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Conte, ore decisive per il governo: domani al Quirinale per dimettersi

Il ministro Patuanelli: «Italia Viva? E’ questione di affidabilità politica»

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Una giornata lunghissima. Giuseppe Conte per tutto il pomeriggio è tentato se salire al Quirinale già in serata o attendere domani. Chissà, la notte porta consiglio. E alle 19 il cambio di strategia: Cdm domani alle 9 per comunicare le dimissioni, e poi rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.

Sino alle metà del pomeriggio, la giornata si poteva riassumere così: Nicola Zingaretti rilancia Conte con un governo più ampio, Goffredo Bettini (sempre Pd), come del resto aveva fatto ieri il ministro Francesco Boccia riapre la porta a Renzi, ma il ministro per lo Sviluppo Patuanelli subito dopo la richiude. Nel mezzo la lunga trattativa che porterà il capo del governo al Quirinale per rimettere nella mani di Sergio Mattarella il mandato di presidente del consiglio. Poi? Chissà: questo, nei fatti, è solo il primo tempo di una lunga partita che si sta giocando da settimane, e che dalla prossime ore sarà nelle mani del Colle. Per il leader del Pd, Nicola Zingaretti si sta pensando (lavorando), «a un’idea di un governo che guardi agli interessi nazionali, di stampo europeista con una agenda di contenuti breve e concreta». In questo contesto aggiunge il leader Dem «Conte è il punto di equilibrio più avanzato. Ha preso la fiducia quattro giorni fa e sfido chiunque a dimostrare che si può superare quel livello». Tema questo che da giorni porta avanti anche Goffredo Bettini, tra i tessitori dell’alleanza giallo-rossa che al contempo riapre anche al leader di Italia viva: «Renzi dimostri effettivamente di avere il senso non dell'errore ma insomma un pò del salto nel buio che lui ha procurato e incominci in Parlamento a dare qualche segnale, a partire dalla giustizia. Se ci sono delle aperture, lo dimostri». Aperture o meno, l’argomento comunque non piace al ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli che attacca: «Chi è il problema non può essere la soluzione. Non è una questione personale, ma di affidabilità politica». Da qui, dunque, il pressing del Pd per convincere il premier Giuseppe Conte che l'unica via per salvare il governo è cercare una maggioranza stabile è passare dalle sue dimissioni-lampo, passaggio ritenuto necessario per far emergere con chiarezza i «volenterosi». I dem hanno assicurato a Conte che il suo ruolo «è imprescindibile» e che il Pd è comunque al suo fianco. Ma l'hanno messo in guardia sui rischi di andare in Aula per la relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e sul fatto che il governo ne uscirebbe sconfitto visto che ad ora i numeri non ci sono.

Silvio Berlusconi, dal canto suo, rilancia: «Esecutivo nazionale o elezioni». Fonti del Pd, nel frattempo, fanno sapere di «non aver chiesto» e non «stanno chiedendo a Conte di andare al Quirinale». Il percorso fanno notare le stesse fonti resta quello indicato stamattina dal segretario Nicola Zingaretti ovvero quello di verificare se ci sono le condizioni per una base parlamentare ampia con programma autorevole. E’ un po’ anche quello a cui pensa il premier Giuseppe Conte che preferirebbe un pezzo di Forza Italia (in maggioranza) piuttosto che una riapertura del dialogo con Italia viva di Matteo Renzi. Intanto i 5 Stelle sono pronti a riunirsi: prima i ministri e poi i gruppi. E il loro capo partito, Vito Crimi spiega: «Siamo convintamente al fianco del presidente Conte in questo momento estremamente difficile per il Paese. Siamo la colonna portante di questa legislatura: come sempre ci assumeremo le nostre responsabilità, avendo come riferimento il bene dei cittadini, e ci faremo garanti dei passaggi delicati che attendono la nostra Repubblica». Di certo, dunque, sono ore convulse a Palazzo Chigi, poi la convocazione del cdm per domattina alle 9.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
25/01/2021 19:55:26


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