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Processo a Zaki: è accusato di aver diffuso informazioni false in patria e all’estero

Oggi la prima udienza. Amnesty: “Siamo preoccupati”

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La notizia dell'apertura, oggi in Egitto, del processo contro Patrick Zaki è «uno sviluppo enormemente preoccupante». A denunciarlo il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, fin dall'inizio in prima linea per la liberazione dello studente egiziano dell'Università di Bologna. «Avevamo chiesto al governo italiano per tempo di muoversi", prosegue Noury, «perché temevamo che sarebbe arrivato questo momento. Ora ogni minuto che passa, in cui non si fa nulla per Patrick rischia di essere veramente tempo perso colpevolmente da parte delle istituzioni italiane». 

«Come prevedevamo purtroppo, dopo un anno e sette mesi di detenzione preventiva, con l'approssimarsi della scadenza dei 24 mesi previsti dalla procedura egiziana, Patrick va a processo», ricorda Noury, aggiungendo che il tribunale competente sarà quello della città di Mansura, dove il giovane era stato detenuto subito dopo il suo arresto. «Va a processo», continua il portavoce di Amnesty, «per uno scritto in difesa della minoranza copta, che risale al 2019; le prove della procura per la sicurezza dello Stato sono segrete, quindi questa accusa apparentemente pare venire fuori dal nulla, ma fa parte di tutto ciò che è stato montato falsamente contro di lui». Zaki è accusato di propaganda sovversiva su Internet e Amnesty lo considera un prigioniero di coscienza. 

«Le preoccupazioni e i timori erano, purtroppo, fondati. La tortura di Patrick continua, oggi una escalation che ci trova ancora più determinati a lottare al fianco di questo ragazzo, cittadino italiano, prigioniero e sequestrato in un incubo». Lo scrive su Twitter il deputato Pd Filippo Sensi. «Non mancherà un solo istante, un solo istante, la nostra determinazione per la liberazione di Patrick Zaki dalla sua assurda prigione. Sii forte, ragazzo, come sei stato finora, se possibile. Comincia il processo - aggiunge Sensi - Continueremo a chiedere al governo di fare ogni sforzo, ogni, per far tornare Patrick a Bologna, ai suoi studi. Finora troppo silenzio, troppa attesa, troppo poco. Troppo poco. Le istituzioni europee e internazionali alzino ulteriormente il livello di attenzione». 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
14/09/2021 05:36:24


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