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Fitoussi avverte: "L'Unione europea rischia il suicidio"

"Anche l'Euro è in discussione, se non c'è solidarietà sarà inevitabile dire basta e uscire"

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Il dopo-Coronavirus potrà essere considerata come l'occasione per un grande piano europeo di investimenti. Ne è convinto Jean-Paul Fitoussi, che però mette in guardia sui possibili pericoli: "O lo è o non lo sarà mai più.

La scelta è qui e ora, perché se non andiamo in questa direzione, ci condanniamo a un destino di sottosviluppo". Un possibile programma europeo di investimenti dovrebbe prevedere un piano di investimenti in beni pubblici "che sono quelli dal cui utilizzo, per definizione, non si può escludere nessuno e che recano valore aggiunto a tutti i cittadini". Dalla sanità all'educazione e alla formazione, passando per reti infrastrutturali, materiali - come autostrade, porti e aeroporti - e immateriali come la banda larga: "Si tratta di beni che hanno un’utilità sociale molto più rilevante dell’utilità economica ma che, a lungo termine, fanno sì che quest’ultima raggiunga la prima. Basti pensare all’istruzione".

Abbassando il livello della spesa si rischia di distruggere il capitale umano. Il punto non è quante risorse andrebbero mobilitate per una missione così ambiziosa, ma a contare è soprattutto la qualità: "Se c’è la qualità, tutto quello che serve deve essere trovato. Se diciamo che facciamo la rete internet più moderna del mondo, allora metteremo nel progetto tutto il denaro che serve. E così per il trasporto, per la ricerca e via di seguito". Sostanzialmente si tratta di "rovesciare tutto l’impianto della politica economica europea restrittiva degli ultimi 30 anni" che ha provocato "l’azzeramento degli investimenti".

"L'Ue rischia il suicidio"

Nell'intervista rilasciata a La Nazione, l'economista francese si è detto deluso (ma non sorpreso) da quest'Europa che continua a litigare anche in piena emergenza Coronavirus: "Me l'aspettavo. L’Europa non si è mai trovata all’appuntamento quando avevamo bisogno di essa". A suo giudizio era prevedibile che i Paesi del Nord dicessero no alla mutualizzazione del debito, ma senza di essa "non si risolve la crisi di oggi. E non farlo è un suicidio collettivo".

Fitoussi ha inoltre spiegato che con uno strumento comune di finanziamento (Coronabond o altro) perderemo tutti perché l'Italia, la Francia e la Spagna "arriveranno ad averne abbastanza di questo rigore luterano e potranno decidere di non voler più che a guadagnare da questo assetto sia soprattutto la Germania" che fino a ora ha tratto vantaggio da esso poiché gli altri Paesi "non hanno potuto usare la leva della svalutazione monetaria". Ma se ciò fosse stato possibile, i tedeschi non avrebbero più avuto il surplus commerciale e avrebbero subito "tutte le conseguenze recessive di una svalutazione". Il che significa che la crisi è in grado di mettere in discussione anche l’Euro. L'economista ha avvertito sui pericoli concreti che si potrebbero correre senza una vera solidarietà: "O continueremo ad andare ancora di più sott’acqua o facciamo qualcosa di politicamente scorretto ma inevitabile: dire basta e uscire".

Notizia e Foto tratta da Il Giornale
© Riproduzione riservata
10/04/2020 09:59:26


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