Il mercato del lavoro nell'aretino: analisi dei flussi occupazionali

A guidare la domanda di lavoro è il settore dei servizi, che assorbe il 50,2% delle richieste
L'analisi del mercato del lavoro in provincia di Arezzo nel 2025, basata sui dati relativi all’indagine ISTAT sulle “Forze di lavoro delinea un quadro di sostanziale stabilità complessiva che nasconde però profonde differenze tra i vari settori economici.
Nel 2025 nella nostra provincia sono presenti circa 151 mila occupati, per l’82,3% dipendenti ed il restante 17,7% indipendenti. Rispetto al 2019 si sono guadagnate circa 6.000 posizioni lavorative, +4,1% in termini relativi, anche se nell’ultimo anno si è registrata una sostanziale stabilità (+0,1%).
L’andamento non è stato però omogeneo: gli occupati indipendenti, infatti accusano nell’ultimo anno una flessione del 7% (-24,5 sul 2019), mentre per i dipendenti si registra un aumento dell’1,8% sul 2024 e dell’13,3% sul 2019.
Anche a livello settoriale emergono differenze di rilievo: l’agricoltura è decisamente la più penalizzata nel confronto con il pre-pandemia (-24,7%), anche se nell’ultimo anno registra una forte crescita.
Nel manifatturiero i livelli occupazionali sono molto al di sopra del 2019 (+16,5%) ma nel 2025 hanno registrato una sostanziale stabilità.
Le costruzioni evidenziano l’esaurimento della spinta fornita dagli incentivi soprattutto nel 2024: la flessione nel confronto con il 2019 si attesta a -11,3%, con una pesante caduta nell’ultimo anno (-19,1%).
Il commercio risulta ancora è al di sotto dei livelli pre-pandemia (-7,9%), ma la situazione sta decisamente migliorando (+4,3% nell’ultimo anno).
Infine le altre attività dei servizi, pur essendo ben al di sopra dei livelli 2019 (+7,3%), nell’ultimo anno hanno riportato una flessione occupazionale dell’1,6%.
Il tasso di disoccupazione 15-64 anni della provincia di Arezzo si colloca nel 2025 al 2,9%, 1,3 p.p. in meno dell’anno precedente e ben al di sotto del dato regionale (4,4%): dall’analisi per sesso emerge che il dato femminile è di oltre due punti percentuali più alto di quello maschile (4,2% contro 1,9%).
I dati recentemente pubblicati dal Sistema Informativo Lavoro della Regione Toscana forniscono un ulteriore punto di vista dell’andamento del mercato del lavoro provinciale.
Nel corso del 2025 le comunicazioni di avviamento al lavoro inviate ai Centri per l’Impiego (CPI) si sono attestate a 64.052 unità: il 40,7% registrate presso il Centro per l’Impiego di Arezzo, il 23,9% in Valdarno, il 17,3% in Valdichiana, il 9,8% a Sansepolcro e per finire l’8,2% a Bibbiena.
Rispetto al 2024 si registrano risultati positivi in Casentino (+5%) e Valtiberina (+0,5%), mentre sono in diminuzione gli avviamenti nell’Area aretina (-1,2%), in Valdarno (-3%) e in Val di Chiana (+1,3%).
A livello contrattuale, il tempo determinato è la forma nettamente preponderante, rappresentando il 57% del totale degli avviamenti, pur in presenza di una diminuzione del 2,3% rispetto al 2024.
Seguono le assunzioni con contratto a tempo indeterminato (10,8% del totale), in diminuzione dello 0,5%.
La terza tipologia in termini di peso è la somministrazione: 7,8% del totale che, al contrario, cresce sensibilmente (+6,7%), così come il lavoro intermittente (6,8% del totale, +1,1%).
Le altre tipologie sono tutte in flessione rispetto al 2024 con la sola eccezione dei contratti a progetto/co.co.co. che presentano un incremento del 3,8%.
A livello di settori di attività i segni negativi sono abbastanza diffusi: agricoltura (-7,3%), manifatturiero (-2,2%), costruzioni (-7,8%), commercio (-1,3%) e trasporti (-4,1%). Crescono, invece, le assunzioni in alberghi e ristoranti (+2,1%), P.A. istruzione e sanità (+5%) e servizi alle imprese (+53,2%).
Se l'analisi dei dati storici fotografa un mercato del lavoro stabile ma frammentato, lo sguardo alle tendenze dei prossimi mesi permette di delineare le sfide immediate che le imprese aretine si trovano ad affrontare.
Secondo il sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel mese di maggio la quota di imprese che prevede di assumere nuove figure professionali si attesta al 16% con circa 2.470 entrate programmate, un dato che segna una flessione di 210 unità rispetto a maggio 2025. Nel trimestre maggio-luglio 2026 le entrate previste salgono a 7.510, con una variazione negativa di 320 unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
A guidare la domanda di lavoro è il settore dei servizi, che assorbe il 50,2% delle richieste (1.240 entrate). Le opportunità si concentreranno per il 72% nelle piccole imprese con meno di 50 dipendenti. Sotto il profilo contrattuale, nel 22% dei casi le entrate saranno stabili (tempo indeterminato o apprendistato), mentre nel 78% saranno a termine. Rimane alta la difficoltà di reperimento: in 51 casi su 100 le imprese segnalano ostacoli nel trovare i profili desiderati.
Riguardo ai titoli di studio richiesti per il mese di maggio: l’8% delle entrate è destinato a laureati, 3% ai diplomati ITS, il 23% a candidati con diploma di scuola media superiore, il 40% a chi possiede una qualifica o diploma professionale e il 26% a profili con la sola scuola dell’obbligo.
Le figure professionali più ricercate in provincia, con la relativa incidenza sul totale delle entrate sono: esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione: (16,2%), addetti alle vendite (8,9%), personale non qualificato nell’agricoltura e manutenzione del verde (5,7%), personale non qualificato addetto allo spostamento e consegna merci (5,3%) e personale non qualificato nei servizi di pulizia (4,5%).
Complessivamente, le prime cinque figure professionali coprono circa il 41% della domanda totale della provincia. Infine, tra le professioni tecniche e con elevata specializzazione, si segnalano richieste per Tecnici dei rapporti con i mercati (50 entrate) e Tecnici della salute (30 entrate).
“Sebbene i numeri confermino la capacità di tenuta occupazionale del nostro territorio- commenta il Presidente Massimo Guasconi-, con una disoccupazione ai minimi termini che ci pone in una posizione di forza nel contesto toscano, è doveroso porre l'accento su alcune tendenze che meritano un'analisi attenta per non condizionare le prospettive future. Destano allarme la netta prevalenza di contratti a termine e la quota rilevante di assunzioni rivolte a figure professionali non qualificate. Questo scenario suggerisce il rischio di uno scivolamento verso un'economia a basso valore aggiunto, proprio mentre le imprese denunciano una difficoltà di reperimento senza precedenti. Vedere che oltre la metà delle aziende non trova il personale adatto, mentre la domanda si concentra su profili elementari o precarizzati, indica un cortocircuito che dobbiamo interrompere. È fondamentale che le assunzioni tornino a privilegiare la stabilità e l'alta specializzazione: solo investendo in competenze certificate e in contratti di qualità potremo garantire che Arezzo continui a competere sui mercati internazionali e che la stabilità odierna non si trasformi in una debolezza strutturale per l'occupazione di domani."

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