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I 500 anni di Sansepolcro "città": l'ennesimo evento che passa sotto traccia?

Mancano orgoglio e spirito di squadra in una città che solo i suoi abitanti possono salvare

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È un compleanno del quale i biturgensi possono andare senza dubbio fieri. Strano a dirsi, ma specie nel sud Italia se non si è capoluogo di provincia anche i Comuni con 50mila abitanti sono chiamati “paesi”, mentre qui a Sansepolcro - con nemmeno 16mila anime – ci fregiamo del titolo di città. C’è però una causale storica: quella appunto del 17 settembre 1520, quando Leone X (al secolo Giovanni de’ Medici, si badi bene!”) riuscì a emettere la bolla pontificia che assegnava a Sansepolcro la titolarità della diocesi – con primo vescovo Galeotto Graziani – e l’automatico appellativo di città. Erano passati 80 lunghi anni dal passaggio alla Repubblica Fiorentina e Sansepolcro non ne voleva più sapere di sottostare a Città di Castello, sia perché non aveva più senso una diocesi divisa fra due Stati, sia perché l’emancipazione economica e sociale del Borgo era divenuta tale da avere tutte le credenziali per questo salto di qualità. Poi – si sa – la politica rivestiva il suo peso anche allora e l’avvento al soglio di Pietro di un papa Medici è stata la mossa giusta al momento giusto. Dunque, da 500 anni esatti Sansepolcro è città, dopo che da 1000 esiste. Che questo anniversario riesca finalmente a ridestare un po’ di orgoglio biturgense, oppure l’encefalogramma emozionale è destinato a rimanere ancora una volta piatto? Certa è una cosa: la situazione generale del Borgo - alle prese con il depauperamento del suo stupendo centro storico e di un commercio che continua a perdere pezzi, ma anche con situazioni poco edificanti come il degrado di Porta Fiorentina e i problemi di altre zone – non è delle migliori. Mettiamoci poi il carattere tendenzialmente individualista dei biturgensi, che magari stanno bene al Borgo, ma che della sua storia, di Piero della Francesca e del Palio della Balestra “non gliene frega una sega”, parlando letteralmente male. È difficile fare squadra in una città che avrebbe mille motivi dei quali inorgoglirsi e che invece si lascia scorrere tutto sopra, eccezion fatta per quei “passionari” che alla loro città vogliono veramente bene. Ma sono pochi e non legano con chi alle prerogative di “popolo” non si adegua, nel senso che preferisce l’identità sua  a quella collettiva. Sembra pertanto un compleanno più da nobile decaduta che altro: se il Borgo vuole rialzare la testa, tutto dipenderà dall’atteggiamento dei “borghesi”, come i suoi cittadini sono chiamati in zona. Da biturgense convinto, posso sperare oppure debbo mettermi l’anima definitivamente in pace?

Claudio Roselli          

Redazione
© Riproduzione riservata
17/09/2020 18:00:19


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