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La truffa dei gettoni d'oro in tv: che cosa è successo

Truffata l'emittente di viale Mazzini per 711mila euro

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Fingevano di coniare monete d'oro per i vincitori dei giochi a quiz televisivi della Rai, tra cui "La Prova del Cuoco" e "Affari Tuoi", per ottenere premi retributivi. Due ex dirigenti della Zecca dello Stato, Marco Cerù e Rosario Calandruccio, sono stati citati a giudizio davanti alla Corte dei Conti del Lazio. Secondo l'accusa, avrebbero truffato la società di viale Mazzini per un danno complessivo del valore di 733.159mila euro.

La truffa dei gettoni d'oro

I fatti contestati ai due ex dirigenti dell'Istituto poligrafico dello Stato risalgono al triennio 2013-2016. Marco Cerù, all'epoca responsabile della Direzione amministrazione e finanza, e Rosario Calandruccio, ex responsabile della Direzione operativa, avrebbero finto di coniare 6.368 gettoni d'oro per i vincitori dei quiz tv della Rai che invece delle monete decidevano di incassare il premio in denaro contante. Secondo l'accusa, con questo espediente i due indaganti avrebbero millantato un risparmio all'azienda che avrebbe assicurato loro premi retributivi, i cosiddetti "Manager by objectives". Stando a quanto riporta l'edizione cartaceo del quotidiano Il Tempo, Il nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ha dimostrato che i due professionisti hanno ottenuto il massimo del punteggio previsto per i premi produttivi "anche in conseguenza dell'illecito comportamento tenuto". "Non ho intenzione di comprare oro che non serve", scriveva Marco Cerù ai colleghi in una mail del 2 dicembre 2014, citando il decreto legge n.66/2014 sulla riduzione del cuneo fiscale.

Cosa prevede la normativa

In verità, la normativa vigente (DLdel presidente della Repubblica del 26 ottobre 2001) vieta di corrispondere vincite in contanti per i giochi a premi. Anzi. L'Istituto poligrafico della Zecca dello Stato, come ben precisa l'articolo de Il Tempo, è tenuto "a coniare e consegnare tutti i gettoni, salvo poi ritirarli in cambio del controvalore in denaro, laddove, dopo la consegna, il vincitore manifesti la volontà di rivenderli". In un accordo del luglio 2013, la Zecca ha assunto l'obbligo verso la società di viale Mazzini, a fronte del corrispettivo pattuito, di procedere alla coniazione di gettoni con titolo aureo AU 999,9 da consegnare ai concorrenti risultati vincitori dei giochi a premi. La medesima stipula contrattuale prevede che l'Istituto poligrafico è obbligato a riacquistare i gettoni d'oro dei vincitori che, invece, preferiscono
incassare il premio in denaro.

L'atto di citazione a giudizio

Nell'atto di citazione a giudizio emesso nei confronti dei due ex dirigenti il vice procuratore Francesco Vitiello scrive che "a carico di Rai Spa sono state illegittimamente poste spese di conio (il costo di manifattura del gettone e il calo tecnico di fusione dell'oro) e spese di trasporto per importi rilevanti, con evidenti profili di frode in pubbliche forniture e di truffa". In definitiva, secondo i pm "i soggetti responsabili delle due aree hanno simulato, a mezzo di artifici consistenti nella predisposizione di documentazione fittizia, il riacquisto dei 6.398 gettoni, che in realtà non erano mai stati coniati, né consegnati, e per la produzione dei quali non era mai stato neanche comprato l'oro necessario)". La procura contabile ha chiesto al Dottor Marco Cerù e al Dottor Rosario Calandruccio di risarcire la Rai di 711.483 euro - il totale delle spese mai sostenute dalla Zecca - e di restituire alla Zecca anche 21.675 euro "per premi indebitamente percepiti ed elargiti da Ipzs nell'anno 2014".

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
21/11/2021 14:38:21


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