Come sarà il 2026? Tra artigiani e piccole imprese di Cna regna l’incertezza

Mascagli: “La preoccupazione va dal fatturato alle esportazioni, dall’occupazione agli investimenti”
È ancora l’incertezza a dominare le aspettative in economia da parte di artigiani e piccole imprese per l’anno appena iniziato. È quanto emerge da un’indagine CNA su un campione di 2.500 imprenditori di tutte le province, compresa quella di Arezzo.
“Il nostro territorio direi che si rispecchia in questo risultato - spiega il Presidente CNA Arezzo Fabio Mascagni - uno stato generale di incertezza alimentata dal contesto internazionale, tra guerre, tensioni geopolitiche e commerciali che si somma al peso della burocrazia sulle imprese, al costo del denaro, alla carenza di infrastrutture materiali e immateriali, al costo del lavoro, alla mancanza di manodopera. Un mix di fattori che non favorisce certo una programmazione a breve-medio termine e limita gli investimenti. Il sistema economico continua a poggiare sulla forza della sua rete di micro, piccole e medie imprese ed è proprio questa ossatura a risentire maggiormente degli shock esogeni e dell’aumento dei costi. Se pensiamo alla forte incidenza del prezzo dell’oro con cui devono fare i conti quotidianamente le imprese del distretto aretino e alla crisi del settore moda che sta portando a chiusure aziendali drammatiche per il territorio ed il settore, abbiamo la misura del periodo a dir poco complesso che sta attraversando la nostra economia. Gli artigiani e i piccoli imprenditori restano a presidiare i territori, dove altri scappano”.
In questo scenario quasi un imprenditore su 4 prevede una crescita dell’economia italiana, mentre il 23,2% si aspetta un andamento negativo. Il grado di incertezza aumenta a oltre il 58% con riferimento alle previsioni sulla propria impresa. E cresce la quota di coloro che prevedono risultati in peggioramento (26,1%) mentre soltanto il 15,5% si aspetta un miglioramento della propria azienda. Quasi il 40% prevede di ridurre gli investimenti, mentre soltanto un’impresa su sei ha in programma un aumento della spesa per investimenti in beni strumentali.
Per quanto riguarda l’occupazione quasi il 70% del campione prevede stabilità dell’organico, il 20% una riduzione mentre il 10% indica un aumento dei propri dipendenti con tutte le difficoltà nel reperimento della manodopera.
“Certo è che fermare gli investimenti è rischioso in una fase caratterizzata dall’introduzione massiccia delle tecnologie e ridurre gli organici potrebbe aggravare il reperimento di professionalità, se il ciclo economico dovesse rafforzarsi” sottolinea il Presidente CNA.
A livello settoriale, le previsioni negative caratterizzano soprattutto la manifattura, in larga parte alimentate dalle difficoltà del tessile-abbigliamento e dell’automotive. Nei servizi si equivalgono le indicazioni positive e negative (circa un’impresa su due) mentre nelle costruzioni prevale l’orientamento positivo in oltre il 30% del campione.
La fotografia per classi di età degli imprenditori mostra un maggiore pessimismo al crescere dell’età. In decisa controtendenza invece le aspettative degli imprenditori under 40: poco oltre il 30% prevede un trend positivo del ciclo economico mentre quasi il 40% stima un 2026 con risultati aziendali in crescita.
“Se questo è il sentiment dei giovani, merita una riflessione il ricambio generazionale e lo scarso sostegno che viene dato a coloro che vogliono aprire una nuova impresa – osserva Fabio Mascagni - Sul ricambio generazionale sappiamo che solo il 6,6% degli under 40 che guidano un’impresa lo hanno fatto subentrando in un’attività già avviata. Oltre al ricambio generazionale, per favorire l’imprenditoria giovanile, c’è bisogno dell’intervento della politica con bandi specifici per le nuove imprese e start-up. Così come serve una maggiore sensibilizzazione del mondo del credito: è chiaro che un giovane che vuole fare impresa difficilmente ha le garanzie economiche per avere un prestito. È necessario creare una rete in questo senso, un’alleanza tra credito e politica per far restare i giovani nel nostro paese e non costringerli ad andare all’estero per realizzarsi”.

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