“Una ferita nel cuore di Anghiari”

Bianchi e Checcaglini interrogano il Sindaco sulla rampa a Palazzo Taglieschi
Una rampa in cemento per agevolare l'accesso al museo, quindi addossata alle antiche mura di Palazzo Taglieschi, appunto museo nazionale vincolato e gioiello del patrimonio anghiarese, deturpa la vista di via Garibaldi e di uno degli angoli più caratteristici e perciò ammirati per la sua armonia di Anghiari.
I consiglieri comunali Danilo Bianchi e Mario Checcaglini hanno presentato un'interrogazione urgente per chiedere conto al Sindaco Alessandro Polcri delle autorizzazioni rilasciate e del ruolo dell'Amministrazione nella vicenda.
L'occasione è anche per tornare su un modus operandi che, secondo i due consiglieri, sta caratterizzando negativamente l'attuale mandato. «Lo abbiamo denunciato più volte – dichiarano –: non si tratta di episodi isolati. Dalla scala ai contrafforti di Piazzetta della Fonte alle modifiche a Porta Sant'Angelo, fino all'utilizzo dell'atrio di Palazzo Comunale come sala da pranzo per banchetti nuziali, con tanto di tavoli imbanditi e camerieri al servizio tra gli stucchi e gli affreschi del nostro municipio. Sono tutti segnali di una progressiva perdita di sensibilità istituzionale verso il decoro e la dignità dei luoghi pubblici e storici».
Venendo al caso specifico di Palazzo Taglieschi, i consiglieri pongono l'accento su una circostanza che definiscono «paradossale»: il museo è gestito dalla Soprintendenza, lo stesso ente che, presumibilmente, ha autorizzato – se non progettato – la rampa. «Ci chiediamo – sottolineano Bianchi e Checcaglini – come sia possibile che chi è preposto per legge alla tutela del patrimonio non abbia visto in questo intervento una ferita alla fisionomia di un luogo tanto delicato. Forse si è guardato solo alla norma, dimenticando il contesto».
I consiglieri tengono a precisare che non si tratta di opporsi all'abbattimento delle barriere architettoniche: «Sarebbe assurdo e insensibile. Il tema è un altro: esistevano soluzioni meno invasive. Una rampa removibile, ad esempio, da collocare all'occorrenza con l'assistenza del personale museale. Certo, magari meno agevole di una struttura fissa, ma capace di garantire l'accesso senza stravolgere la memoria dei luoghi. E del resto – aggiungono – ci domandiamo quale sia l'effettiva utilità di questa rampa d'ingresso, considerato che all'interno il museo, per la sua conformazione storica, presenta presumibilmente dislivelli e barriere non facilmente superabili. Forse non era possibile, o non lo si è voluto fare, rendere accessibili gli spazi interni. Allora perché deturpare l'esterno per un beneficio parziale?».
C'è poi un ulteriore elemento che preoccupa i consiglieri: dalle foto disponibili, la realizzazione della rampa non sembra ancora terminata. «Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, verrà collocata una ringhiera di protezione lungo i margini – fanno notare –. Un'aggiunta che, se possibile, renderà il manufatto ancora più impattante visivamente. Quello che oggi è già una ferita, domani sarà ancor più difficile da ignorare. E ci domandiamo: qualcuno, in sede di progettazione o autorizzazione, ha valutato anche questo aspetto? O si è preferito procedere a compartimenti stagni, senza una visione d'insieme?».
Il vero nodo, per i consiglieri, è il ruolo del Comune. «L'Amministrazione non è un semplice ufficio che appone timbri. Ha il dovere di vigilare, di essere garante attivo della conservazione dell'immagine di Anghiari. Se un progetto, anche se presentato da un ente sovraordinato, risulta invasivo e lesivo dell'armonia del centro storico, il Comune deve intervenire, chiedere modifiche, proporre alternative. Non può limitarsi ad autorizzare. Il patrimonio non è di proprietà della Soprintendenza o del Comune: è della comunità, è la ragione per cui Anghiari è conosciuta e amata nel mondo. E richiede cura, attenzione, e se necessario anche coraggio nel dire no a soluzioni sbagliate».
Con l'interrogazione, i consiglieri chiedono di vedere tutti gli atti e le autorizzazioni, e si dicono pronti a portare il dibattito in Consiglio Comunale. «Non ci fermeremo qui – concludono – perché difendere Anghiari significa difendere la sua anima».
I consiglieri Checcagini - Bianchi

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