Opinionisti Alessandro Ruzzi

Dazi e la debolezza italiana

Grande preoccupazione in Italia

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La amministrazione statunitense ha ricevuto l'autorizzazione ad imporre oltre 7 miliardi di euro in dazi contro prodotti provenienti dall'Unione Europea come misura di ritorsione contro gli aiuti destinati al Consorzio Airbus. Un procedimento durato 15 anni, spetterà alla amministrazione Trump applicarlo scegliendo i prodotti da punire.
Grande preoccupazione in Italia perché molti prodotti italiani (principalmente alimentari) saranno colpiti da più elevate tariffe di importazione negli Stati Uniti.
L'Italia non ha avuto benefici dagli aiuti destinati al consorzio che costruisce i velivoli a Tolosa (Fr), partecipando solo marginalmente alla realizzazione di questi aviogetti (Francia, Germania, Spagna e Uk sono partners nella azienda), ma pare destinata a veder gravati prodotti come il parmigiano con imposte tali da renderli non più commercialmente attraenti nel grande mercato degli Stati Uniti. Gli aiuti hanno garantito ad Airbus una più facile vendita e forse servivano per tutelare un settore ritenuto strategico, che diversamente sarebbe rimasto in mano esclusivamente ai produttori nordamericani come Boeing  e Macdonnel-Douglas. Ed è in corso il procedimento che contesta una cifra ben maggiore di aiuti da parte dei governi statunitensi alla loro industria areonautica, che potrebbe sfociare nella imposizione di dazi europei contro prodotti statunitensi. I dazi sono strumento tradizionale tra le barriere all'importazione, normalmente usate per tutelare l'industria nazionale da concorrenza estera che per un motivo o l'altro offre prodotti a minor costo; le barriere colpiscono i prodotti in base al luogo di produzione, non in base alla sede fiscale della azienda che ne trae beneficio. Per capirsi non è che se in Italia mettiamo barriere -ossia dazi- all'importazione degli smartphone USA andiamo a colpire i prodotti della Apple: questi sono fatti in Cina e quindi non verrebbero colpiti dai dazi, i prezzi dei melafonini rimarrebbero immutati e la casa madre continuerebbe a ingrassare con gli utili derivanti.
Questo origina da quel movimento postindustriale che ha portato alla delocalizzazione della produzione di molti prodotti in luoghi ove i costi sono più interessanti (per la casa madre) e che non si può applicare alla produzione di eccellenze che devono essere prodotte in luoghi specifici (lo champagne, gli apprezzati vini o formaggi francesi, il parmigiano): questi non possono essere delocalizzati. E le eccellenze prodotte negli Stati Uniti sono tali da non avere concorrenza avendo elevato contenuto tecnologico, mentre in altri casi il potere politico statunitense le impone a prescindere.
Quindi verranno colpite soprattutto imprese italiane di dimensioni medio-piccole, che producono sul territorio italiano, che danno lavoro e producono reddito in Italia. Una porcata insomma. E dimostrazione ulteriore della debolezza del nostro sistema paese a livello internazionale. Gli Stati Uniti hanno sempre avuto tendenze protezionistiche, basta pensare a prodotti che soffrono di dazi tariffari statunitensi pur in mancanza di produttori nordamericani: venendo io dal mondo orafo, mi è facile ricordare come le catenine italiane pagavano circa il 6% dazio sul valore totale per entrare negli USA, ma non esisteva industria paragonabile negli Stati Uniti (che a partire dagli anni '80 vedeva casomai le principali aziende americane del settore impiantare fabbriche in Cile o nella Repubblica dominicana). E gli orafi italiani non sono mai riusciti a ottenere neanche l'equiparazione fra i dazi applicati alle merci statunitensi importate in Europa e quelle che percorrevano la strada inversa. Sì, perché la gioielleria americana pagava un dazio inferiore a quello della oreficeria europea.
Buffo come l'aviazione militare italiana acquisti velivoli da combattimento principalmente negli Stati Uniti e ne riceva in cambio l'imposizione di circa 500 milioni € in dazi: non mi piace criticare i risultati elettorali degli altri paesi dove si tengano elezioni democratiche, certo i risultati che hanno messo  Boris Johnson a capo del governo inglese o Trump alla presidenza statunitense esprimono sostegno a politiche isolazioniste specializzate nel creare contrasto con la UE. Ma poiché l'attuale assetto della UE è evidentemente e doverosamente criticabile, al pari dei governi che esprime la Repubblica italiana, forse siamo noi elettori italiani a sbagliare. L'aver messo il ministro della giustizia degli Stati Uniti (attorney general) a conoscenza di informazioni raccolte dai servizi segreti italiani  per fornire cartucce ad uso elettorale alla amministrazione Trump dà una spiacevole indicazione del ruolo che il nostro paese svolge a livello internazionale.
E a pagare sono i più piccoli, i più deboli, non i soci delle troppe industrie che di italiano conservano solo il nome avendo spostato le loro sedi fiscali in nazioni -anche all'interno della Ue- dove la tassazione è più favorevole: italiani per quello che gli torna comodo, stranieri per il resto.

Redazione
© Riproduzione riservata
09/10/2019 17:13:36

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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