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Patrick Zaki è libero, è stato scarcerato: “Grazie italiani"

L’abbraccio con familiari e amici. Sassoli: «Un giorno di speranza»

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Patrick Zaki è libero. Lo studente attivista è stato scarcerato da un commissariato di Mansura e ha subito riabbracciato la madre e la sorella in una stretta via su cui affaccia il commissariato. Zaki è uscito dal commissariato vestito con una tuta e scarpe da ginnastica bianche, il colore simbolo degli imputati nei processi egiziani. Appena varcata la porta del commissariato, dal quale è stato rilasciato, ha alzato la mano con l'indice e il dito medio alzati in segno di «vittoria». «Sto bene, voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all'Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto. Sto aspettando, vedrò nei prossimi giorni cosa succede: voglio essere in Italia il prima possibile, appena potrò andrò direttamente a Bologna, la mia città, la mia gente, la mia università». Patrick è da oggi a piede libero, ma ancora sotto processo, con la prossima udienza fissata per il primo febbraio. Lo studente egiziano dell'università di Bologna è apparso in buone condizioni, con la barba leggermente lunga ma curata, occhiali e i capelli raccolti in un codino. Ieri la decisione del tribunale di liberarlo: non è ancora stato assolto dalle accuse per le quali è stato tenuto finora prigioniero. Una delle prime cose che ha fatto non appena arrivato a casa è stato indossare una maglietta dell'Università di Bologna che l'ateneo gli aveva fatto recapitare. Un pensiero, appena uscito dal commissariato di Mansura, Patrick Zaki lo ha voluto dedicare anche alla sua squadra del cuore in Italia: «Viva il Bologna calcio», ha detto parlando con i giornalisti. E la squadra ha immediatamente risposto sui propri social: «Patrick ti aspettiamo presto al Dall'Ara». In un video su Repubblica Zaki ringrazia tutte le persone che per lui si sono mobilitate, da Amnesty International alla politica. 

Non solo: Patrick Zaki ha rivelato di aver potuto leggere molto nel carcere cairota di Tora dove è stato detenuto per quasi 2 anni. Precisando di amare molto, fra i non-egiziani, «Dostoevskij, Saramago e la letteratura napoletana», in particolare Elena Ferrante. Patrick ha comunque ammesso di non aver mai visitato Napoli mentre, mentre fra le città italiane che ha avuto modo di visitare ha ricordato Milano, Venezia e Roma.

«Un abbraccio che vale più di tante parole», commenta il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, su Facebook. «Sono fiero della sua resistenza e del suo coraggio e incredibilmente meravigliato perché Patrick Zaki non ha mai mancato di pensare all'Italia, di occuparsi di altri prigionieri, è un modello di difensore dei diritti che tutti ammiriamo», dice invece Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. «Le immagini che arrivano dall'Egitto di sorrisi e abbracci che aspettavamo da 22 mesi ci stanno riempiendo di enorme emozione. Ha riacquistato la libertà seppur provvisoriamente, auspichiamo che diventi permanente». Per Riccardo Noury il momento più duro «è stato sicuramente il periodo in cui, a causa della pandemia non solo le visite erano sospese ma per lui c'era un enorme rischio di contrarre il virus, dato che è asmatico. E anche quei 70 giorni trascorsi tra un'udienza e l'altra del processo». Noury e Zaki non si sono ancora parlati, dopo la scarcerazione. «Per ora lo lasciamo in pace, deve riprendersi, nei prossimi giorni, anche indirettamente, vedremo. Adesso è importante che si riposi».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
08/12/2021 20:05:04


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