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Oltre 100 mila metri cubi di ghiaccio precipitati sulla Brenva (Monte Bianco)

Il fenomeno è stato monitorato dalla Fondazione Montagna Sicura

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L’inverno ha assopito i ghiacciai a rischio crollo delle Grandes Jorasses, ma sulla Brenva un altro seracco ha ceduto alla gravità, si è spezzato in due giorni fino a rotolare in blocchi senza provocare valanghe. Il cambiamento climatico in atto non è concausa del fenomeno. Sono sprofondati centomila metri cubi dei 120 mila stimati in equilibrio instabile. E’ avvenuto tra l’8 e il 9 febbraio. L’allerta era scattata il 7 febbraio con segnalazione della struttura regionale assetto idrogeologico dei bacini montani. E Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur ha fotografato, studiato i dati anche con l’uso del satellite, scoprendo una frattura in rapida evoluzione. Proprio per effetto della gravità la parte frontale del seracco subiva un’accelerazione notevole, tra i 50 e i 70 centimetri al giorno. Il crollo è cominciato il giorno successivo, ma in piccole parti, fino al definitivo assetto della lingua glaciale pensile sul versante della Brenva del Monte Bianco. Il seracco è stato battezzato “Gendarme rouge” ed è fra la Sentinella Rossa e lo Sperone della Brenva, l’area di grande fascino del versante italiano del Bianco che è anche fra le più soggette a crolli, quindi molto pericolosa per gli alpinisti. E non solo. Valerio Segor, dirigente della Regione, esperto di valanghe, spiega: «Il pericolo di un crollo del seracco riguarda la possibilità che provochi una valanga. Avviene quando per grandi nevicate alla base del ghiacciaio si forma un importante accumulo. In questo caso c’è un rischio per la Val Veny. Non ora però». La parte crollata è larga quasi 60 metri, profonda 45 e alta 46 metri. 

I tecnici di Fondazione Montagna Sicura hanno fotografato dalla stazione della funivia Skyway di Punta Helbronner con la “Panomax”, apparecchio che scatta immagini a 360 gradi. Hanno poi studiato le immagini del satellite Esa Sentinel-2 per poter scovare fratturazioni e riuscire a incrociare i dati per poter stabilire velocità dello scivolamento verso il vuoto e probabile crollo. Il confronto è avvenuto sulla base delle immagini satellitari registrate dal 14 ottobre al 7 febbraio. L’accelerazione è avvenuta a partire dal 31 gennaio. Nella relazione si legge: «Accelerazione accompagnata da un progressivo allargamento della frattura a monte del seracco». Il versante della Brenva del Bianco deve la sua fama proprio alla presenza di ghiacciai pensili che lasciano affiorare porzioni di granito con forme caratteristiche. La via della Sentinella Rossa è l’ultima di destra del versante Brenva che comprende un trittico di itinerari di grande fascino, a partire dalla Poire (deve il suo nome alla forma dello scudo di granito affiorante a quasi metà parete), quindi passando alla Major, nel centro.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
12/02/2020 14:32:49


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