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Alcolismo, la dipendenza aumenta l'infiammazione del cervello

I farmaci dell'artrite reumatoide potrebbero presto essere usati per curare l'alcolismo

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L'alcolismo, ovvero la dipendenza dall'alcol, è una vera e propria piaga sociale. Secondo un rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità ogni giorno in Europa muoiono circa 800 persone a causa di questa malattia, in particolare soggetti di età compresa tra i 20 e i 24 anni. In Italia i decessi giornalieri sono in media 48, oltre 17mila ogni anno. Nella maggior parte dei casi essi avvengono per cancro (29%), cirrosi epatica (20%), malattie cardiovascolari (19%) e lesioni (18%).

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l'allarme in merito alla correlazione fra alcolismo e neoplasie, in particolare il tumore al seno e al colon-retto. Secondo gli scienziati di tutto il mondo, infatti, non esistono quantità sicure di consumo di alcolici e il rischio zero è rappresentato esclusivamente dall'astensione. Sempre a detta dell'OMS servono politiche di prevenzione e di sensibilizzazione più marcate perché, per chi entra in questo circolo vizioso, uscirne non è affatto semplice.

L'alcolista è un individuo che, non riuscendo a gestire il rapporto con le bevande alcoliche, precipita in una spirale infernale caratterizzata dal bisogno impellente di bere e dalla tolleranza, ossia la necessità di assumere quantitativi sempre più maggiori di alcol per provare uno pseudo effetto di benessere. Spesso all'alcolismo si associa il binge drinking, cioè il consumo esagerato ma periodico di alcolici con lo scopo di perdere il controllo.

Le cause dell'alcolismo

L'alcolismo è la conseguenza di una serie di fattori genetici e ambientali. Da un punto di vista genetico è stato da tempo appurato che i geni in grado di controllare il metabolismo dell'alcol sono responsabili di un aumento o di una diminuzione della probabilità di sviluppare la problematica. Inoltre un abuso precoce della sostanza sembra influenzare l'espressione genica che accresce a sua volta il rischio di dipendenza.

Solitamente l'alcolista è una persona fragile che inizia a bere per dimenticare i propri disagi o ferite del passato non ancora rimarginate. Ecco perché non sono da sottovalutare i traumi infantili o l'assenza di una famiglia sana durante l'adolescenza. È bene, infine, prestare attenzione ad altri elementi quali il sesso maschile, la depressione, la facilità di accesso agli alcolici, i dettami sociali e culturali.

Alcolismo e infiammazione del cervello

Uno degli aspetti peculiari dell'alcolismo è la relazione tra i cambiamenti nel cervello e quelli del comportamento; non a caso la dipendenza può alterare le vie di segnalazione cerebrali e tale modifica a sua volta è in grado di esacerbare la tendenza a bere. Gli scienziati dello Scripps Research Institute, con uno studio pubblicato su Brain, Behavior and Immunity, hanno ora scoperto nuovi dettagli sul ruolo del sistema immunitario in questo rapporto.

Il team, guidato dalla professoressa di neuroscienze Marisa Roberto, è giunto alla conclusione che la molecola di segnalazione immunitaria interleuchina 1Beta (IL-1Beta) è presente a livelli più elevati nel cervello dei topi affetti da dipendenza da alcol. Inoltre il percorso di IL-1Beta assume un ruolo diverso in questi animali provocando l'infiammazione di alcune aree critiche del cervello note per essere coinvolte nel processo decisionale.

«Questi cambiamenti flogistici cerebrali potrebbero spiegare l'impulsività che caratterizza gli alcolisti - ha affermato Roberto - inoltre i nostri risultati sono incredibilmente eccitanti perché suggeriscono un potenziale modo per trattare l'alcolismo con farmaci antinfiammatori esistenti mirati al percorso di IL-1Beta».

Lo studio

In passato sono stati scoperti numerosi legami tra il sistema immunitario e l'alcolismo, molti di questi incentrati proprio sulla molecola interleuchina 1Beta. Le persone con alcune mutazioni nel gene che codifica per IL-1Beta, ad esempio, sono più inclini a sviluppare la dipendenza. Nella nuova indagine i ricercatori hanno confrontato i topi alcol-dipendenti con gli animali che bevevano moderatamente o che non bevevano affatto. Dai risultati è emerso che i roditori del gruppo alcol-dipendente avevano una quantità doppia di IL-1Beta nella corteccia prefrontale mediale, un'area cerebrale deputata al controllo delle emozioni e dei sentimenti.

Gli scienziati hanno poi voluto dimostrare che la presenza di IL-1Beta non solo era aumentata, ma appariva anche fondamentalmente diversa. Nei topi che non erano stati esposti all'alcol o che ne avevano assunto quantità moderate IL-1Beta ha attivato una via di segnalazione antinfiammatoria. A sua volta tale attivazione ha abbassato i livelli del neurotrasmettitore inibitorio acido gamma-aminobutirrico (GABA), una molecola di segnalazione nota per regolare l'attività neurale nel cervello.

Al contrario negli animali alcol-dipendenti IL-1Beta ha attivato la segnalazione pro-infiammatoria e incrementato i livelli di GABA, contribuendo probabilmente ad alcuni dei cambiamenti nell'attività cerebrale associati all'alcolismo. Tali modifiche nella segnalazione di IL-1Beta nei roditori alcol-dipendenti persistevano anche durante l'astinenza. Attualmente i farmaci che bloccano l'attività di IL-1Beta sono già approvati dalla Food and Drug Administration per il trattamento dell'artrite reumatoide e di altre condizioni flogistiche. Sono necessari ulteriori approfondimenti per capire se tali medicinali possano essere utilizzati per curare l'alcolismo.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
31/03/2023 07:22:10


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