Opinionisti Giacomo Moretti

Abbiamo festeggiato ciò che non abbiamo

Libertà e il lavoro vanno sempre a spasso insieme

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Per il nostro Paese sono appena passate due date importanti. Due date che normalmente segnano delle feste di popolo in tutta la Nazione. Sono date che solitamente si usano per soddisfare quella voglia di stare insieme, di uscire di casa dopo aver svernato.

A quali date mi riferisco? La prima è il 25 Aprile, giornata che ci ricorda la liberazione del nostro Paese dal nazi-fascismo. Una data che dovrebbe unire l’Italia, ma che crea sempre qualche solita polemica politica (anche se poi gli italiani si riuniscono come sempre davanti ad una bella grigliata e del buon vino, o birra, secondo le preferenze di ciascuno).

È un giorno che, a prescindere da tutto, ci ricorda il valore della libertà conquistata a caro prezzo.

Abbiamo festeggiato ciò che, per ora, non abbiamo più. Abbiamo festeggiato la libertà e la liberazione stando in casa ai domiciliari per colpa di questo virus. Abbiamo festeggiato una libertà che non abbiamo, costretti a giustificarci perfino per uscire di casa con una serie di autodichiarazioni che ormai non si contano più.

Pensavo che con la maggiore età fosse finito il tempo di quel “dove vai?” che i miei genitori mi rivolgevano sempre alla mia esclamazione: “Io esco!”.

Dopo aver festeggiato la libertà, che non abbiamo, è arrivato puntuale il 1° Maggio. Altra doccia fredda. Il 1° maggio: festa del lavoro e dei lavoratori. Sarebbe sempre festa se tutti lo avessero un lavoro. Per una Repubblica come la nostra “fondata sul lavoro” sarebbe il minimo sindacale, tanto per restare in tema.

E invece, anche questa festa salta un giro.

Abbiamo, come nel caso del 25 aprile, festeggiato qualcosa che per molti di noi non c’è più o che deve essere reinventato.

E pensare che queste feste per molti rappresentavano qualcosa di scontato o, al massimo, un’occasione per grigliare con gli amici.

Forse oggi più che mai ci ricordano che la libertà e il lavoro vanno sempre a spasso insieme.

Senza liberà non è possibile nemmeno godere di un lavoro, e senza un lavoro è impossibile godere appieno della libertà.

Sì, io spero che il prossimo anno ci sia la possibilità per tutti di poter festeggiare queste giornate insieme agli amici e agli affetti più cari.

Magari liberi da queste insopportabili ma indispensabili mascherine sulla bocca.

Quando sarà non dimentichiamoci che libertà e lavoro sono valori fondanti da non dare per scontati e senza i quali vivere è davvero difficile e duro.

Oltre a noi, spero che se lo ricordino anche coloro che hanno responsabilità di governo.

Mai come ora è fondamentale che il decisore politico si adoperi, finalmente, per garantire libertà e lavoro a tutti.

Redazione
© Riproduzione riservata
06/05/2020 18:10:32

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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