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Generazione Futuro: Armida e Margherita Kim

Due sorelle di Anghiari: una sarta modellista e una ristoratrice
Ci presentiamo: “Mi chiamo Armida, sono una sarta modellista e, da poco, proprietaria di una sartoria ad Anghiari”. E poi. “Io sono Margherita e da qualche anno gestisco il ristorante di famiglia, il Talozzi Bistrot ad Anghiari”.
1. ORIGINE
Come e da dove nasce la passione per il mondo della cucina e per la sartoria?
Armida: “Tutto nasce durante la mia formazione liceale, quando studiavo all’istituto Giovagnoli di Sansepolcro, indirizzo tessitura. È stato lì, grazie a due docenti appassionate come Crispoltoni e Inferrera, che ho scoperto il mondo della progettazione della moda. Da quel momento ho capito che era una strada che volevo continuare a percorrere e non l’ho più abbandonata”.
Margherita: “La ristorazione è nel nostro DNA: siamo praticamente nate in cucina. Quando ero piccola, la mia famiglia gestiva il Campino di Toppole e sono cresciuta tra i profumi della cucina e le voci dei clienti. Con il tempo mi sono appassionata soprattutto alla parte gestionale e finanziaria di questo mondo. Tanto che, proprio l’anno scorso, ho conseguito una laurea in economia con una tesi dedicata alle microimprese, come quella della nostra famiglia”.
2. DIFFERENZA
Qual è il confine tra custodire una tradizione e reinterpretarla nei vostri settori?
Armida: “Penso spesso a una celebre frase di Picasso: ‘A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino’. Credo che per reinterpretare una tradizione in modo credibile sia necessario, prima di tutto, conoscerla e studiarla profondamente. Solo dopo si può intervenire, attualizzarla e darle una nuova lettura. La reinterpretazione nasce dalla conoscenza, ma anche dal gusto personale, dalla sensibilità e dal proprio estro creativo”.
Margherita: “Sulla cucina toscana non si scherza! Nella nostra zona c’è una grande attenzione alla salvaguardia della tradizione, ed è giusto che sia così. Ma credo anche che gli ingredienti del territorio, se vengono trattati con rispetto e consapevolezza, possano trovare continuamente nuove strade. La tradizione non deve necessariamente essere immobile: può evolvere senza perdere la propria identità. E alla fine il cliente va accompagnato, con curiosità e nel modo giusto, anche verso esperienze nuove”.
3. SCELTA
Oggi molti giovani cercano opportunità altrove. Voi avete scelto di investire qui: perché?
Armida: “Perché no? Anghiari e la Valtiberina sono ancora oggi un’oasi in cui poter vivere e lavorare con serenità. Il mio è un lavoro artigianale, che ha bisogno di tempo, concentrazione e respiro mentale: dimensioni che le grandi città, sempre più frenetiche, offrono con difficoltà. Inoltre, le nuove tecnologie ci permettono di essere connessi con il mondo praticamente ovunque, senza dover necessariamente essere fisicamente presenti in un determinato luogo”.
Margherita: “Credo sia importante coltivare la propria tradizione, ma farlo con uno sguardo rivolto al futuro. Qui ho trovato la possibilità di costruire qualcosa che sento veramente mio e di avere soddisfazioni che forse, in altri contesti, sarebbero state più difficili da raggiungere. In un piccolo paese non sei soltanto un numero: il rapporto con le persone è diretto e il tuo lavoro diventa parte della comunità. Inoltre, la nostra attività è profondamente legata alle materie prime e ai produttori del territorio”.
4. RESPONSABILITÀ
Vi sentite responsabili nel contribuire a mantenere vivo il centro storico di Anghiari?
“Forse, più che noi a tenere vivo il centro di Anghiari, è il centro di Anghiari a tenere vive noi. Rispetto ad altri borghi, il nostro paese riesce ancora a mantenere una bella vivacità. Certamente le attività commerciali e professionali, comprese le nostre, hanno una responsabilità nel mantenerlo attivo, ma il merito è anche degli abitanti e di tutte le persone che lo frequentano. Una comunità viva nasce dalla somma di tante presenze e di tante piccole energie”.
5. COMPETENZA
Quali sono le competenze più importanti che servono oggi per fare impresa in un piccolo paese?
“Sicuramente il rapporto umano. In un momento storico in cui affidiamo sempre più aspetti delle nostre vite agli strumenti digitali, credo che per un cliente trovare un’accoglienza autentica, qualcuno che sappia ascoltarlo e una comunità viva faccia davvero la differenza. La tecnologia può aiutare tantissimo, ma non può sostituire completamente il rapporto tra le persone”.
6. OSTACOLI GENERAZIONALI
Avete mai avuto la sensazione di dover dimostrare qualcosa in più rispetto a chi ha più esperienza?
“Molto spesso. Ma pensiamo che sia anche normale e, in fondo, positivo. Sentire di dover dimostrare il proprio valore può diventare una spinta a studiare, mettersi in discussione e cercare di fare sempre meglio. L’esperienza degli altri è preziosa, ma anche le nuove generazioni devono avere la possibilità di costruire la propria credibilità attraverso ciò che fanno”.
7. CREDIBILITÀ
Secondo voi, la credibilità nasce dal luogo da cui si proviene o da ciò che si dimostra ogni giorno con il proprio lavoro?
“All’inizio un cognome, una storia familiare o il luogo da cui si proviene possono sicuramente aiutare ad aprire una porta e a entrare nel mercato. Ma poi quella porta bisogna saperla tenere aperta. La credibilità, nel tempo, si costruisce soltanto con il lavoro, con la serietà e con la qualità di ciò che si offre. È il quotidiano che dimostra davvero chi siamo”.
8. FALLIMENTO
Avete mai vissuto un momento in cui avete pensato che il progetto potesse non funzionare?
“Sì, capita molto spesso. Le sfide sono tante e fanno parte della quotidianità di chi decide di fare impresa. Ci sono momenti in cui inevitabilmente ci si chiede se ne valga la pena o se una determinata strada sia quella giusta. Noi, però, siamo sostenitrici del pensiero positivo: quando arriva una criticità, facciamo un bel respiro, cerchiamo di capire cosa possiamo imparare da quella situazione e ci rimettiamo in marcia”.
9. VISIONE
Oggi, guardando al percorso fatto, la vostra idea iniziale è cambiata?
“Sì, e probabilmente continuerà a cambiare. Ogni giorno modifichiamo strategie, prospettive e qualche volta anche obiettivi, cercando di adattarci a un futuro che cambia continuamente. Crediamo che la capacità di evolvere sia fondamentale, soprattutto per chi lavora in realtà piccole. Quello che invece non cambia è il nostro ‘core’: il cuore delle nostre attività, i valori e l’identità da cui siamo partite. Alla fine, è quello che siamo”.
10. EREDITÀ
Che eredità vorreste lasciare, con il vostro lavoro, a chi verrà dopo di voi?
“Forse è ancora troppo presto per dirlo. Ci piacerebbe però lasciare l’idea di un luogo in cui poter trasmettere professionalità, conoscenze e passione, ma soprattutto uno spazio inclusivo e sociale, dove le persone possano incontrarsi e sentirsi parte di una comunità. Perché crediamo che il vero valore dell’artigianato, ciò che lo distingue dall’industria e dal prodotto di serie, sia proprio il rapporto umano. E forse è questa la cosa più importante che vorremmo lasciare: non soltanto un lavoro, ma un modo di stare insieme e di costruire qualcosa per gli altri”.

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