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La presidente della Provincia di Arezzo Chiassai replica al centro sinistra

“Volevano bloccare l’Ente impedendo la ricomposizione del consiglio"

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Silvia Chiassai Martini Presidente della Provincia di Arezzo, dichiara :

Tanto rumore per nulla, se non per perdere l’ ennesima occasione per tacere piuttosto che dire inesattezze inversamente proporzionali solo alla loro saccenza, che stanno allo stato di diritto come loro stanno al rispetto delle regole e della dignità delle persone. Imbarazzanti le falsità riportate dal Centrosinistra, anche con evidente disprezzo della persona umana e dei titoli accademici che tra l’altro loro non hanno, definendomi “signora Chiassai”, ricostruendo in modo frammentario quanto accaduto nell’ultimo consiglio provinciale; in considerazione che la minoranza ha abbandonato subito la seduta con il fine premeditato di bloccare il consiglio, probabilmente con la volontà di impedirne lo svolgimento anche in futuro, facendo mancare il numero legale e non permettendo alla neo consigliera, presente alla seduta, di svolgere attivamente il ruolo di rappresentanza per la quale è stata democraticamente eletta. L’atto di surroga di un consigliere certifica soltanto i requisiti  di eleggibilità e di incompatibilità senza implicarne la sua funzione. 

Si dimentica che l’ investitura in surroga, se studiassero un poco di più invece di parlare tanto per parlare, saprebbero che l’ inserimento nell’ ordine del giorno del Consiglio è puro omaggio formale di notifica in quanto trattasi della prima uscita pubblica di un neo consigliere “eletto democraticamente”. Se fossero vere le loro affermazioni significherebbe che il legislatore avrebbe posto nelle sue stesse norme un vulnus ai principi democratici di rappresentanza consegnando di fatto alla opposizione (qualunque essa sia) la possibilità di paralizzare l’ attività e la continuità di un organo costituzionale democraticamente eletto, molto semplicemente assentandosi dall’ aula, come loro hanno tentato di fare. Ma così non è, come confermato da autorevoli organi, nonché costituzionalisti, dalla Presidente voluti sentire  prima di proseguire i lavori consigliari. Autorità che non hanno mancato di confermare ovviamente la perfetta legittimità dei lavori. Nel verbale tra l’ altro la Presidente non manca di correggere un evidente errore materiale del vice segretario (e non della segretaria che versava in quel momento in uno stato di incompatibilità con l’ ordine dei lavori) laddove gli rammenta che nell’ appello aveva omesso di chiamare la neo eletta (e non eligenda, lo si sottolinea) consigliera che era li per volere dei  cittadini e non dell’ opposizione. Per onor del vero, il capogruppo del centrosinistra aveva già tentato pochi giorni prima di rinviare la seduta con motivazioni non corrette a cui la Presidente aveva doverosamente risposto non con un semplice “no”, ma con un riferimento puntuale proprio all’articolo 44 del regolamento del Consiglio, che non può essere interpretato a proprio comodo. Non a caso, Il vicesegretario generale, in riferimento al mancato rinvio, afferma di “essere d’accordo con me per la risposta data” e che “l’intenzione di confermare e di tenere la seduta non costituisce motivo di illegittimità. Ritengo pertanto il comportamento dell’opposizione di una gravità inaudita e, soprattutto in questo momento storico, laddove piuttosto che preoccuparsi di tutta la dissennata gestione della Provincia da loro tenuta e che ho ereditato tra soldi pubblici dissipati, o peggio dimenticati, contratti farlocchi per favorire amici degli amici, mancate riscossioni, terreni occupati sine titulo e dimenticati con pesanti ripercussioni che graveranno sull’ ente in mancanza di rimedi che dovranno essere trovati e ora, addirittura con stipendi bloccati ai dipendenti. Il loro problema non è quello di tentare di risollevare l’ ente, come questa amministrazione sta facendo in questi anni con evidenti risultati pratici, il loro problema è piuttosto autoreferenziale e di specifico tornaconto di una classe politica che va avanti con comportamenti e dichiarazioni farneticanti e di evidente bassezza mentre il territorio è chiamato ad affrontare sfide importanti per cogliere al meglio le opportunità del PNRR. È assurdo che il PD si opponga alla volontà di riorganizzare in maniera efficiente la macchina amministrativa, per permetterle di dotarsi di quelle risorse umane e professionali che sappiano raccogliere la sfida. Al di la del becero e sterile vociare che non porterà a nulla, rimane il fatto che oggi la Provincia, grazie alla dedizione e al lavoro portato avanti in questi tre anni, è rinata ed è tornata ad avere una sua dignità dopo l’affossamento politico causato della scellerata legge Del Rio, voluta proprio dal Pd. La Provincia non è il “mio ente” o della “signora Chiassai” e dei suoi “magnifici sei”, ma è la casa dei Comuni e dei cittadini che hanno scelto dei consiglieri che li dovrebbero rappresentare con responsabilità e serietà”.   

Redazione
© Riproduzione riservata
26/11/2021 12:16:18


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