Dazi Usa all'Europa, task force a Palazzo Chigi: Meloni annulla gli impegni

"Misure sbagliate, agiremo nell'interesse dell'Italia"
Le Borse europee aprono in profondo rosso e Von der Leyen, partendo dall'assunto che ci saranno "conseguenze terribili per milioni di cittadini perché i dazi porteranno a un aumento dei costi", decide di mettere in campo le contromisure. Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è costretta a occuparsi della questione, visto che l'Italia del resto ha molto da perdere. In una nota diffusa da Palazzo Chigi si rende noto che la premier ha annullato tutti gli impegni - era attesa in Calabria - per studiare la situazione e decidere sul da farsi. L'appuntamento è a Palazzo Chigi dove si riunisce la task force del governo, composta dai ministri competenti. Dopo Meloni, arrivata in mattinata, sono entrati a Palazzo Chigi alcuni ministri, fra cui Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese), Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Tommaso Foti (Affari europei).
All'incontro partecipano anche i due vicepremier Matteo Salvini in presenza ed Antonio Tajani in videocollegamento.
"L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea - ha scritto su X Meloni - è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali". poi ha aggiunto che, in ogni caso, "agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei".
Lollobrigida: "Evitare una guerra commerciale"
"Dobbiamo fare ogni sforzo per tenerci il mercato Usa, uno sforzo tutto incentrato a evitare una guerra commerciale. Evitarla è la prima scelta: evitare isterismi e tifoserie", ha detto il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, durante la conferenza stampa di Macfrut, in corso a Roma. "Concentriamoci sui dati: l'Ice farà la sua parte, valutando gli effetti delle condizioni non molto leggibili, fino a ora, dei dazi. Valuteremo l'impatto dei vecchi dazi sulla produzione, studieremo le contromosse utili e di sostegno a settori che potrebbero andare in crisi. Se si aprono nuove opportunità, valutiamole".
Foti: "Non agire di pancia ma in maniera ragionata"
Anche il ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, fedelissimo della premier, intervenendo a Agorà ha detto che "nel momento in cui Trump annuncia dazi a 60 paesi interviene a gamba tesa nell'economia mondiale. Dopodiché dobbiamo capire se, dietro questa iniziativa, vi è una volontà di andare fino in fondo o una volontà di cercare continente per continente, nazione per nazione, in alcuni casi di riequilibrare una bilancia commerciale che nel caso degli Stati Uniti è pesantemente deficitaria rispetto a quanto viene esportato dagli Usa". Per Foti, "più che scendere in una polemica che non serve a nessuno serve fermezza e idee chiare su come si vuole agire, cioè la reazione deve esserci ma non deve essere una reazione di pancia. Deve essere una reazione che suggerisce anche al nostro interlocutore americano che è meglio sedersi a un tavolo".
Ricerca: il 30% in meno di acquisti sul made in Italy
La questione è di quelle che possono davvero far saltare il banco delle relazioni commericali internazionali, visto che i dazi Usa vanno a colpire molti partner mondiali, che Trump ha definito "amici nemici", che da decenni sfruttano gli Stati Uniti". Ma quali sono le conseguenze delle misure protezionistiche? "Abbiamo avviato un'indagine rapida per misurare l'impatto che i dazi americani avranno sull'industria di marca e fornire dati utili in sede nazionale ed europea. Nel settore del largo consumo il prezzo è una componente significativa", ha dichiarato Vittorio Cino, direttore generale di Centromarca, citato dal Corriere della sera, presentando una ricerca condotta da YouGov che evidenzia come per quel che riguarda i prodotti alimentari made in Italy, il 47% asserisce che in caso di aumento dei dazi manterrebbe la quantità di prodotti italiani acquistati, mentre il 30% la ridurrebbe.
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