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Giovanni Sassolini Busatti: le forbici come strumento di lavoro e…di collezione!

Una raccolta iniziata quasi mezzo secolo fa, con i pezzi adoperati per tagliare i tessuti

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Possiede 1800 modelli, fra quelle aziendali e le altre di uso comune, ma alcuni pezzi sono di origine rinascimentale. Una raccolta iniziata quasi mezzo secolo fa, con i pezzi adoperati per tagliare i tessuti. Ora l’obiettivo è quello di farne una esposizione che racconti la storia questo utensile

Parti per ammirare una collezione e ti accorgi che i tanti pezzi raccontano una vera e propria storia. Anche le forbici sono (eccome!) oggetto da collezione, al punto tale da farsi belle nella raccolta di Giovanni Sassolini Busatti, il noto imprenditore di Anghiari alla testa dell’azienda di tessuti e prodotti di raffinata qualità per tutta la casa, dai grembiuli e dalle tovaglie per la cucina ai copriletti e ai cuscini da camera, fino agli accappatoi per il bagno. Un’azienda in vita dal 1842, di dimensioni internazionali e che nel corso dei decenni ha utilizzato a ripetizione le forbici, strumento di lavoro essenziale nei laboratori e nei negozi, dove i commessi operavano il taglio con eccezionale maestria: le forbici che “scivolavano” sul tessuto stavano a dimostrare che anche quella del taglio è un’arte a tutti gli effetti, specie quando si effettua su tessuti di pregio. E di forbici, nella sua lunga storia imprenditoriale, la Busatti ne ha adoperate tante: da questo presupposto è partita la straordinaria collezione di Giovanni Sassolini Busatti. Come accade in circostanze del genere, basta un solo momento per far accendere la lampadina: a quel punto, la passione prende il sopravvento.

Quanti esemplari di forbici compongono la sua collezione?

“Siamo intorno ai 1800 modelli in totale, tutti all’interno della mia abitazione – precisa Sassolini Busatti – ed è normale che una buona maggioranza, seppure nell’ordine del 20%, appartenga all’azienda, che utilizzava inevitabilmente le forbici. Ve sono poi alcune della fascia sartoriale che sono buone anche adesso. A impreziosire la mia rassegna vi sono poi pezzi di origine addirittura rinascimentale adoperati dai fabbri, dai sarti e nei lavori domestici, comprese quelle per potare le piante o per il giardino e anche per tosare le pecore. Forbici prevalentemente in ferro, ma anche in ottone e in bronzo. Il bello è che alcune hanno i bracci legati agli anelli lavorati in maniera artistica, altre riportano lo stemma della specifica famiglia”.

Quando ha cominciato a mettere da parte le forbici; in altre parole, quando è nata in Lei l’idea di doverle conservare?

“Quasi 50 anni fa, nel momento in cui sono entrato all’interno della Busatti. Avevamo tante forbici distribuite nei vari negozi della catena e con il tempo accadeva che il continuo uso finiva con il provocarne il logorio. Le forbici non tagliavano più e allora i commessi ci chiedevano di sostituirle, ma mio nonno aveva l’abitudine di non gettare via nulla, per cui mi sono ritrovato all’improvviso con un autentico patrimonio. Ricordo che ogni dipendente della Busatti possedeva almeno un paio di forbici, se non tre: una di esse serviva per tagliare i fili in più e per la ripulitura del tessuto e l’altra per tagliare il tessuto stesso; aggiungiamo poi quelle che adoperavano commessi e commesse dei negozi. Il numero era già cospicuo per dare vita a una collezione e questo mi aveva già dato il giusto pungolo, poi un’altra bella fetta le ho acquistate quando aprimmo i due negozi a Milano: sono entrato in contatto con Giorgio Bagnobianchi, che aveva la collezione completa di forbici di ogni genere e che ha anche scritto un interessante libro dal titolo “Le Forbici – Viaggio nella storia di uno strumento di uso quotidiano”. Mi prese la voglia e acquistai la collezione”.

Un normale utensile che diventa “regina” della situazione.

“Nelle forbici si può notare l’evoluzione tecnologica e in esse sono racchiuse più componenti: la tradizione popolare, le leggi della fisica, l’economia e la forza che riveste questo oggetto della nostra quotidianità. In esso si trovano eleganza, stravaganza, amore, poesia e anche preghiera, come è stato scritto nell’introduzione del libro di Bagnobianchi”.

Osservando i singoli esemplari, grandi e piccoli che siano, si rimane letteralmente a bocca aperta. Se poi si guardano quelli esposti nella teca ubicata all’interno dello show-room Busatti, che ne contiene alcuni di provenienza orientale, si lo si rimane ancora di più.

Sassolini Busatti, ha mai pensato di uscire con questa collezione dalle mura di casa per organizzare una esposizione che riportasse anche uno piccolo ma significativo spaccato della sua raccolta?

“A dire il vero, non l’ho mai fatta: tengo le forbici nella mia abitazione e l’unica esposizione è quella già ricordata e allestita nella teca dello show-room; pochi pezzi, ma di elevato pregio e valore”.

Ha in mente di dare visibilità a questa sua passione con la creazione di uno spazio interamente riservato alla collezione di forbici?

“L’idea c’è e intendo svilupparla assieme ai miei figli, Livio e Stefano, che magari possono suggerirmi anche qualche buona “dritta”. Potrei anche sentire qualche museo per capire se vi possa essere una opportunità, anche se penso di utilizzare uno o più locali che abbiamo a disposizione, arredarlo adeguatamente e collocarvi tutti i pezzi secondo un criterio filologico; non limitarsi perciò a una mera vetrina, ma raccontare anche la storia e l’evoluzione delle forbici. Visto poi che Anghiari pullula a livello di manifestazioni e tutte di livello, potremmo un domani aprire a visitatori e turisti lo spazio delle forbici in occasione degli eventi più importanti. Per ora è una proposta e mi rendo conto che questi esemplari di forbici lo meriterebbero”.

Una collezione da trasformare in esposizione permanente. L’intuizione di Giovanni Sassolini Busatti pare proprio azzeccata, perché le forbici sono a pieno titolo anche un pezzo di storia dell’affermata azienda di Anghiari, con le quali da oltre 180 anni continua a tagliare i tessuti.       

Redazione
© Riproduzione riservata
27/10/2023 19:37:39


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