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Si chiama "Scheda Bianca" il nuovo Presidente della Repubblica

Si chiama "Scheda Nera" il problema delle famiglie italiane

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Nel primo scrutinio di ieri, abbiamo rischiato di avere un Presidente della Repubblica chiamato “scheda bianca”, che per un solo punto non ha raggiunto il quorum richiesto nelle prime tre votazioni. Occorrevano 673 voti e le “bianche” sono arrivate a 672. Permetteteci di fare dello spirito davanti a un teatrino della politica che ha raggiunto un altro degli apici e che personalmente ritengo vergognoso. Che si possa non eleggere un Capo dello Stato di primo acchito è normale; che in corsa vi siano abbandoni e nomi dell’ultimo momento è storia della nostra repubblica, ma che la stragrande maggioranza degli orientamenti pendesse verso la scheda bianca non era mai successo in passato. Già, mai dire mai - viene da dire – e chissà quanti italiani incollati alla tv avranno pensato che invece del Parlamento sarebbe l’ora che fossero i cittadini a scegliersi il loro presidente! Un apparato messo in moto in tempo di Covid-19 (ingressi regolamentati e votazione “drive through” per i positivi) per arrivare a sera con il nulla più totale. Accordi in divenire e strategie particolari in funzione soprattutto di un uomo: Mario Draghi. Fra spedirlo al Quirinale e farlo rimanere a Palazzo Chigi di differenza ne passa, soprattutto per quei parlamentari che hanno una paura matta di tornare alle urne prima della scadenza dei quattro anni che garantiscano loro una pensione e non certo al minimo. Ci sarebbe da discutere anche sulle sperequazioni tipicamente italiane, ma torniamo alla corsa per il Quirinale: per mesi ci siamo preparati a questo appuntamento, fino a sostenere che mai prima di ora in Italia vi fosse stata tanta attesa per l’elezione di un Capo dello Stato; ed è giusto, perchè il suo ruolo – finalmente rivalutato negli ultimi anni - non è soltanto quello di mera rappresentanza della nazione, oppure di scioglimento delle Camere e di affidamento dell’incarico di governo, ma anche di controllo e stimolo su Governo e Parlamento. Nomi di papabili circolati da settimane, tante ipotesi sul tavolo, poi la mancanza di accordi che fa abbondare il risultato di schede bianche. Insomma, pur sapendo benissimo che a fine gennaio avremmo dovuto eleggere il Presidente, alla fine non vi erano idee chiare e ci siamo fatti trovare impreparati come quando alle interrogazioni scolastiche facevamo scena muta o quasi. Non insisto sui motivi, ma che figura ci facciamo? Mi è venuto da ridere stamani quando ho acceso la tv e si diceva che nell’ultimo anno il nostro “bel Paese” ha riguadagnato dieci posizioni in fatto di credibilità: dopo la valanga di schede bianche, i nostri vicini di casa europei la penseranno alla stessa maniera, oppure diranno che alla fine siamo sempre i soliti? Mi fa arrossire il solo pensarlo. E intanto vediamo cosa succede oggi e soprattutto quando si arriverà alla fumata bianca. Un consiglio, nel frattempo: cari parlamentari e delegati regionali, ricordatevi che mentre voi state limando le vostre strategie (quelle che il popolo chiama “giochini”), ci sono in contemporanea famiglie nelle quali già si bestemmia perché sono arrivate le prime salate bollette e la fine del mese è diventata all’improvviso più lunga. Un po' più di serietà, di decoro e di rispetto: è questo che vi chiediamo!      

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
25/01/2022 11:34:49

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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