Opinionisti Giorgio Ciofini

L’erigenda chiesa

Oggi prima de’le chiese, tocca ricostruire l’omo e la fede

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Vogliono erigerne una nuova tra gli archi dell’acquedotto Vasariano, proprio a due passi dal  convento dei Cappuccini. Un’operazione da milioni di euro, messa in piedi alla chetichella.

L’erigenda chiesa

                L’altranno ero al bar a far colazione co‘ncappuccino, quand’ho letto nel giornale ch’a’Rezzo vogliono erigere una nova chiesa! Lipperlì ho pensato che fosse ‘l primo aprile. Invece era pieno agosto e unn’era un colpo di solleone! La volevon fare perdavero, co’n casermone al posto della canonica acanto, propio tra la Godiola, la torre de Gnicche e l’acquedotto vasariano, perchè ‘l bocon del prete è sempre il meglio. In pratica l’avevano architettata tra la cultura e ‘l brigantaggio storico si, ma mica tanto, perché qualche brigante al giro si trova sempre. E quelli di via Ricasoli? Tutti zitti e boni, come le statue ch’hanno in cima al tetto. Ma come? - dico io. A’Rezzo non si trova più ‘n prete, manco a cercallo col lumicino, dentro le mura ci sono più chiese storiche che fedeli, e se ne vuole erigere una nova, per giunta propio a du’passi dal convento dei Cappucini, oramai deserto che pare l’area Lebole, che sarebbe ‘na location perfetta per una Moschea. Da anni sono cambiati anch’i punti cardinali, l’omo ha perso la bussola e anche Dio non s’arcapezza più manco coi suoi ministri. Tant’è ch’a papa Francesco gliè toccato fare ‘l rottamatore, dimolro più ch’a Renzi. Fino a l’altro giorno s’andava missionari ‘n Africa, in Asia, ‘n India, in Cina e in tutto ‘l mondo a’evangelizzallo. Ora l’africani, l’asiatici, l’Indiani e i cinesi vengono a evangelizzare noi, ch’abbiamo perso la fede dietro a passioni terra terra, coi guadrini ch’è sono diventati la luce del mondo co’ la tonneca e senza. Ma a chi unn’ce l’ha, e son sempre di più, gli tocca andare a’la Caritas per mettere qualcosa sott’i denti. L’altra domenica s’ho artornato a’la Messa a San Francesco dopo tant’anni e, ne’le panche si stava larghi com’al Comunale, ai tempi di Severini. A far la predica c’era ‘n fratino giovino, ch’era venuto a evangelizzarci da quell’Oriente ‘n do’ il beato Sinigardi, che nella basilica riposa, fondò il primo convento francescano. È stato propio un piacere ascoltallo. Aveva il foco della fede oramai sotto Poti diventata clandestina, come quelli che sbarcano a Lampedusa e pregano Allah, ch’a’Rezzo son fitti com’il panico. Del resto, s’un Dio c’è, si pol chiamare in tutt’i modi, ma è sempre il solito per tutti. E se unn’c’è, unn’c’è. Ma l’omini fan come le pechere e i pastori sono diventati radi come le mosche bianche tant’è, che oggi come oggi, basterebbe il domo a ricoverare tutti i fedeli de’Rezzo e provincia sotto lo stesso tetto e resterebbe anche qualche panca libera, com’i parcheggi di via Pietri da quando l’han messi a pagamento. Oggi prima de’le chiese, tocca ricostruire l’omo e la fede, per tornare a riempille di cristiani. Speriamo che la nostra Madonnina, che sempre ci conforta dall’alto, veda e provveda come nel 1796. Tanto lei la su’cappella oramai ce l’ha e non cià bisogno d’erigerne n’altra.

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
13/11/2020 11:17:07

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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