Salute & Benessere Alimentazione
Due caffè al giorno aiutano il cervello: lo studio sulla demenza che fa discutere

Gli esperti invitano a interpretare i risultati con prudenza
Un consumo moderato di caffè e tè potrebbe essere collegato a un rischio più basso di sviluppare demenza e a un declino cognitivo più lento nel corso della vita. L’ipotesi arriva da una ricerca pubblicata su JAMA e condotta da un gruppo di studiosi della Harvard T.H. Chan School of Public Health, che ha analizzato le abitudini alimentari di decine di migliaia di persone per diversi decenni.
Il lavoro ha attirato l’attenzione dei medici del portale informativo “Dottore, ma è vero che…?”, progetto della FNOMCeO, che si occupa di contrastare la disinformazione sanitaria. Gli esperti hanno esaminato i risultati con attenzione e invitano a leggere lo studio con prudenza. Secondo i ricercatori, le persone che bevono 2-3 tazze di caffè oppure 1-2 tazze di tè al giorno mostrano mediamente un rischio inferiore di sviluppare problemi cognitivi. Si tratta però di un risultato statistico osservato su grandi gruppi di popolazione. La relazione individuata riguarda tuttavia una correlazione, cioè una semplice associazione tra abitudini alimentari e stato di salute. Non descrive un meccanismo diretto di protezione del cervello.
Il grande studio su 130 mila persone
La ricerca ha coinvolto oltre 130.000 partecipanti appartenenti a due grandi coorti statunitensi seguite per molti anni. I volontari, uomini e donne senza diagnosi di demenza all’inizio dello studio, sono stati monitorati attraverso un lungo follow-up durato fino a 43 anni. Durante questo periodo i ricercatori hanno raccolto informazioni sulla salute e sulle abitudini alimentari tramite questionari compilati ogni due-quattro anni. In particolare veniva chiesto ai partecipanti quanto caffè e tè consumassero abitualmente. L’indagine ha preso in considerazione il caffè con caffeina, escludendo in gran parte le varianti decaffeinate.
Dall’analisi dei dati emerge un quadro interessante: chi ha mantenuto nel tempo un consumo moderato di queste bevande ha mostrato una prevalenza leggermente più bassa di declino cognitivo rispetto a chi ne consumava poco o per nulla. L’associazione più evidente riguarda livelli moderati di assunzione: due o tre tazze di caffè al giorno oppure una o due di tè.
Perché i medici parlano solo di “associazione”
Gli specialisti della FNOMCeO invitano a prestare attenzione alla parola chiave che descrive i risultati: associazione.
“Nello studio non si afferma che bere quelle dosi di caffè e tè protegga dalla demenza”, spiegano i medici del portale informativo. “Si è semplicemente osservato che i due fenomeni possono comparire insieme in alcuni casi”.
Il motivo riguarda la natura stessa dello studio. Si tratta infatti di un studio osservazionale, cioè una ricerca in cui gli scienziati osservano i comportamenti delle persone senza intervenire direttamente sulle loro abitudini. In altre parole, i ricercatori non hanno assegnato ai partecipanti una quantità precisa di caffè da bere ogni giorno. Hanno soltanto raccolto le informazioni sulle loro abitudini nel tempo.
I fattori che possono confondere i risultati
Uno dei limiti degli studi osservazionali riguarda i cosiddetti fattori di confondimento. Si tratta di variabili che possono influenzare i risultati senza essere direttamente misurate. Il cardiologo elettrofisiologo John Mandrola, sul blog Sensible Medicine, ha ricordato che molti studi su alimenti o abitudini di vita presentano questo problema.
“Gli studi osservazionali non randomizzati su prodotti come caffè, quinoa, cioccolato, saune e mirtilli possono confondere le idee ai cittadini”, ha scritto Mandrola.
Nel caso specifico, chi beve caffè ogni giorno potrebbe anche fare più attività fisica, avere una dieta più equilibrata, fumare meno oppure possedere un livello di istruzione più alto. Tutti elementi che, secondo numerosi studi epidemiologici, possono contribuire a ridurre il rischio di demenza. Anche se i ricercatori hanno cercato di correggere statisticamente questi fattori, alcuni dati restano inevitabilmente fuori dall’analisi.
Caffeina: effetti reali sul corpo
L’espresso e il tè contengono caffeina, una sostanza stimolante che agisce sul sistema nervoso centrale. In quantità moderate la caffeina può ridurre la sensazione di stanchezza, aumentare la vigilanza e migliorare i tempi di reazione. Molte persone sperimentano questi effetti già dopo una singola tazza di caffè.
Gli esperti ricordano però che il consumo deve restare equilibrato. Un’assunzione elevata può infatti aumentare la pressione arteriosa, disturbare il sonno e aggravare alcune condizioni come ansia o reflusso gastroesofageo. In soggetti sensibili, dosi eccessive possono creare problemi anche al sistema cardiovascolare. Caffè e tè vanno pertanto considerati come bevande da inserire in un contesto alimentare equilibrato, senza attribuire loro proprietà miracolose.
Come proteggere davvero la salute del cervello
Il primo autore dello studio, Yu Zhang, ha sottolineato che la prevenzione del declino cognitivo dipende da diversi fattori legati allo stile di vita.
“Mantenere uno stile di vita sano, fare regolarmente esercizio fisico, seguire una dieta equilibrata e dormire bene sono tutti elementi importanti per la salute del cervello”, ha spiegato il ricercatore.
Le principali revisioni scientifiche sulla prevenzione della demenza indicano che la combinazione di comportamenti salutari può avere un impatto significativo nel lungo periodo. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, la demenza rappresenta una delle sfide sanitarie più importanti del XXI secolo. Le evidenze attuali suggeriscono che circa la metà dei casi di declino cognitivo potrebbe essere prevenuta o ritardata intervenendo su fattori modificabili come dieta, attività fisica, controllo della pressione e stimolazione mentale.
Immagine creata da un sistema IA

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