“La Toscana regione più esposta per il distretto orafo aretino”

L’analisi di Confartigianato sulle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente
Il prolungarsi dell’escalation militare in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz, sta producendo ripercussioni economiche sempre più rilevanti per il sistema produttivo italiano, con effetti diretti e indiretti sulle imprese artigiane e sui distretti economici della provincia di Arezzo. Tra le regioni italiane, la Toscana risulta la più esposta in termini di incidenza sul proprio sistema economico. Le esportazioni manifatturiere verso il Medio Oriente, sulle quali incide per l’oltre il 70% il distretto orafo aretino, superano infatti i 4 miliardi di euro, pari a circa il 3% del PIL regionale. Una quota superiore a quella di Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia.
Come evidenziato da Confartigianato Imprese a livello nazionale, l’area mediorientale rappresenta un mercato strategico per il Made in Italy, con un valore di 27,9 miliardi di euro di esportazioni italiane, e incide per il 27,4% sull’import nazionale di energia. Si tratta di un dato che rende evidente quanto eventuali tensioni prolungate possano tradursi in un aumento dei costi energetici, delle materie prime e in un clima di forte incertezza per le imprese.
Un’eventuale escalation rischia di tradursi in nuove tensioni sui prezzi di gas e petrolio, aumento dei costi di produzione e trasporto, volatilità dei mercati finanziari e rallentamento degli investimenti. Una dinamica che colpisce in modo particolare le micro e piccole imprese artigiane, più esposte agli shock esterni.
“Al momento non disponiamo di dati certi sugli effetti del conflitto in Medio Oriente – dichiara Maurizio Baldi, presidente di Confartigianato Imprese Arezzo – le dinamiche potrebbero evolvere rapidamente e quindi non è facile fare proiezione. Quello che è certo è che le nostre imprese sentono già gli effetti dell’imprevedibilità del mercato. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime, insieme ai rischi sull’export verso aree strategiche, comprime i margini delle imprese e può rallentare la crescita.
Con l’appuntamento di OroArezzo alle porte – prosegue Baldi – monitoriamo con la massima attenzione gli scenari economici che potrebbero incidere negativamente sugli ordinativi delle imprese. Dal momento che le quotazioni dei metalli preziosi, i prezzi di gas ed energia e il clima di incertezza sui mercati internazionali rischiano di produrre importanti ricadute su numerose filiere produttive. In questo contesto, l’associazione è impegnata in un dialogo costante con le imprese e nei tavoli nazionali, portando i propri input per anticipare gli effetti della crisi. L’obiettivo – conclude Baldi – è individuare strumenti concreti di sostegno, veri e propri salvagenti, per garantire stabilità, liquidità e competitività al tessuto produttivo, rimanendo accanto alle imprese in questo momento delicato”.
Il focus sul comparto orafo aretino
Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un hub commerciale fondamentale per l’oreficeria aretina. Qui si concentra quasi il 20% dell’export del distretto orafo toscano. Da qui l’oreficeria aretina acquistata dai buyer emiratini viene poi riesportata non solo negli altri paesi dell’area medio-orientale, ma anche nei paesi africani ed in tutta l’area asiatica. Inoltre lo scalo di Dubai è uno dei principali terminal aeroportuali internazionali, snodo strategico per le rotte aeree che collegano gli Stati Uniti e Europa con il continente asiatico. Il bombardamento che ha colpito l’aeroporto di Dubai ha perciò scoraggiato la partecipazione di tante imprese italiane alla principale fiera internazionale di settore in programma ad Hong Kong dal 4 all’8 Marzo. Molte delle 100 imprese italiane che hanno acquistato uno stand nella collettiva dell’Agenzia ICE alla fiera di Hong Kong hanno preferito rinunciare alla trasferta di lavoro.
L’ultimo aspetto da considerare è infine l’influenza assolutamente negativa prodotta da un altro conflitto bellico sulle quotazioni del metallo prezioso, passato nel giro di poche ore da circa 140 euro al grammo dello scorso venerdì 27 Febbraio, a quasi 145 euro al grammo lunedì 2 Marzo per poi ridiscendere sotto i 139 euro, martedì 3 Marzo e quindi risalire a 143 euro, il 4 Marzo. E proprio le oscillazioni del prezzo del metallo prezioso rappresentano infatti uno dei freni più potenti nelle decisioni di acquisto dei buyer internazionali. Proprio l’importanza del distretto di Arezzo nella determinazione del valore complessivo dell’export toscano spiega perché la nostra regione sia quella più esposta a livello nazionale alle turbolenze sui mercati globali prodotte dalla crisi bellica medio-orientale.

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