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Immuni: è già online parte del codice dell'app italiana per il contact tracing

Da stanotte su GitHub in un archivio pubblico, è consultabile da chiunque voglia analizzarlo

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Immuni, l’app italiana per la notifica dell’esposizione al contagio da Coronavirus, è in dirittura d’arrivo. Non è ancora possibile scaricarla su iPhone o su smartphone Android, ma da stanotte parte del codice di entrambe le versioni è consultabile su GitHub, la principale piattaforma online per la distribuzione di progetti software open source. Nelle scorse settimane, mentre imperversavano le polemiche sulla scelta di affidare all’azienda milanese Bending Spoons il progetto per la realizzazione dell’app di tracciamento italiana, la ministra Paola Pisano aveva assicurato che il software sarebbe stato Open Source, libero e aperto. Promessa mantenuta: il codice sorgente delle due applicazioni si aggiunge così ai documenti e alle immagini dell’interfaccia dell’app che già la scorsa settimana erano stati caricati sulla “repository” GitHub di Immuni (in gergo: l’archivio online del progetto). Svelato anche il logo dell’app, un omino bianco al centro di un cerchio che irraggia verso l’esterno. 

Poche sorprese
Il codice e la documentazione pubblicata su GitHub non contengono particolari sorprese e confermano quanto già si sapeva sulle specifiche tecniche dell’applicazione. Immuni si appoggerà all’interfaccia di programmazione (API) decentralizzata realizzata di concerto da Apple e Google e disponibile su iPhone e smartphone Android con gli aggiornamenti ufficiali pubblicati mercoledì 20 maggio. Il sistema prevede soltanto un meccanismo di notifica dell’esposizione potenziale al Coronavirus grazie all’incrocio tra segnali Bluetooth degli smartphone. Non è invece prevista in alcun modo la raccolta di dati che possano identificare i soggetti coinvolti. L’accoppiamento tra identificativi degli smartphone di persone che sono entrate in contatto avviene solo ed esclusivamente in locale, sul dispositivo di ciascun utente. Sui server centrali, gestiti in Italia da Sogei, passeranno solo i dati necessari ad aggiornare le tabelle con gli ID anonimizzati dei positivi. Tutte le comunicazioni tra i dispositivi e il server centrale saranno in ogni caso criptate e i dati raccolti, anche se anonimizzati, dovranno essere eliminati entro e non oltre il 31 dicembre 2019. Dal Ministero dell’Innovazione confermano il coinvolgimento per la parte di sviluppo tecnologico, di PagoPa, la società che gestisce il sistema dei pagamenti per la PA e i  servizi pubblici. Nel codice, però, non se ne fa menzione. 

Importante infine specificare che Immuni, sia su Android sia su iPhone, non potrà comunque identificare in alcun modo la posizione del soggetto tramite il GPS, in quanto sia Apple che Google non accetteranno sull’App Store e sul Play Store app che “raccolgono dati di localizzazione”.

Come funziona GitHub
Su GitHub, la piattaforma dove è stato pubblicato il codice di Immuni, arrivano intanto le prime segnalazioni di potenziali bug, di problemi nella documentazione, nonché pareri e opinioni sulle procedure di sviluppo, sui sistemi utilizzati e sulle scelte tecnologiche del team di sviluppo.

È esattamente ciò a cui è adibito il sistema: grazie alla trasparenza dei contenuti, chiunque può contribuire con un suggerimento o una critica. Chi abbia qualcosa da segnalare può farlo aprendo una “issue”, cioè una discussione pubblica che viene moderata dai responsabili dello sviluppo. Chi invece vuole modificare il codice può inviare una cosiddetta “pull request”, che l’amministratore del progetto poi verificherà e deciderà se integrare nella versione principale del software. 

A corredo della documentazione ufficiale, pubblicata già da più di una settimana, le issues aperte sono 30, quelle già discusse o chiuse invece sono 13 (nel momento in cui scriviamo). C’è chi propone di non utilizzare i servizi di Google, ad esempio, e di fornire una versione dell’app distribuibile solo tramite F-Droid, store alternativo e Open Source per la distribuzione di app sulla piattaforma di Google. Altri suggeriscono potenziali problemi di sicurezza che si annidano nel codice, mentre qualcuno prova a fare il tifo per una tecnologia differente per la gestione dei database. Le issues relative all’app iOS e Android sono invece più concentrate sui bug (al momento della pubblicazione di questo articolo sono solo 3 e 6 rispettivamente) ma in alcuni casi si tratta di problemi relativi ancora al funzionamento parziale del codice diffuso fino ad ora. 

Anche qui, nulla di sorprendente: quello che si può osservare sulla “repository” di Immuni, è il funzionamento alla base dello sviluppo del software Open Source, con opinioni contrapposte, idee talvolta anche strampalate portate avanti da qualche sviluppatore solitario, contributi critici più o meno costruttivi. Un piccolo caos creativo che va saputo gestire bene per arrivare al miglior software possibile. 

“Un progetto open source richiede un livello di trasparenza a cui molte aziende che solitamente sviluppano software proprietario non sono abituate», spiega Alberto Granzotto, sviluppatore Open Source ed esperto di tematiche FOSS (Free and Open Source Software). «La scelta di rendere pubblico parte del codice di Immuni è commendabile, ma ora sarà interessante vedere come Bending Spoons saprà gestire la complessità dei contributi della Community. Anche perché questo non è un progetto Open Source come molti altri, e l’attenzione e l’interesse del pubblico sarà molto più alta”.

La prima che si appoggia al protocollo di Apple e Google

Tecnicamente l’app si direbbe a buon punto, anzi va detto che mai come in questo caso l’Italia sembra davanti agli altri Paesi che hanno scelto di aderire al protocollo stabilito da Apple e Google (l'unico che consente un’interazione efficace tra dispositivi di piattaforme diverse). In Germania, dove pure sono state pubblicate le specifiche dell’applicazione ufficiale, la disponibilità dell’applicazione sviluppata da SAP e Telekom è prevista indicativamente per metà giugno.
Il passaggio successivo è l’approvazione da parte di Apple e Google per le distribuzione sulle rispettive piattaforme: e allo stato non è dato sapere se il codice davvero presentato sarà questo o una versione successiva, che tenga conto dei rilievi nel frattempo mossi da chi ha analizzato l’app su Github. Se poi Immuni tarderà ancora sarà perché, dopo una prima fase di test sul campo, dovrà passare il vaglio del Governo. Si tratta di una decisione politica, e con ogni probabilità servirà una discussione in aula. Per questo Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, ha detto oggi a  24 Mattino su Radio 24 che l’app potrebbe essere disponibile “in 10-15 giorni. Immagino che per la prima decade di giugno arrivi. È un tracing importantissimo che quando sarà attivo darà importanti diffusioni su tracciamento e diffusione della malattia". 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
25/05/2020 14:13:23


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