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Stati Uniti: Sanders sospende la campagna presidenziale

L’avversario democratico di Trump sarà Joe Biden

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New York - Bernie Sanders ha sospeso la sua campagna presidenziale, rendendo così ufficiale che l’avversario democratico di Donald Trump nelle presidenziali del 3 novembre sarà Joe Biden. Il senatore del Vermont ha preso la decisione oggi, dopo essersi consultato con la moglie e i consiglieri più stretti.

Alcuni sostenitori lo hanno spinto a continuare la corsa, per avere più influenza nella definizione del programma elettorale del partito in chiave progressista, anche se in realtà ormai non aveva più possibilità concrete di ottenere la nomination. Lui invece ha scelto di ritirarsi, per almeno tre motivi: primo, perché non poteva più vincere; secondo perché lasciando ora, in buoni rapporti con Biden, pensa di aver più possibilità di incidere sulla linea del candidato alla Casa Bianca; terzo, perché non voleva ripetere l’errore commesso nel 2016 con Hillary Clinton, dove la sua sfida prolungata nelle primarie aveva finito per dividere i democratici e favorire la vittoria di Trump.

Sanders si era ripresentato come il leader del movimento progressista, che aveva cominciato a costruire quattro anni fa. Sosteneva che gli Usa avevano bisogno di un cambiamento radicale, per affrontare il problema della disuguaglianza, che li aveva spaccati soprattutto a partire dalla crisi del 2008. Quindi aveva puntato su temi come l’assistenza sanitaria gratuita per tutti, l’aumento delle tasse per i più ricchi, la cancellazione dei debiti contratti dagli studenti per frequentare l’università. La sua strategia puntava a creare un movimento basato sui giovani, le classi meno privilegiate, le donne, e alcune minoranze come quella ispanica, allo scopo di allargare la base del partito e aumentare l’affluenza alle urne, portando al voto milioni di astensionisti e sfiduciati. Così avrebbe scavalcato la base di Trump, che è molto solida, ma non ha tante possibilità di espandersi oltre i consensi attuali.

Nella prima fase della campagna presidenziale, durante l’estate scorsa, Bernie era sembrato in affanno. La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren era diventata la portabandiera dei progressisti, balzando in testa ai sondaggi, e lui aveva anche avuto problemi di salute al cuore che lo avevano frenato.

Quando è arrivato il momento di votare, però, Sanders si è rilanciato, tornando alla guida del suo movimento. Ha sostanzialmente pareggiato in Iowa con Buttigieg, e poi ha vinto in maniera netta in New Hampshire e Nevada. A quel punto sembrava lanciato verso la nomination, ma proprio questo ha risvegliato l’establishment e l’anima più moderata dei democratici, convinti che la sua linea troppo estremista li avrebbe condannati alla sconfitta contro Trump, che avrebbe avuto gioco facile ad etichettarlo come un socialista. La svolta è cominciata con le primarie della South Carolina, dove gli afro americani hanno riscoperto il traballante Biden e si sono stretti intorno a lui, spinti dal loro leader alla Camera James Clyburn. L’ex vice presidente ha ottenuto una vittoria schiacciante, che ha invertito la dinamica delle primarie. L’affluenza alle urne è aumentata, ma in suo favore. Biden è tornato ad essere il campione del Partito, stravincendo nel Super Tuesday del 3 marzo, e poi ancora il 17 marzo in stati chiave come la Florida e l’Illinois.

A quel punto sono successe due cose. La prima è stata l’evidenza della matematica, che non lasciava più a Sanders un percorso realistico nelle primarie rimanenti, per vincere il numero di delegati necessari ad ottenere la nomination. La seconda è stata la crisi del coronavirus, che ha bloccato le elezioni e cambiato la loro dinamica. Restando in corsa il senatore del Vermont avrebbe paralizzato i democratici, pur senza avere la possibilità di vincere. Così avrebbe impedito a Biden di lanciare la propria campagna presidenziale, favorendo Trump. Bernie non voleva correre questo rischio, anche perché il suo rapporto personale con Joe è migliore di quello che aveva con Hillary. Perciò ha preferito ritirarsi, sperando così di riuscire ad influenzare l’agenda. Nel discorso di addio, infatti, il senatore del Vermont ha rivendicato di aver vinto «la battaglia delle idee», lasciando intendere a Biden che se vuole conquistare la Casa Bianca a novembre, dovrà fare aperture e concessioni al suo elettorato.        

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
08/04/2020 20:08:24


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