Economia L'Esperto

Redditometro e fattura elettronica: cosa farà il Fisco adesso

Sotto la lente d'ingrandimento del Fisco i grandi acquisti

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Sembra che il 2022 voglia riportare il redditometro quale strumento per contrastare l'evasione fiscale: è quanto si legge in vari passaggi in una relazione del ministero dell'Economia. Per poterlo usare, però, "l'arma" in più sarà data dalla fatturazione elettronica così da controllare gli acquisti più onerosi effettuati dai contribuenti.

Sul Sole24Ore viene riportata "l'esigenza di focalizzare l'attenzione sulle informazioni dell'Anagrafe tributaria che segnalino capacità di risparmio incompatibili con i redditi dichiarati". Tradotto in soldoni: in base alla tipologia di spesa, il fisco può risalire al reddito e capire se quel dato acquisto è compatibile con i soldi che si possiedono. È per questo che si parla del ritorno in grande stile del redditometro, che "lavorerà" in relazione a quanto risulta dalla fatturazione elettronica soprattutto per gli acquisti di particolare valore. In questo modo, il documento può rilevare i dati che riguardano la natura, la qualità e la quantità delle prestazioni fatturate che "consentirebbe di valutare concretamente se l'oggetto della prestazione rientra fra quelli che rappresentano manifestazione di capacità di spesa", intesa dal punto di vista dei consumi ma anche degli investimenti oltre a poter integrare le informazioni con altri dati come possono essere quelli immobiliari.

Se usato con criterio, il redditometro è tra gli strumenti più validi che vengono usati dall'amministrazione finanziaria. "Se contribuente ha speso, vuol dire che prima ha guadagnato". Quello che ha portato molti esponenti politici a non accettare di buon grado questo strumento è l'alterazione dei dati che si è avuto in passato, come per esempio l'idea di avvalersi dei valori Istat. Come avevamo trattato sul Giornale.it, l'obiettivo sarà quello di scovare in modo nitido la vera capacità contributiva dei cittadini e far scattare eventuali controlli in presenza di uno scostamento superiore del 20% tra redditi dichiarati e ricostruiti. Di fatto, il Fisco punta a sfruttare meglio le potenzialità inespresse della Superanagrafe dei conti correnti potendo contare su cinque dati chiave: il saldo a inizio anno ed alla fine, la somma dei movimenti in entrata e in uscita e la giacenza media.

In questo modo si dovrebbe consentire di individuare meglio i redditi da "nero" anche se non si sono tradotti in consumi per i quali il Fisco prenderà in considerazione i dati già espressi dall'Anagrafe tributaria. Come abbiamo scritto, però, il garante della privacy ha messo dei paletti ben precisi chiedendo che vengano effettuati accessi limitati ai dati integrati, e che le informazioni siano utilizzate solo dopo che le verifiche fiscali sono state avviate. Inoltre, maggiori restrizioni dovranno esserci soltanto quando i dati sono legati alle prestazioni degli avvocati e che siano coinvolti dei professionisti commercialisti per l'analisi delle informazioni da inviare al Fisco. Il tentativo del garante della privacy è, quindi, cercare di tutelare e blindare la banca dati delle fatture elettroniche. Ad oggi, più di due miliardi di comunicazioni di acquisto stanno transitando nel database, comunicazioni che possono essere conservate fino a un massimo di 8 anni.

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
08/01/2022 20:46:46


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