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Sei milioni di pensionati aiutano i loro familiari: “Sostegno da 10 miliardi”

Lo Spi-Cgil: più del reddito di cittadinanza, ma per lo Stato siamo invisibili

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Il filo rosso che tiene insieme sogni e i bisogni dei pensionati italiani è il pessimismo. Un sentimento legato alla propria condizione economica ma anche situazione generale dell’Italia. E nella ricerca ci sono tre numeri che spiegano questo stato d’animo. Il primo: sei milioni di anziani aiuta economicamente i propri familiari, in particolare figli e nipoti. È il 35,7% dei pensionati italiani, una percentuale che attraversa l’Italia da nord a sud senza sostanziali differenze: «Un ruolo che va oltre quello del tradizionale welfare informale per diventare un ammortizzatore economico che vale tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, cioè molto più del reddito di cittadinanza», spiegano i ricercatori di Tecnè che hanno realizzato lo studio per la Fondazione Di Vittorio.

Il secondo numero dimostra come questa attività di supplenza vada avanti nonostante la convinzione di oltre il 92% degli intervistati che il loro potere d’acquisto sia diminuito negli ultimi anni. Non è un caso, allora, che ci siano anche 1,5 milioni di pensionati (l’11,2% del totale) che hanno bisogno di sostegno economico, sporadico o costante (300 mila persone). E anche in questo caso l’aiuto arriva dalle famiglie «l’equivalente - precisano i ricercatori - di ulteriori 2-3 miliardi di euro che contribuiscono a una sorta di economia circolare senza la quale, probabilmente, la povertà assumerebbe tinte ancora più drammatiche per una quota consistente di popolazione».

Il terzo numero fa luce su un’altra criticità: tre milioni di pensionati convivono con un persona non autosufficiente, in pratica uno ogni cinque. E i ricercatori sottolineano «una drammatica e preoccupante differenza in base alla condizione economica». L’assistenza ha un’incidenza del 9,7% nelle famiglie benestanti e arriva a pesare il 21,5% in quelle più povere. Più di nove pensionati su dieci non ritengono adeguata la risposta del servizio pubblico e l’83,5% è convinto che debba essere lo Stato, attraverso la fiscalità generale, a a farsi carico del sostegno alle famiglie. Stretto, naturalmente, il rapporto tra condizione economica e stato di salute ma «stupisce e preoccupa la differenza di passo sociale». I pensionati che non godono di buona salute sono il 12,9% tra i benestanti e 44,5% nelle classi economiche più basse (vulnerabili e poveri); il 33,2% vive al Nord e il 47,4% nel mezzogiorno.

«Questi numeri - spiega Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil - dimostrano il ruolo chiave svolto dai pensionati nella società italiana dove si fanno carico di un welfare che invece dovrebbe garantire lo Stato». Il problema, però, nasce dal fatto che questo ruolo spesso non viene riconosciuto dalla politica: «I pensionati italiani hanno ottenuto poco da questo governo. È come se fossero invisibili, anche se rappresentano ormai un terzo del paese».

Pedretti è convinto che sia arrivata di nuovo l’ora per i pensionati di farsi sentire e per questo lo Spi Cgil, con i sindacati pensionati di Cisl e Uil, ha organizzato per il 16 novembre una manifestazione a Roma al Circo Massimo. «Chiediamo al governo di fare di più, di rivalutare le pensioni, di dare la quattordicesima a chi ne ha più bisogno, di abbassare le tasse e di arrivare alla definizione di una legge nazionale sulla non autosufficienza». Dal suo punto di vista servono fatti concreti anche perché «c’è il rischio che a forza di ridurre il potere d’acquisto delle pensioni e anche dei salari si vada verso un progressivo impoverimento che potrebbe far saltare questa forma di welfare familiare aprendo una potenziale conflitto generazionale di cui il paese non ha sicuramente bisogno».

E si torna al pessimismo. Dalla ricerca, infatti, emerge una lettura della situazione italiana di prevalente stagnazione economica (77,4%) ma c’è anche più di un quinto del campione che si dice convinto che ci sarà un ulteriore peggioramento. Se questo è il comune sentire degli intervistati si spiega anche perché il 91,2% sia convinto che la sua condizione personale non cambierà oppure si modificherà di poco in futuro. Una percentuale che scende all’80% se lo sguardo si allarga all’intero paese. Che cosa chiedono allora i pensionati? Per il 41% del campione intervistato risulta impellente la richiesta di migliorare il sistema di rivalutazione delle pensioni mentre il 31% chiede, invece, che si aumentino le pensioni più basse. E poi il 17,5% vorrebbe veder diminuite le tasse che sono considerate necessarie, ma troppo alte, dal 77,5% dei pensionati.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
10/11/2019 20:32:55


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