Opinionisti Alessandro Ruzzi

Lo scippo che abbiamo subito

Parlo di gas, acqua, eccetera...

Print Friendly and PDF

È naturale parlare degli scandali che stanno tempestando le aziende partecipate (ossia ex-municipalizzate) dell'aretino.
Quella del gas è una storia esemplare. I municipi a partire dalla fine del 19º secolo hanno costruito reti per la distribuzione dell'acqua potabile, dell'energia elettrica per la pubblica illuminazione e si sono poi trovati -specialmente a partire dal dopoguerra- a sviluppare imponenti reti di distribuzione del gas di città sollecitando anche la popolazione a convertire l'alimentazione dei propri impianti di riscaldamento scegliendo quest'ultimo. Nel territorio aretino era stata costituita una entità apposita che dovesse mettere insieme le reti locali in un consorzio intercomunale (Coingas) che organizzava l'ampliamento e seguiva la fase di acquisto della materia prima. L'idea era che si sviluppasse sino a gestire le acque pubbliche e gli altri servizi necessari alle collettività. Ma questo sviluppo non c'è stato, arrivando invece a parcellizzare le municipalizzate in base al singolo settore di attività. Il cittadino immagina che l'amministratore (sia di carriera che politico) faccia scelte in base a beneficio della comunità: questo assunto si scontra con gli interessi degli attori coinvolti (singoli, partiti, società concorrenti) per cui temo che il beneficio non vada verso la comunità, ma verso altri. Così Coingas è diventato Eta3 poi Estra, creandosi quella realtà che nel nostro caso lega la rete di 3 province toscane (Arezzo, Siena, Prato) che come si può immaginare non è organica ad uno sviluppo regionale. Infatti ora anche la zona di Ancona fa parte di Estra, mentre Firenze o la costa tirrenica marciano con proprie identiche -ma concorrenti- strutture. Strutture che non condividono le aree di competenza con le aziende che operano in servizi simili, l'acqua piuttosto che i rifiuti.
Ma ancora più interessante è che i nostri comuni si sono inventati forme societarie per queste aziende per fare quello che la legge non permette loro: essere gestite al di fuori del controllo del cittadinanza ossia della proprietà ossia i soci.
All'attuale presidente di Estra Francesco Macri pare vengano contestate sponsorizzazioni, consulenze, spese individuali che per la procura fanno scattare l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio e peculato. Leggo che la regia difensiva non sarebbe la contestazione se queste spese siano legittime (che come cittadino e socio voglio sapere), ma contestare il fatto che questa società debba sottostare alle tutele previste per le società pubbliche. Essendo società di diritto privato con interesse pubblico, per Macri non conterebbe il fatto che la proprietà sia totalmente -se non in maniera assolutamente maggioritaria- pubblica, questa società può essere gestita dai suoi manager rispondendone soltanto ai soci diretti, come se fosse una qualunque azienda privata.
Questo approccio viene utilizzato da altre società dove è rappresentato indirettamente il cittadino, tipo ArezzoFiere o l'esempio recente più folgorante si trova nelle fondazioni turismo e cultura costituite per esempio ad Arezzo. Fondazioni che espressamente non si sottopongono neanche alle norme di trasparenza previste dalla normativa. Si dice che queste aziende o le fondazioni siano più agili o meglio rispondano alle necessità del mercato: io dico che con questi strumenti alcune persone intentono a sottrarre le nostre proprietà al nostro controllo.
Potevano certo alcuni passaggi rimanere riservati (costo d'acquisto della materia prima, i fornitori, numerosi aspetti intimi della attività aziendale), ma non si può arrivare a non pubblicare il bilancio delle fondazioni aretine per esempio. Anche perché alcuni documenti possono essere ottenuti attraverso le camere commercio. E potete star certi che chi è in competizione economica quei documenti li ha già avuti.
È il nostro disinteresse, piuttosto che la scelta di persone inadeguate a rappresentarci, il motivo basilare per cui subiamo questi affronti che poi si tramutano in un aggravio di costi ossia con tariffe più elevate.
Se la procura ha ragione sulla legittimità delle spese contestate al presidente Macri, allora noi cittadini- clienti e proprietari di Estra- abbiamo accettato di pagare di più il gas per permettere a  questo presidente di fare la 1000 miglia, costosissima giro d'Italia in macchina, a spese nostre. Ghiozzi, si dice, ad Arezzo piuttosto che Sansepolcro.

Alessandro Ruzzi
© Riproduzione riservata
20/07/2020 10:08:10

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


Potrebbero anche interessarti:

Ultimi video:

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Bisogna essere registrati per lasciare un commento

Crea un account

Crea un nuovo account, è facile!


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui ora.


Accedi

0 commenti alla notizia

Commenta per primo.

Archivio Alessandro Ruzzi

Ma i treni erano puntuali... >>>

L'impegnativo lascito di Liliana Segre >>>

Sì a eutanasia, suicidio, accompagnamento al...seconda parte >>>

Eutanasia, suicidio, accompagnamento al...ect. >>>

E' vero, sostengo Luciano Ralli >>>

Quelle poltrone “comode”, con l'emolumento All'assalto, miei prodi >>>

Oro e non solo: drammatici giorni dell'economia aretina >>>

Lo scippo che abbiamo subito >>>

Buio pesto >>>

Tre siluri al sindaco Ghinelli ed al suo “sistema” >>>