Rubrica Lettere alla Redazione

Lettera aperta ai 288 medici dei Pronto Soccorso della Toscana

Il servizio pubblico deve essere garantito, il privato deve essere una libera scelta

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Cari medici,

mi rivolgo a voi 288 appassionati e innamorati della missione che avete scelto e che nonostante le condizioni lavorative insostenibili e il carico di stress, per le criticità ormai croniche, continuate ogni giorno a fare il possibile per prendervi cura di coloro che hanno bisogno di aiuto. 

Durante la tragedia della pandemia, siete stati chiamati da tutti noi “Eroi”, in primis da coloro che hanno il dovere e il potere di tutelare la vostra posizione lavorativa, per garantire prestazioni sanitarie decorose per tutti i cittadini.

A niente è servito il dolore, il dramma e l’orrore che i vostri occhi hanno dovuto vedere durante l’evento più destabilizzante che il nostro Paese abbia mai vissuto da generazioni.

Usciti dall’emergenza, non siete mai più stati visti, né ascoltati, né tantomeno avete avuto risposte sia dalla politica nazionale che regionale.

Il primo segnale che doveva arrivare, reale e concreto, in risposta alle carenze che il Covid aveva evidenziato nel nostro servizio sanitario, erano i fondi Pnrr, e il Governo di allora ha scelto di destinare soltanto le briciole a quel comparto che, andando in forte sofferenza, ci ha costretti a bloccare per mesi e mesi il Paese con danni sociali ed economici incalcolabili.

Nonostante tutto, avete continuato a lavorare, dopo che i riflettori si sono spenti con le stesse difficoltà di prima.

È sotto gli occhi di tutti che la sanità Toscana non è più quella di alcuni anni fa, che a causa della sciagurata scelta delle “mega aslone” si è assistito ad un progressivo peggioramento dei servizi per i cittadini e delle condizioni lavorative per voi medici, infermieri e os.

La Regione Toscana continua ad ignorare il danno che convintamente ha generato andando contro anche a quella volontà popolare dei 55.000 firmatari che chiedevano il referendum contro la volontà dell’allora Presidente Rossi.

A quel tempo Giani, Presidente del consiglio regionale, neanche ebbe il coraggio di un confronto con noi del comitato, fatto da cittadini che provarono a lottare contro un gigante per difendere i diritti dei più deboli.

Oggi, a distanza di anni, è evidente che la politica del “potere”, lontana dalla gente e dal mondo reale, vinse quella battaglia e sono sotti gli occhi di tutti le macerie di questa loro scelta.

Ma loro che ne sanno? Sicuramente non hanno provato l’esperienza di stare ore e ore al Pronto Soccorso, loro hanno un servizio immediato, seguiti dai migliori primari senza attese e senza l’umiliazione che tanti malati soprattutto anziani vivono quando si trovano “posteggiati” su brandine in mezzo ai corridoi, in attesa che quei pochi Operatori riescano, un paziente dopo l’altro, ad arrivare a prenderli incarico.

Che ne sanno loro delle condizioni in cui lavorano gli operatori al Pronto Soccorso della Gruccia dopo la chiusura del Serristori, con 140 accessi al giorno!

Noi invece una cosa l’abbiamo capita, la chiara intenzione della Regione, al di là di proclami e annunci, di depotenziare i nostri ospedali, lo abbiamo visto in maniera eclatante anche durante il Covid, a vantaggio di un certo privato, spostando in queste strutture i servizi e con loro i medici.

Se Giani crede che 90 euro lordi possano fermare i medici dalla migrazione nel privato, ci prende in giro! Se i professionisti restano è perché credono nel giuramento di Ippocrate fatto quando si sono laureati, perché hanno passione e pensano prima al bene dei più deboli che hai loro interessi legittimi.

Ma è anche vero che chi sceglie una professione dove salvare vite umane è l’impegno quotidiano, debba essere adeguatamente retribuito.
Da Sindaco, responsabile della salute dei miei cittadini, non ho alcun strumento, alcun potere che non batteri i pugni, denunciare, schierarmi apertamente al vostro fianco.

Perché non è accettabile un sistema basato sul trattamento a “gettone”, per ben 4,5 euro al giorno, che in caso di emergenza vaccinale poteva essere capito, ma di certo non esteso addirittura nei reparti e nei pronto soccorso. Questo è lo scandalo! Voluto o subito non importa, è la lenta e progressiva prova della privatizzazione ed esternalizzazione del servizio sanitario toscano.

 Sono lontani i tempi in cui ci vantavamo di avere una sanità di eccellenza, una “Toscana felix”, e per giunta oltre a pagare le tasse, ci hanno prima costretto a pagare anche un ticket salato, ora ci spingono verso certe strutture private convenzionate, dovendo pagare due volte per un servizio che è un diritto.

Il servizio pubblico deve essere garantito, il privato deve essere una libera scelta, un’alternativa, non l’unica possibilità se vogliamo essere curati in tempi decorosi.

Perché? È come mi disse allora, ero una giovane specializzata, il primario di un ospedale toscano “signorina che cosa crede la sanità regionale è in mano a gente che non ha competenza nel settore, non sa che cosa sia la sofferenza, né tantomeno le esigenze dei malati, ha solo l’interesse di gestire il potere economico che ne deriva e le opportunità che ne conseguono“, rimasi scioccata e dissi  a me stessa che mi sarei impegnata nel mio piccolo per cambiare le cose. La politica ha la possibilità di farlo, se il Presidente avesse veramente la volontà di dare risposte, progetterebbe una medicina territoriale che sgravi i Pronto Soccorso dall’affanno in cui versano prevedendo nelle Case della Salute, che stanno fioccando con i fondi del Pnrr, la presenza del 118, i medici di base h 24, diagnostica e specialistica, infermieri, diventando di fatto un’alternativa al pronto soccorso ospedaliero visto che oggi sono contenitori troppo vuoti.

Cari medici, innanzitutto da cittadina e poi da rappresentante della mia comunità, vi dico GRAZIE, perché è solo per la passione e il cuore che mettete, se non mollate, anche nonostante le chiacchiere di quella politica che promette solo quando viene attaccata sui giornali, poi passata la notizia, si dimentica nuovamente di voi.

Ma è bene che chi ci governa sia a livello regionale in prima battuta e a quello nazionale, capisca che gli “angeli” che ci hanno salvato dalla pandemia non possono più aspettare perché ridotti allo stremo, altrimenti come dicevate, ci sarà un’azione collettiva di voi professionisti e di noi cittadini, perché il diritto alla salute è uno dei principi della nostra costituzione e deve essere garantito prima di qualunque altra cosa.

 

Silvia Chiassai Martini

Sindaco di Montevarchi

Redazione
© Riproduzione riservata
03/03/2023 20:03:13


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