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Sport e sociale: al via la nuova stagione di basket integrato della Sba

La pallacanestro veicolo di inclusione sociale con benefici sportivi, educativi e relazionali
La pallacanestro come veicolo di inclusione sociale. Lunedì 28 settembre prende il via la quindicesima stagione del progetto di basket integrato della Scuola Basket Arezzo dove ragazzi e adulti con disabilità fisiche, intellettive e relazionali avranno l’occasione di vivere le emozioni dello sport sul parquet del palasport “Mario d’Agata”. Questa attività, sostenuta da Bm Centro Tecnico, fa affidamento sulla consolidata collaborazione con Caritas Diocesana e All Stars Arezzo Onlus, garantendo un approccio integrato che unisce competenze diversificate in ambito sportivo, educativo, relazionale e sociale.
Il basket integrato della Sba trova la propria peculiarità nell’incontro tra atleti con disabilità e atleti senza disabilità con la prospettiva di dar seguito a un’esperienza sportiva condivisa dove il valore è legato alla possibilità di stare insieme, giocare e confrontarsi. Gli allenamenti saranno nuovamente coordinati da Paolo Bruschi e Federico Fracassi che, da molte stagioni, sono specializzati nella conduzione di un percorso in cui la preparazione atletica per mantenere e sviluppare abilità fisiche viene affiancata da un parallelo percorso tecnico volto ad acquisire i fondamenti della pallacanestro tra palleggi, passaggi e tiri. La prospettiva è di riuscire nuovamente ad allestire una vera e propria squadra capace di rappresentare la città in amichevoli e tornei del circuito Special Olympics, andando così a proporre un’esperienza completa di sport in grado di andare oltre al semplice allenamento e di favorire autonomia, autostima e capacità di relazione. «Il basket integrato - ricorda Fracassi, - è uno dei progetti di cui andiamo maggiormente orgogliosi perché rinnova un percorso che, stagione dopo stagione, genera uno spazio di relazione, crescita e partecipazione in cui abbattere le distanze e valorizzare le capacità di ogni partecipante. I singoli atleti trovano una dimensione su misura in cui vivere pienamente lo sport e il senso di appartenenza a una squadra».

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