Moda, la crisi continua: in tre anni perse 268 imprese in provincia di Arezzo

Cresce del 66% il ricorso alla cassa integrazione nel primo trimestre 2026
CNA Federmoda Arezzo esprime forte preoccupazione per l'andamento del comparto moda e richiama l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di dare concreta attuazione alle proposte contenute nel Piano Strategico Nazionale 2030 presentato nei giorni scorsi in Parlamento da CNA Federmoda.
I numeri confermano una situazione sempre più complessa. In provincia di Arezzo, al primo trimestre 2026, le imprese del settore moda (tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria) sono 771, per un totale di 960 unità locali. Di queste, 420 sono imprese artigiane. Gli occupati sono 7.728, che salgono a 8.975 considerando anche le unità locali di aziende con sede fuori provincia.
A preoccupare è soprattutto il trend degli ultimi anni. Tra il 2022 e il 2025 il territorio aretino ha perso 268 imprese del comparto, contribuendo a un saldo negativo nazionale di oltre 20mila aziende scomparse. Un dato che evidenzia non soltanto una contrazione economica, ma anche una progressiva perdita di competenze, occupazione e presidio produttivo sul territorio.
A confermare la difficoltà del settore è anche il crescente ricorso agli ammortizzatori sociali. I dati relativi al fondo FSBA, destinato alle imprese artigiane, mostrano un aumento costante delle richieste tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. Le aziende che hanno fatto ricorso allo strumento sono passate dalle 64 di settembre 2025 alle 182 di marzo 2026 (+184%), mentre i lavoratori coinvolti sono aumentati da 319 a 980 (+207%).
Dopo i comparti dell'oreficeria e della metalmeccanica, che rappresentano il 77% delle richieste complessive, il settore moda si colloca al terzo posto con il 16% delle domande presentate nel primo trimestre del 2026, registrando un incremento del 66% rispetto all'ultimo trimestre del 2025.
«I dati aretini confermano che la crisi non è più congiunturale ma strutturale – afferma Paolo Pernici, presidente di CNA Federmoda Toscana e presidente CNA Valdarno –. Sono temi che portiamo avanti da anni nei confronti delle istituzioni regionali e nazionali e che abbiamo condiviso nei tavoli di confronto dedicati alla crisi della moda. Oggi più che mai servono interventi capaci di sostenere la competitività delle imprese e di salvaguardare l'occupazione».
Proprio per questo CNA Federmoda ha elaborato un Piano Strategico 2030 fondato su tre direttrici principali: valore economico, attraverso il riconoscimento di un prezzo equo delle lavorazioni lungo la filiera; valore sociale, per rafforzare occupazione e attrattività dei mestieri del saper fare; valore ambientale, valorizzando la sostenibilità come elemento di competitività.
Tra le proposte avanzate figurano l'istituzione di comitati distrettuali di filiera, una certificazione unica della moda, una Carta della filiera equa per regolare rapporti e pagamenti tra imprese, l'Academy CNA Federmoda per la formazione delle competenze e un osservatorio dedicato ai costi delle commesse.
«Tra gli aspetti più significativi del piano strategico – sottolinea Moreno Fabbri, presidente CNA Federmoda Arezzo – vi è il principio della responsabilità condivisa lungo tutta la filiera. In un territorio come il nostro, caratterizzato da una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, è fondamentale che costi, rischi e benefici siano distribuiti in modo più equilibrato tra tutti gli attori coinvolti.
Le imprese aretine stanno affrontando una fase estremamente delicata e hanno bisogno di condizioni che consentano loro di continuare a investire, innovare e mantenere occupazione. Ci auguriamo che questi temi possano essere approfonditi anche nell'ambito del Tavolo regionale per la crisi della moda, che auspichiamo venga riconvocato quanto prima, affinché si possa passare dalle analisi alle azioni concrete a sostegno del settore».

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