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Renault: interesse per nozze con Fca, rinvio a oggi

Vicini alla formazione del terzo colosso mondiale nel settore dell'auto

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Ancora niente verdetto sulla fusione tra Renault e Fca. Al termine di un cda durato oltre tre ore nel quartier generale alle porte di Parigi, il costruttore francese ha confermato in una nota il suo «interesse» per le nozze con il gruppo italo-americano, ma rinvia ogni possibile decisione ad una nuova sessione di lavoro convocata per questo pomeriggio. «Il Cda di Renault - recita il comunicato ufficiale diffuso in serata - si è riunito con lo scopo di rivedere nel dettaglio gli elementi costitutivi della proposta ricevuta da Fca il 27 maggio scorso». In questo contesto, è stato deciso «di continuare a studiare con interesse l’opportunità di una tale fusione» e «protrarre i colloqui su questo tema». 

Il nuovo appuntamento è stato fissato per oggi, «a fine giornata». In caso di fumata bianca sulle grandi linee del progetto, il Cda potrebbe a questo punto decidere l’apertura condizionata di negoziati esclusivi con Fca. Una trattativa che potrebbe durare mesi, se non addirittura un anno. Obiettivo? Formare il terzo colosso mondiale nel settore dell’auto nel quadro della fusione «tra eguali», 50-50, con John Elkann alla presidenza e Jean Dominique Senard, l’attuale presidente di Renault, come a.d.

Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire - che nel week-end ha visto Elkann a Parigi - ritiene che il progetto sia «una reale opportunità per Renault e per l’industria automobilistica francese». Ma pretende nel contempo una serie di garanzie allo scopo di evitare tagli occupazionali e difendere l’interesse nazionale francese, tra cui il quartier generale operativo del nuovo gruppo a Parigi, un dividendo straordinario per gli azionisti di Renault e un posto al governo in Cda sul quale, secondo indiscrezioni di stampa, già ci sarebbe un’intesa. Secondo le voci, lo Stato principale azionista di Renault (la quota attuale è del 15%) avrebbe accettato un compromesso per occupare una delle quattro poltrone in quota Renault, oltre alle quattro di Fca.

Viene inoltre ipotizzato che Renault possa cedere all’esecutivo uno dei suoi due seggi nel comitato nomine. Se confermata, questa configurazione permetterebbe allo Stato francese di dire la sua sulla governance della futura entità. Ma al momento, dai principali attori, arriva solo un secco no comment. Intanto, il fondo attivista francese Ciam, azionista di Renault, ha criticato la proposta di fusione di Fca, definita «un’acquisizione» e non una fusione alla pari, che «sottovaluta totalmente» Renault, alle cui attività industriali viene attribuito «un valore implicito negativo di 3 miliardi di euro». «Siamo sorpresi della mancanza di un premio collegato a questa acquisizione e ci opporremo fermamente a questa presa di controllo opportunistica che non solo sottovaluta Renault ma in più non prevede alcun premio di controllo», afferma Ciam, giudicando ingiustificato il dividendo di 2,5 miliardi che Fca vorrebbe staccarsi prima delle nozze.

«A nostro avviso - si legge nella lettera - questo dividendo non solo non dovrebbe essere pagato a Fca ma dovrebbe piuttosto essere versato agli azionisti di Renault assieme a una somma supplementare». Secondo il Financial Times, Yu Serizawa e Yasuhiro Yamauchi, esponenti di Nissan nel cda dello storico alleato transalpino, si dovrebbero astenere «da un voto cruciale» che «potrebbe minacciare il futuro dell’alleanza ventennale» tra il costruttore nipponico e quello francese. Ieri il presidente e ceo di Nissan, Hiroto Saikawa aveva detto che la proposta di Fca comporta «una fusione completa che, se realizzata, altererebbe significativamente la struttura del nostro partner Renault» e che perciò richiede «una revisione fondamentale della relazione esistente» tra i due partner dell’Alleanza. E forse non è un caso se questa mattina, prima della riunione a Boulogne-Billancourt, Jean-Dominique Senard, abbia tenuto a parlarci personalmente. Il progetto di fusione prevede la creazione di una holding basata ad Amsterdam e quotata alle borse di Parigi, New York e Milano. La famiglia Agnelli, che controlla il 29% di Fiat-Chrysler, vedrebbe la sua parte automaticamente diluita al 14,5%,restando comunque primo azionista della nuova entità, mentre lo Stato francese scenderebbe al 7,5%.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
04/06/2019 22:05:09


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