la rima. In ogni caso, per me, resta un mito e anch’un simbolo delle qualità della nostra gente. La sua testardaggine appartiene al nostro io più profondo e a’la storia patria, ch’è fatta di sacrifici, di stenti e privazioni d’ogni genere, ma anche di grande fede e di speranza, l’ultima tra le virtù a scappare dal vaso di Pandora. Quando s’andava a pesca ne l’Arno e ‘iretino restava voto, ci si consolava pensando al Giunti e a’la su’ pesca. Almeno noi s’era a l’asciutto dietro le nostre canne, a guardare il fiume che scorreva ‘nesorabile com’il tempo. N’è passata d’acqua sott’i ponti, ma quel modo di dire è armasto vivo tra l’aretini, anche se i citti d’oggi si divertono ‘n altri modi e di ciò sono contenti anch’i pesci. Ma c’è un signore che il Giunti m’arporta a galla dalla corrente degli anni, che l’Arno ha trascinato a valle e, oramai, è finita in fondo al mare, ‘ndo vivono le memorie e le creature d’altri mondi. A me ‘l Giunti pescatore ricorda Luciano, il primo arbitro ‘nternazionale de ’Rezzo, rappresentante illustre d’un calcio a misura d’omo, che non c’è più da ‘n pezzo. Un calcio che ci raccontavano, lasciando spazio ai sogni, in que’ l’epoca ‘n cui Arezzo pareva una tranquilla provincia e ‘nvece era al centro del mondo, co’ le su’ mille trecento fabbriche d’oro e ‘l Gelli al posto de la Madonna del Conforto. In que’ l’epoca dell’oro oramai lontana quanto quella di Saturno, Luciano Giunti fu n’occasione di riscatto esentasse, il nostro orgoglio cittadino dichiarabile al resto del mondo sia pure dei cornuti, com’ eron chiamati tutti l’albitri d’allora, ma con un certo affetto. 

Redazione
© Riproduzione riservata
15/02/2020 13:12:39

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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