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"Chianina a prezzi troppo bassi": appello da Sestino alla Fiera di Primavera

Polcri, provincia di Arezzo: "Carne che non può essere messa sullo stesso piano delle altre"

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Stalle piene e richieste per la Chianina che continuano ad essere in forte calo. Un concetto che domenica è stato ribadito nuovamente a Sestino, una delle zone in cui la presenza degli allevamenti è maggiore, in occasione della Fiera di Primavera rispolverata negli ultimi anni dal sindaco Franco Dori. Momento importante e anche di confronto tra gli allevatori poiché è presente anche l’asta dei vitelli da ristallo di razza Chianina. Al complesso zootecnico “Silvio Datti” di Ponte Presale, Sestino, era presente anche Alessandro Polcri nelle vesti di presidente della provincia di Arezzo poiché tale problematica interessa anche altri territori seppure l’alta Valtiberina ne fa un po’ da padrona. Evento annuale promosso dal Consorzio Alpe della Luna, insieme al Comune di Sestino e ARA Toscana.

· Che giornata è stata quella di Ponte Presale?

“È stata molto importante, ma anche sentita dagli allevatori di razza Chianina perché se da una parte è stata occasione per concludere degli affari, dall’altra è stata messa in luce nuovamente la delicata tematica della Chianina: una carne di altissima qualità che richiede al tempo stesso un particolare tipo di allevamento, anche dispendioso. Dall’altra parte, invece, ci troviamo di fronte ad un mercato che tende a preferire altri tipi di carne”.

· Ci può fare, quindi, una fotografia generale della Chianina?

“Purtroppo è deprezzata sul mercato perché viene messa sullo stesso livello delle altre carni, nonostante costi di produzione e allevamento molto superiori. Non è più sufficiente il marchio IGP poiché nella fase distributiva del mercato questa informazione al consumatore finale non arriva. Gli stessi allevatori mi raccontavano che per un ragù chianino è sufficiente mettere un 20% di Chianina vera per fregiarsi di questo titolo, di conseguenza tutto il resto diventa un ‘brodo’ di altri tipi di carne e inevitabilmente si abbassa la qualità del prodotto”.

· Quale potrebbe essere la soluzione?

“Occorrerebbe una norma la quale imponga che il ragù di Chianina, ma così come altri prodotti come per esempio gli hamburger, si faccia con il 100% di Chianina; non sono tollerabile aggiunte di altre carni”.

· E poi?

“Nella filiera della ristorazione sia ben chiaro, attraverso un’etichetta, quando si mette bistecca Fiorentina che la si fa con la Chianina; non si può vendere tale taglio con altri tipi di carne. Occorre, quindi, oltre ad una educazione nei confronti del consumatore anche un’etichetta chiara e trasparente nel momento in cui si costruiscono i menù”.

· Ci sono problemi anche sul versante della distribuzione del prodotto?

“Deve esserci un’operazione forte da parte delle istituzioni, insieme alle associazioni di categoria, nei confronti della grande distribuzione che oggi sta abbassando eccessivamente i prezzi della carne. Soprattutto quella di Chianina mettendola a confronto con le altre carni e questo nel lungo periodo rischia di andare a degradare ulteriormente il numero degli allevamenti che sono anche presidio del territorio”.

· Quale sarà, quindi, l’impegno delle istituzioni?

“L’auspicio, visto che ci sono anche le elezioni europee, è che la gente possa iniziare a documentarsi maggiormente da dove arriva la carne. Occorre preferire la filiera corta. Da parte nostra l’impegno è massimo, ma sono anche speranzoso perché ho visto tanti giovani agricoltori e allevatori a Sestino. Questo aspetto, personalmente, mi da una grande iniezione di fiducia per il futuro con la provincia che sta dalla parte delle aziende agricole”.

Redazione
© Riproduzione riservata
17/05/2024 18:27:51


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