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Associazionismo ed eventi a Sansepolcro: dobbiamo ancora crescere!

Troppa gente cova odio, invidia e rancori personali

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La mancanza di uno spirito identitario porta la città a non compiere quel salto di qualità che meriterebbe. E un appello ai pochi individui che sparano sui social creando falsi profili: “Abbiate il coraggio di uscire allo scoperto!”

In questo articolo torno a parlare della mia città, Sansepolcro, evidenziando alcune delle sue criticità. Molte di queste mi vengono riferite dalle tante persone che mi fermano quando magari sono a passeggio per il corso in compagnia di amici. Meglio sarebbe dire “ex corso”: per me, che sono un biturgense doc, fino a una ventina di anni fa il vero corso era quello movimentato dallo struscio pomeridiano e serale, tanto che ci sarebbe voluto un vigile per regolare il traffico pedonale, mentre oggi è un vero deserto e con tante saracinesche abbassate. Due gli argomenti di cui voglio parlare, che a prima vista sembrerebbero slegati, anche se in realtà non è assolutamente così: il proliferare in città di profili falsi su Facebook e il mondo associativo biturgense. Lo ripeto: a prima vista non sembra che vi sia un nesso logico fra l’uno e l’altro versante, invece sono più uniti di quanto sembra. Sansepolcro è una piccola realtà: del resto, è una città che sta lentamente regredendo, come dimostra il progressivo calo demografico dal 2011 a oggi (il 31 dicembre scorso, l’anagrafe registrava 15220 abitanti e di questi passi c’è il concreto rischio di scendere al più presto sotto i 15mila, parametro elettorale di riferimento per ballottaggi e competizioni elettorali, ma non solo) ed è anche una città nella quale ci conosciamo praticamente tutti, per cui mi viene a volte da ridere quando i “soliti noti” creano falsi profili per gettare odio e rancore verso altre persone o verso associazioni. I motivi? Sostanzialmente assurdi, perché l’intento è quello di trovare tutti i sistemi e gli appigli anche più insignificanti pur di screditare chi magari è un concorrente nello stesso ramo di attività od opera in un’associazione che persegue le stesse finalità. Mettiamoci poi anche gelosie, invidie e altri “moventi” che spingono il gruppetto in questione a comportarsi adoperando sistemi di vigliaccheria pura, perché altrimenti – invece di ricorrere a soprannomi, pseudonimi e alias – questi “signori” dovrebbero metterci la faccia. Le persone corrette, magari difficili da “gestire”, che dicono la verità e si qualificano, sono notoriamente scomode, almeno inizialmente, poi però la loro lealtà comincia a renderle sempre più simpatiche e conquistano la stima della gente. In questo caso, quindi, ci troviamo di fronte a individui con caratteri particolari, che vogliono colpire agendo nell’anonimato, oppure – come si dice in gergo – tirando il sasso e nascondendo la mano. Fra coloro che sono stati segnalati, i più attivi in tal senso sono una trentina: trattasi di profili falsi creati da persone di Sansepolcro, anche se dietro ognuno di loro emerge un nome e un cognome. Basta guardare il linguaggio nel quale scrivono, chi attaccano e gli argomenti di cui si servono. Una trentina i profili – come sottolineato – e una ventina i gestori, perché evidentemente c’è anche chi di profili ne gestisce più di uno. Io stesso sono da anni vittima di un “coglione con un nome e cognome” che ha creato dei profili falsi per danneggiarmi, solo perché l’ho beccato con le mani nel “vaso della marmellata”. Tutto questo non fa di certo bene a una città che invece avrebbe bisogno di riemergere dall’imbuto nel quale si è cacciata negli ultimi anni. Ho tirato in ballo le associazioni, perché alcuni dei “fenomeni” che si trincerano nell’anonimato orbitano attorno ad associazioni della città. E quando si parla di associazionismo a Sansepolcro, significa alludere a circa 80 realtà: questo dato mi è stato comunicato da un dipendente comunale di lungo corso, il quale ha ammesso che alcune di esse non sanno con esattezza nemmeno cosa fanno. Ora, lasciamo la possibilità a chiunque di creare associazioni per il perseguimento delle proprie finalità e se questi sodalizi vanno avanti con un certo grado di autonomia (che poi sia dovuto ad autofinanziamento o a sponsorizzazioni poco o nulla importa), va senza dubbio bene; il problema sorge quando queste associazioni percepiscono contributi pubblici, per cui bisognerebbe capire quali tipi di ricadute producono per la città, perché ogni amministratore avrebbe il dovere di gestire i soldi da buon padre di famiglia. Fra i sodalizi più virtuosi – è inutile nasconderlo – vi sono le varie pro loco del territorio, poi i due storici sodalizi: la Società Balestrieri e il Gruppo Sbandieratori, ma in questi due casi ci troviamo di fronte a esempi di autogestione. O se balestrieri e sbandieratori beneficiano di soldi pubblici, sappiamo benissimo tutti dove vanno a finire. Senza voler accusare nessuno, mi rammarica – in base a quanto mi hanno riferito – il fatto che vi siano associazioni che percepiscono soldi pubblici, usufruiscono di sedi gratuite, in quanto spazi comunali e che spesso servono solo per pagare determinate persone, stipendi o rimborsi che siano. Stride non poco anche la considerazione preliminare, ovvero compensi giustificati dal tempo che impiegherebbero queste persone per portare avanti l’attività. E allora? Non mi risulta che un presidente di pro loco prenda compensi. Ecco perché mi viene il maldipancia nel constatare la diversità di trattamento, magari perchè dietro le quinte c’è il politico o il tizio di riferimento al quale non si può rispondere di no. Queste distorsioni portano la città a essere molto litigiosa e non avere eventi ben strutturati, quelli che portano realmente migliaia di persone. Gli eventi di massa, capaci di trasformarsi in volano economico. Gli unici due che reggono con un buon numero di persone nell’arco dell’anno sono oramai i soliti: le Fiere di Mezzaquaresima in marzo o in aprile (ma senza la parte dedicata al food in Piazza Tore di Berta e a Porta Fiorentina, si perderebbero l 50% dei visitatori) e la parentesi delle Feste del Palio della Balestra in settembre. In questi ultimi anni si sono aggiunti la Mostra di Arte Presepiale e “Food & Street”, ma dureranno oppure nel giro di breve tempo si tornerà come prima? Sicuramente, è poco per una città come Sansepolcro – che per il resto propone appuntamenti magari interessanti, ma non catalizzanti e troppo di nicchia - e qualche volta mi rincresce che Comuni come Anghiari e Città di Castello (solo per fare un esempio) siano riusciti a mettere insieme manifestazioni che travalicano i confini regionali, in pochi anni. Ci sarebbero i Cammini di Francesco; per ciò che li riguarda, il progetto è meritevole di grande considerazione, ma se si esclude l’ottimo lavoro portato avanti dalla Fondazione Progetto Valtiberina, poco altro è stato fatto e a volte mi viene da chiedere a chi si professa “ideatore” se mai sia andato a vedere come funzionano altri Cammini, vedi quello di Santiago: tabellazione, accoglienza e promozione. Ci vuole anche l’umiltà di imparare dagli altri. Il 90% dei pellegrini che vengono e si fermano a Sansepolcro pernotta nella foresteria del convento dei Servi di Maria, anche per l’ottimo rapporto qualità-prezzo, ma soprattutto perché sono chiusi l’ex convento dei Cappuccini e il punto di accoglienza a Montecasale. Un po’ poco, se vuoi far valere di essere il Comune che si trova a metà strada (o lungo l’asse) di un cammino con due forti valenze religiose ai suoi capolinea: Assisi da una parte, La Verna dall’altra. È necessario creare anche sul posto la necessaria struttura organizzativa: la tabellazione è ancora insufficiente, nel senso che non è dettagliata fino in fondo, per cui o si ricorre al sistema classico (“Scusi, qual è il tracciato dei Cammini?” o anche: “Per Citerna dove proseguo?”, riferito a Sansepolcro), oppure a quello tecnologico, chiamato telefono cellulare. Che è giusto vi sia, ma non per compensare le pecche della tabellazione, quanto per aiutare il pellegrino a non perdere l’orientamento, specie nei tratti più defilati e soprattutto in caso di necessità, sperando che non si adoperi mai per le emergenze. Dopo la tabellazione, la… certificazione: per meglio dire, il timbro. Esistono determinati posti (chiese e soprattutto locali pubblici) anche a Sansepolcro nei quali si appone il sigillo che attesta l’avvenuto passaggio, operazione fondamentale per vederselo riconosciuto. Ebbene, anche in questo caso se il luogo autorizzato non espone la vetrofania o l’adesivo, il pellegrino rischia di girare a vuoto, di perdere tempo per poi rivolgersi a qualcuno sperando che lo sappia e infine di rimanere beffato, perché lo aveva davanti a sé ma non vi era alcuna indicazione. Mi riferisco in particolare ai bar cittadini: esporre l’adesivo con la credenziale agevola il compito di chi si mette in cammino e allo stesso tempo genera economia, perché spesso mi è capitato di vedere pellegrini che chiedono, timbrano e - prima di ripartire – in quel locale consumano anche la prima colazione. Tra l’altro non mi risulta che nessuna attività presenta il “Menù del Pellegrino”, come avviene in tutti i luoghi di transito dei pellegrini in Italia e nel mondo. Come si può notare, quindi – e non parlo solo dei Cammini – il salto di qualità deve essere compiuto a ogni livello. Le potenzialità vi sarebbero, ma poi ogni cosa si scontra con la mentalità dei miei concittadini, che non mi sembra ancora portata a discorsi di questo genere, sempre perchè Sansepolcro mette davanti lo spirito individualista a quello identitario: se uno riesce e fa meglio dell’altro, bene; altrimenti, parte una velata campagna di denigrazione nei confronti dell’altro che non produce nulla di concreto, se non i… dispetti per il puro gusto da farli: se non ottieni un vantaggio, l’unico modo è quello di rovinare, un po’ come chi gioisce per i propri e chi invece esulta per le sconfitte degli altri. Anche la politica deve smetterla di voler accontentare tutti, pensando ai voti, ma deve agire in base alla bontà dei progetti proposti. Fino a quando regneranno prerogative del genere, potremo scordarci grandi eventi e tutto ciò che possa fare crescere questa città.          

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
05/06/2023 16:36:53

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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