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Fine del Movimento 5 Stelle?

"Gigino" ha gettato la spugna

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Luigi Di Maio ha rassegnato le proprie dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle. Questa decisione, presa sicuramente non in piena libertà ma su costrizione dei “poteri forti” del suo partito (Beppe Grillo e Davide Casaleggio), è destinata a produrre forti ripercussioni all’interno di un movimento nato dieci anni fa. Di Maio paga la poca esperienza politica (un 33enne senza un lavoro ben definito, che si è trovato per una serie di circostanze a essere uno fra i politici più potenti d’Italia), ma è proprio il 5 Stelle – in questi quasi due anni di governo, dapprima con la Lega e poi con il Pd – a pagare a caro prezzo la poca esperienza politica, dimostrando soprattutto quanto sia facile in Italia stare all’opposizione e dire che non va mai bene nulla, senza però avere una progettualità, salvo poi capire che la situazione sia diversa una volta presa la poltrona. Se l’alleanza con la Lega è stata un errore per un movimento che predicava ben altro, quella con il Pd e l’estrema sinistra è stata un vero suicidio politico, anche perché negli anni passati il movimento “grillino” aveva fatto proprio della guerra con il Pd uno dei suoi cavalli di battaglia. Per non parlare poi di quanto è successo in Umbria: in maggio il 5 Stelle fa scoppiare lo scandalo della sanità puntando deciso l’indice contro il Pd, poi in settembre diventa suo alleato alle regionali! L’alleanza con la sinistra ha fatto capire a tantissimi militanti che erano stati presi in giro, perché chi li rappresentava pensava di più a sé stesso e alle poltrone, che ai problemi degli italiani. Questa situazione ha creato un “fuggi fuggi” all’interno del 5 Stelle, certificato dai negativi risultati elettorali e dai tanti parlamentari che hanno deciso di abbandonare i pentastellati. I “grillini” – se vogliono ricrearsi una immagine, ma non sarà facile – debbono lasciare l’alleanza con il Pd, tornare in mezzo alla gente e capire che un movimento di questo tipo deve ritrovare la forza di poter governare da solo (laddove sia possibile), senza allearsi con nessuno. E soprattutto, deve costruire una classe politica propositiva e spendibile, non come qualche personaggio che si è ritrovato a rivestire ruoli di peso, ma che per capacità avrebbe a malapena potuto fare il portinaio, con tutto rispetto verso chi esercita questo lavoro.          

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
23/01/2020 10:10:02

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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