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Perseverance è su Marte, atterraggio perfetto nel cratere Jazero

Un atterraggio atteso da planetologi e astrofisici di mezzo mondo

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“Base Jazero, Perseverance è atterrato!”. Parafrasando la frase di Neil Armstrong, quando annunciò il primo allunaggio del 1969, uno degli ingegneri della NASA ha annunciato trionfalmente l’atterraggio del rover Perseverance sulla superficie del cratere Jazero.  Un cratere che si trova all’interno di un altro cratere, una sorta di bacino di 1.200 chilometri di ampiezza, formatosi in epoca remota dall’impatto di un grosso meteorite. Perseverance è atterrato puntuale alle 21.55 così come puntuale è arrivato il segnale radio da Marte, che viaggiando alla velocità della luce impiega circa 11 minuti a giungere sulla Terra dalla distanza di circa 200 milioni di chilometri.

Un atterraggio atteso da planetologi e astrofisici di mezzo mondo, poiché avverrà in un cratere, il “Jazero” dove è praticamente certo che in passato vi fosse acqua, confermato dalle analisi spettroscopiche di precedenti rilevazioni radar della sonda MRO.  Sarà da quest’area che verranno raccolti i campioni che tra 10 anni verranno riportati sulla Terra dalla missione Mars Sample Return, della NASA in cooperazione con l’ESA europea.

E così anche la terza e ultima delle navicelle spaziali automatiche terrestri partite nel 2020 ha raggiunto Marte. E quello di Perseverance è il primo passo di un programma chiamato “Mars Sample Return”  (Rientro di Campioni da Marte), che nella successiva missione di discesa sul suolo (con lancio nel 2026) vedrà protagonista anche l’Europa e, in tale contesto, l’Italia. 

Anche ieri sera al Centro Spaziale JPL di Pasadena si sono vissuti momenti di ansia. Anzi, quelli che proprio gli ingegneri e scienziati del centro spaziale californiano hanno battezzato “Sette minuti di terrore”: gli interminabili istanti dell’attraversamento atmosferico di un veicolo spaziale che non è pilotato dall’uomo, ma è automatico e deve auto-gestirsi, poiché la distanza Terra-Marte fa sì che i segnali radio impieghino non meno di 12 minuti per giungere sino al Pianeta Rosso, e altrettanti per tornare sulla Terra.

E poi, l’ardita manovra finale di atterraggio, che esattamente come accadde nell’agosto del 2012 con lo sbarco di Curiosity prevede il metodo “Sky Crane”  (la Gru in Cielo): una volta giunta a pochi metri dal suolo la sonda ha staccato autonomamente i cordoni che tengono legato il rover, mentre allo stesso istante i potenti propulsori della sonda di discesa si sono accesi per portare in quota e a distanza di sicurezza il modulo di discesa.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
19/02/2021 05:09:53


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