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La piazza di Bologna che tifa Sardine: “Ha ragione Guccini, ci hanno portato ossigeno”

In quarantamila al raduno di Bologna tra speranze e musica

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«Mi piaccion le sardine… Yeah, yeah, yeah!». Il rock demenziale degli Skiantos sul palco, e sotto – in una piazza VIII Agosto che offre un colpo d’occhio spettacolare  - allegri pensionati dai capelli brizzolati che pogano con studenti fuori sede, padri che saltellano con i figli sulle spalle a fianco di trentenni arrivati con la consapevolezza di essere loro al centro di questa «convocazione civile»  lanciata dal movimento delle Sardine. «Io sono qui per ascoltare. Ma sono qui anche per testimoniare che è ora di diventare protagonisti delle nostre scelte, senza più delegare a scatola chiusa», dice Luca, 33 anni, educatore precario in una cooperativa di Rimini. «Mi piaccion le sardine… Yeah, yeah, yeah». Continuano gli Skiantos, nella loro contaminazione generazionale. 

E intanto le sardine ballano. Si guardano tra loro. Si stringono in un abbraccio collettivo. E sorridono, come se fosse quello il loro manifesto contro l’odio. «Non sono mai scesa in piazza, ma quello che hanno fatto questi ragazzi è tanta roba: hanno messo al centro la gentilezza, l’educazione. Si può parlare di contenuti, ma lo si fa con leggerezza». Si è disegnata una sardina sulla guancia, Graziella, 41 anni, insegnante napoletana che vive in provincia di Modena da pochi mesi. «Sì, la leggerezza nei toni, il volto sereno di di Mattia Sartori, le parole non urlate: queste sardine hanno tanto da insegnare a noi adulti». Parola di Gianna, 68 anni, salita in Emilia dal Molise per venire a trovare la figlia universitaria, scegliendo questo weekend per essere una delle quarantamila. «Infiammatevi, è questo il momento» dice Patrizio Roversi, riportando le parole del poeta Franco Arminio, tra la testimonianza di una giovane ricercatrice tornata dall’estero a Bologna per studiare le malattie rare, prima di passare la palla alla musica dei Modena City Ramblers.

«Sembra di essere al concertone del Primo Maggio» scherza Luca, 34 anni, operaio di Casalecchio di Reno (Bologna). «La si va per cantare e basta. Qui speriamo che serva qualcosa in vista delle prossime elezioni». È una piazza difficile da fotografare quella delle Sardine. Ci sono le facce della Bologna di sinistra e della società civile. Ci sono gli studenti universitari, tanti, alcuni attratti da Manuel Agnelli e i Subsonica, altri – la maggioranza – lì per ribadire con facce e corpi il desiderio di una nuova politica. E poi ci sono i loro genitori. Over 60 che con orgoglio dicono di essere arrivati da Piemonte e Toscana, Veneto e Marche: pezzi d’Italia che si sono mossi per darsi appuntamento qui, alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi. «Ho fatto politica per oltre 20 anni, sono stato anche sindaco nelle mie terre, ma ormai mi ero rassegnata a dire basta, stanco dai toni esasperati e dalla volgarità del confronto – racconta Franco, 66 anni, della provincia di Lucca –. Le sardine sono state come uno schiaffo capace di risvegliarmi da un incubo: sono state capace di ridare dignità alla parte più bella del nostro Paese». E mentre Luca, 7 anni, con un pesciolino rosso di cartoncino orgogliosamente portato al petto chiede alla mamma: «Quando arriva Mattia?”, e una ragazza sbuffa col fidanzato perché Marracash canterà solo per ultimo, Guido e Riccardo, compagni di ateneo e fidanzati, si danno un bacio. “Siamo sardine anche per questo: perché Bologna, l’Emilia, l’Italia sia la culla dell’accoglienza. Per tutti». «Visto? – chiude Lucia, libraria di Parma – Ha proprio ragione Francesco Guccini: queste sardine hanno portato ossigeno».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
19/01/2020 21:57:32


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