Insufficienza cardio respiratoria acuta: la causa della morte di Roberta Mazzuoli ad Arezzo

La conferma è emersa dall’autopsia eseguita ieri sul corpo della 48enne
Eseguita l'autopsia sul corpo di Roberta Mazzuoli: morta per un’insufficienza cardio respiratoria acuta insorta dopo l’applicazione dell’anestesia, alla clinica San Giuseppe Hospital di Arezzo prima di un intervento di decompressione dell’orbita di un occhio. L’esame autoptico effettuato a Siena avrebbe anche evidenziato alcune criticità legate sia alla somministrazione del farmaco anestetico che nella gestione dell’emergenza.
Ma la materia è assai delicata e serve massima prudenza, tutto ancora da accertare. Gli elementi a disposizione in questa fase preliminare dell’inchiesta - con tre anestesisti indagati - non equivalgono affatto a responsabilità mediche acclarate. Caso ancora da lumeggiare rispetto alle condotte dei tre anestesisti: quello della pre ospedalizzazione fatta il giorno prima, il collega presente in sala operatoria e il terzo intervenuto successivamente.
La relazione medico legale, una volta completata dai consulenti Mario Gabbrielli e Vittorio Pavoni, sarà restituita al pm Laura Taddei per lo sviluppo del procedimento penale. Ma prima devono essere vagliati gli aspetti messi già in luce, occorre sviluppare gli esami istologici sui tessuti prelevati e sono necessari altri approfondimenti. Le indagini, con ipotesi di reato l’omicidio colposo, vanno avanti, questo ormai sembra chiaro, con lo scopo di mettere a fuoco i due aspetti cruciali di una tragedia ancora inspiegabile: c’è stata una sottovalutazione dei rischi prima di sottoporre la paziente alla preparazione per l’intervento chirurgico?
E quando Roberta ha accusato la forte crisi per poi non risvegliarsi più, sono state compiute correttamente tutte le manovre previste dai protocolli per salvarle la vita? Quello che ci si domanda fin da quel venerdì di fine marzo, è se ci fossero nella paziente delle controindicazioni che dovevano consigliare altro rispetto a quanto fatto; se vi è stata una lettura non del tutto adeguata del livello di pericolo. O se la fine di Roberta, entrata in sala operatoria dopo aver detto “ciao, a dopo” al compagno, è addebitabile solo a cause naturali imprevedibili e non risolvibili. Interrogativi doverosamente da sciogliere, mentre ora si attende il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia di Abbadia San Salvatore.
I tre indagati - e si ripete, l’avviso di garanzia è un atto di tutela non indica colpe - sono A.M., 71 anni, di Castelnuovo Berardenga; L.L., 58 anni, di Roma; F.G., 77 anni, di Firenze. Gli avvocati di fiducia che li assistono sono Giacomo Straffi e Irma Conti, del foro di Roma, Nicola Maiatico del foro di Livorno. I tre hanno nominato a loro volta consulenti di parte. La famiglia di Roberta fin dall’inizio conserva un silenzio rigoroso e doloroso. Ad occuparsi legalmente dei cari della paziente deceduta, è lo Studio 3A con il suo staff e con l’avvocato Cristian Rosa di Arezzo. All’autopsia hanno partecipato il medico legale Sergio Scalise e l’anestesista Antonio Galzerano.
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