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Tra Montedoglio e il Tevere acque da sogno per pescatori di tutto il mondo

Intervista a Francesco Ruscelli figura di riferimento della pesca sportiva italiana
Tra il Lago di Montedoglio e il Tevere si apre uno scenario naturale di rara bellezza, dove l’acqua è protagonista assoluta. Qui pescatori da ogni parte del mondo trovano ambienti incontaminati e ricchi di biodiversità. Le acque limpide del lago e le correnti vivaci del fiume offrono condizioni ideali per ogni tecnica di pesca e sviluppo turistico. Il silenzio delle colline e i borghi storici che punteggiano il territorio rendono l’esperienza ancora più suggestiva. Un angolo d’Italia dove passione, natura e tradizione si incontrano in perfetto equilibrio. Un viaggio nel conoscere la fauna ittica che vive questo specchio d’acqua, ma anche le sue grandi potenzialità che per certi aspetti ancora non sono sfruttare a sufficienza. Per fare questo abbiamo interpellato Francesco Ruscelli, figura di riferimento nel panorama della pesca sportiva italiana e delle relazioni istituzionali legate al settore. Attualmente ricopre il ruolo di consulente per le relazioni istituzionali della FIPSAS nazionale, contribuendo al dialogo tra la federazione e le istituzioni. È inoltre presidente della sezione provinciale FIPSAS di Arezzo e vicepresidente della FIPSAS Toscana, incarichi attraverso i quali promuove lo sviluppo delle attività sportive, la tutela ambientale e la valorizzazione del territorio; ha curato e cura numerosi format televisivi in onda su Italian Fishing TV, contribuendo alla divulgazione della cultura della pesca sportiva e alla promozione delle attività federali attraverso i media di settore.
QUALI SONO LE PRINCIPALI SPECIE DI PESCI CHE SI POSSONO TROVARE OGGI NELLA DIGA DI MONTEDOGLIO E COME SI SONO EVOLUTE RISPETTO A 10 ANNI FA?
“Il Lago di Montedoglio si conferma uno degli ambienti più interessanti per la pesca sportiva dell’Italia centrale, grazie a una fauna ittica ricca e ben strutturata. Tra le specie più pregiate spicca il luccio, predatore storico delle sue acque, tanto da essere stato protagonista anche di un contest fotografico dedicato lo scorso anno. Accanto a lui ci sono le carpe, vero punto di riferimento per gli appassionati di carp-fishing: ogni anno attirano migliaia di pescatori italiani e milioni nel resto del mondo. Non mancano altri predatori di rilievo come il black bass e il lucioperca (o sandra), che nel tempo si sono perfettamente adattati all’ecosistema del lago. A completare il quadro c’è un’ampia presenza di ciprinidi provenienti dai torrenti immissari: cavedani, scardole e più in generale quello che viene definito “pesce bianco”, ormai stabilmente ambientato. Rispetto a una decina di anni fa, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata. Il lago, che ha ormai diverse decine di anni, ospita oggi esemplari di lucci e carpe di dimensioni importanti, favoriti da un’alimentazione varia e abbondante. Le acque fredde, però, incidono sui tempi di crescita: se da un lato valorizzano la Tail water del Tevere, garantendo condizioni ottimali per la presenza di trote durante tutto l’anno, dall’altro rallentano lo sviluppo di alcune specie”.
NEGLI ULTIMI ANNI AVETE NOTATO UN AUMENTO O UN DECLINO DI SPECIE AUTOCTONE O ALLOCTONE NELLA DIGA? QUALI FATTORI PENSA STIANO INFLUENZANDO QUESTI CAMBIAMENTI?
“Diciamo che la situazione è abbastanza stabile, così da garantire una complementarietà della specie presente senza particolari difficoltà. Montedoglio gode di un’acqua stupenda e sappiamo qual è il suo valore anche dal punto di vista idrico”.
ESISTONO PROGRAMMI DI MONITORAGGIO O DI RIPOPOLAMENTO ITTICO NELLA DIGA? SE SÌ, QUALI RISULTATI SONO STATI OSSERVATI FINORA?
“Sul fronte del monitoraggio, con il passaggio di competenze dalla Provincia alla Regione si è registrato un diradamento delle attività, pur restando costante l’impegno dell’ufficio pesca regionale decentrato di Arezzo. Più delicato, invece, è il tema del ripopolamento: le risorse pubbliche destinate alla pesca sportiva sono ormai esigue e gli interventi si sono progressivamente ridotti. Nonostante questo, il Lago di Montedoglio non si trova in una situazione di crisi. Le difficoltà di accesso alle sponde e l’assenza di pesca professionale – a differenza di quanto accade, ad esempio, sul Lago Trasimeno – hanno contribuito a preservarne l’equilibrio. Fino a pochi mesi fa il lago non era accessibile neppure con barche elettriche. In realtà, anche oggi l’utilizzo non è ancora consentito, ma si tratta di un adeguamento normativo ormai alla portata: dopo il collaudo dell’invaso si sono aperte nuove prospettive e quella dei natanti elettrici è una delle opportunità concrete sul tavolo. Le prospettive, infatti, sono ampie. Montedoglio ha una chiara vocazione turistica e può contare su strutture in grado di ospitare pescatori specializzati. Come Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee (Fipsas) abbiamo sollecitato la Regione Toscana su due punti strategici: consentire l’accesso ai natanti elettrici e introdurre anche qui la pesca “No Kill”, già praticata sul Tevere, basata sul rilascio del pescato. Il principio è semplice: un pesce asportato non ha praticamente valore ed ha un costo; ma una trota rilasciata può essere catturata di nuovo, attirando appassionati in Valtiberina e generando un indotto economico diffuso. L’esempio del lago di Bilancino, dove si organizzano numerosi eventi, dimostra quanto questo modello possa funzionare. Per questo Montedoglio, oggi, ha davanti a sé potenzialità praticamente infinite”.
SECONDO LEI, COME HANNO INFLUITO I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA GESTIONE DELLE ACQUE SULLO STATO DELLA FAUNA ITTICA IN MONTEDOGLIO?
“Ci sono stati da tutte le parti, seppure parliamo di cambiamenti di lungo periodo. Occorre, però, preservare l’ambiente: l’inserimento di eventuali specie alloctone nella diga potrebbero rappresentare una problematica. Occorre molta attenzione e questo non è affatto semplice”.
CI SONO STATI EPISODI SIGNIFICATIVI — POSITIVI O NEGATIVI — NEGLI ULTIMI ANNI CHE HANNO CAMBIATO RADICALMENTE L’EQUILIBRIO AMBIENTALE DEL LAGO?
“Sicuramente va citato l’evento del crollo della diga, in quel momento io ero assessore provinciale: pensate che nel 2010 si ragionava delle stesse cose che stiamo facendo ora. L’acqua ‘No Kill’ funziona se si garantisce la vigilanza Ittica. FIPSAS è in grado di garantirla. Il rispetto delle regole c’è se c’è anche chi il controllo. Quindi, guardie ittiche che monitorano l’ambiente, il possesso di licenza e che soprattutto non venga portato via il pescato. Se tutte queste cose le avessimo fatte 16 anni fa forse oggi saremmo qui a parlare di come organizzare il campionato mondiale di pesca ai predatori o di altri grandi aventi, come sono stati organizzati lo scorso anno al lago di Pietrafitta. Ci sono veramente tante opportunità: ce lo dice la Tail Water che il mondo della pesca sta funzionando ed è sano”.
QUANTO È IMPORTANTE LA PESCA SPORTIVA PER L’ECONOMIA LOCALE E QUALE CONTRIBUTO DÀ L’AREA DI MONTEDOGLIO IN TERMINI DI ATTRATTIVITÀ TURISTICA?
“La scelta della Tail Water si è rivelata lungimirante e vincente. Oggi è una delle zone regolamentate più apprezzate d’Italia, meta di pescatori che arrivano da ogni parte del mondo. Ogni anno vengono rilasciati tra i 3mila e i 4mila permessi, molti dei quali a stranieri: un vero e proprio strumento di marketing territoriale. In passato qui è stato organizzato anche un campionato mondiale giovanile di pesca a mosca, a conferma della caratura internazionale raggiunta dall’area. La Tail Water del Tevere rappresenta oggi un modello. Non sono molti, in Italia, i luoghi con potenzialità simili. E questo nonostante criticità infrastrutturali come quelle della E45: la Valtiberina continua ad attirare appassionati dalla costa adriatica, da Roma e da molte altre zone. Quello legato alla pesca è un indotto economico paragonabile, per impatto, al cicloturismo. Attorno a questa attività ruotano spese per spostamenti, iscrizioni alle gare, acquisto di attrezzature e soggiorni. L’esempio del Lago di Pietrafitta — un’ex miniera trasformata in bacino — dimostra come anche contesti meno “naturali” possano diventare attrattori importanti se sostenuti da una visione chiara. Serve però cultura e, soprattutto, sensibilità politica. L’appello è rivolto ai sindaci della Valtiberina: fare squadra attorno a un progetto capace di convertire e valorizzare il territorio, generando crescita concreta. Con il sostegno delle amministrazioni sarà più semplice dialogare con la Regione Toscana. I dati parlano chiaro: guardando al 2026, questa appare come una delle poche strade realmente percorribili per uno sviluppo sostenibile dell’area”.
QUALI SONO LE PRINCIPALI SFIDE E OPPORTUNITÀ PER SVILUPPARE ULTERIORMENTE IL TURISMO LEGATO ALLA PESCA NELLA ZONA?
“Si tratta di interventi tutto sommato semplici, di natura regolamentare e normativa, ma capaci di produrre effetti concreti. Uno su tutti: consentire la pesca da natante con motore elettrico. Accanto a questo, l’introduzione della regolamentazione “No Kill”, basata sul rilascio del pescato. Già con questi due accorgimenti si potrebbe imprimere una forte accelerazione allo sviluppo dell’area. L’esperienza del lago di San Cipriano, nel Comune di Cavriglia, lo dimostra: qui la frequenza è cresciuta sensibilmente, non solo tra i pescatori, ma anche tra famiglie che scelgono di trascorrere un fine settimana all’aria aperta. Più presenze significano anche maggiore controllo del territorio. E il tema della vigilanza è centrale. Al Lago di Montedoglio non sono mancati episodi gravi di bracconaggio: vere e proprie organizzazioni hanno operato con reti ed elettrostorditori, mettendo a rischio l’equilibrio dell’ecosistema. Un lago frequentato e regolamentato è anche un lago più facile da presidiare. Servono dunque controlli costanti e una presenza attiva. Se l’invaso viene lasciato a sé stesso, diventa difficile parlare di turismo e sviluppo. Al contrario, con regole chiare, vigilanza e una visione condivisa, Montedoglio può trasformarsi in un motore di crescita per tutto il territorio”.
IL TRATTO TAIL WATER DEL TEVERE È ORMAI UNA META RICONOSCIUTA A LIVELLO INTERNAZIONALE PER LA PESCA A MOSCA. PUÒ SPIEGARE COSA LO RENDE COSÌ SPECIALE E QUALI SPECIE LO CARATTERIZZANO?
“Il primo, vero elemento di forza è la qualità della gestione. Associazioni come il Mosca Club Altotevere, grazie a competenze tecniche e risorse umane qualificate, hanno fatto crescere una riserva mantenendo standard elevati di cura, rispetto ambientale e monitoraggio delle specie. Un lavoro che merita un plauso, perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Determinante è stato anche un fattore naturale: il rilascio delle acque dal Lago di Montedoglio, che defluiscono a temperature tali da garantire, per diversi chilometri, un habitat ideale per alcune specie ittiche. Le condizioni che si creano lungo la Tail Water del Tevere sono per molti aspetti simili a quelle dei fiumi trentini, noti per la qualità delle loro acque e per la pesca a mosca. È un percorso che affonda le radici nel passato e che, nel tempo, ha consolidato una reputazione solida. Oggi la Tail Water è inserita in un circuito strutturato di guide di pesca che ogni anno porta migliaia di appassionati sul territorio. Durante la stagione, trovare disponibilità diventa persino difficile: un segnale chiaro di quanto questo modello stia funzionando”.
CHE TIPO DI COOPERAZIONE ESISTE TRA GLI ENTI DI GESTIONE DI MONTEDOGLIO, ASSOCIAZIONI DI PESCATORI E ISTITUZIONI TURISTICHE PER PROMUOVERE QUELL’AREA COME DESTINAZIONE DI PESCA A LIVELLO MONDIALE?
“Molto positiva soprattutto da quanto alla guida di Eaut (Ente Acque Umbre Toscane) c’è il presidente Simone Viti: c’è comprensione del valore di queste acque, ma anche l’importanza di preservare l’area della Tail Water che ha bisogno di un certo flusso di acqua anche durante i mesi estivi. C’è, quindi, ottima collaborazione e sono convinto proseguirà nei prossimi mesi e anni nel tentare di costruire qualcosa di molto qualificato per questa infrastruttura e l’ambiente circostante”.
COME SI IMMAGINA O COME SPERA CHE SIA QUESTA AREA TRA 10 ANNI?
“L’obiettivo è chiaro: trasformare l’area in un polo in crescita, capace di attrarre presenze e ospitare eventi di respiro internazionale, puntando sulla qualità del pesce e su una collaborazione sempre più stretta con le realtà che già operano sul lago. Un ringraziamento va anche al Circolo Velico Montedoglio per l’impegno costante e qualificato. Ciò che finora è mancato è una sensibilità politica diffusa, dimostrata con convinzione solo dal sindaco di Pieve Santo Stefano, rispetto a una visione strutturata di sviluppo turistico. Come Fipsas mettiamo a disposizione dati, progettualità e una struttura nazionale solida: siamo una delle federazioni del Coni con oltre 200mila tesserati e tra le più medagliate in assoluto. L’intenzione è quella di organizzare nei prossimi mesi un nuovo appuntamento pubblico dedicato al Lago di Montedoglio, per fare il punto sulle prospettive e sulle azioni concrete da mettere in campo. In un contesto economico come quello attuale, non c’è tempo da perdere: la pesca è un settore in crescita costante e può rappresentare una leva strategica per tutto il territorio”.
Montedoglio, il lago più esteso della Toscana
La diga di Montedoglio si impone nel paesaggio della Valtiberina come una delle più grandi infrastrutture idriche dell’Italia centrale. Situata per oltre il 90% nel territorio comunale di Pieve Santo Stefano, bagna anche Anghiari e Sansepolcro che ospitano i due sbarramenti (quello sul Tevere e l’altro lato San Pietro) mentre il torrente Singerna si getta nell’invaso lato Caprese Michelangelo. L’opera, di fatto, sbarra il corso del Tevere dando origine a un vasto bacino artificiale che ha cambiato il volto della valle. Il progetto prende forma negli anni ‘70, in un periodo in cui la necessità di garantire riserve idriche sicure per l’agricoltura e per le comunità locali diventava sempre più urgente. I lavori si protraggono per diversi anni e si concludono nei primi anni ‘90, consegnando alla Toscana la diga più grande della regione per capacità di invaso. La struttura, realizzata in terra battuta con un nucleo centrale impermeabile, si estende per centinaia di metri e raggiunge un’altezza superiore ai sessanta metri. Il lago artificiale di Montedoglio può contenere circa 150 milioni di metri cubi d’acqua. Una riserva strategica, soprattutto nei periodi di siccità, quando le precipitazioni diminuiscono e la domanda idrica aumenta. L’acqua accumulata alimenta i sistemi di irrigazione della Valtiberina, sostenendo un comparto agricolo che rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia locale. Non solo: il bacino contribuisce anche all’approvvigionamento civile e industriale, diventando un punto nevralgico nella gestione delle risorse idriche dell’area. Ma la funzione della diga non si limita alla distribuzione dell’acqua. La regolazione delle piene del Tevere è un altro obiettivo chiave dell’infrastruttura. Contenendo e modulando il flusso del fiume, la diga riduce il rischio di esondazioni nelle zone a valle, offrendo una protezione preziosa ai centri abitati e alle attività produttive. Nel corso della sua storia, la diga di Montedoglio è stata anche al centro della cronaca. Nel dicembre 2010 il cedimento di una parte dello sfioratore provocò un improvviso rilascio d’acqua, destando preoccupazione tra la popolazione. L’episodio non causò vittime, ma rese necessari importanti interventi di ripristino e un rafforzamento dei sistemi di controllo e sicurezza. Da allora, il monitoraggio della struttura è costante e affidato a enti pubblici specializzati. Sta di fatto che dopo il cedimento, ci sono stati 8 anni di sequestro giudiziario: successivamente sono stati necessari altri 2 anni per la gara d’appalto e l’affidamento dei lavori. La ricostruzione vera e propria è durata un paio di anni, completata nel 2023 con tutti quelli che sono i sistemi di sicurezza più moderni. Il collaudo tecnico funzionale è terminato a marzo 2025 mentre il certificato di collaudo definitivo è stato firmato a settembre, sancendo la regolare messa in esercizio dell'infrastruttura. Accanto al suo ruolo strategico, l’invaso ha generato anche effetti ambientali e paesaggistici. Il lago artificiale è diventato negli anni un habitat per numerose specie di uccelli acquatici e un punto di riferimento per gli appassionati di pesca sportiva. L’area circostante, con le sue colline e i suoi specchi d’acqua, offre scorci suggestivi. Oggi la diga di Montedoglio rappresenta un simbolo di ingegneria idraulica e di pianificazione territoriale. Un’opera nata per rispondere a esigenze concrete, ma capace di trasformare profondamente il territorio in cui sorge. Tra sicurezza, sviluppo economico e tutela ambientale, continua a essere un’infrastruttura centrale per il presente e il futuro della Toscana.

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