Alzheimer, allo studio nuovo test del sangue per diagnosi precoce: come funziona

Lo studio evidenzia come la biologia dell’Alzheimer possa variare tra uomini e donne
Un team di ricercatori, finanziato dai National Institutes of Health (Nih), ha sviluppato un nuovo test del sangue in grado di rilevare i biomarcatori della malattia di Alzheimer. Lo studio, pubblicato su Nature Aging, evidenzia come la biologia dell’Alzheimer possa variare tra uomini e donne, offrendo nuove prospettive per la diagnosi precoce e il monitoraggio della progressione della malattia.
Un approccio innovativo basato sul sangue
"Questo lavoro introduce un approccio fondamentalmente nuovo, basato sul sangue, per la diagnosi e la stadiazione dell’Alzheimer", afferma Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia), parte dei Nih. Il test si concentra sui cambiamenti strutturali delle proteine, collegati al rischio genetico, alla gravità dei sintomi e alle differenze di genere, caratteristiche che sfuggono ai biomarcatori tradizionali. Secondo Hodes, questo metodo potrebbe permettere diagnosi precoci e studi clinici più efficaci.
Perché un nuovo test è necessario
La maggior parte degli esami del sangue per Alzheimer misura la quantità di una proteina specifica. Tuttavia, la malattia provoca un ripiegamento anormale delle proteine a causa della disfunzione cellulare. I ricercatori hanno voluto capire se questi cambiamenti strutturali potessero diventare biomarcatori affidabili.
Inoltre, quasi tutti i pazienti con Alzheimer sviluppano sintomi neuropsichiatrici, ma studi precedenti suggeriscono differenze tra uomini e donne. Gli scienziati hanno quindi indagato se i cambiamenti strutturali nelle proteine potessero aiutare a capire le divergenze biologiche di genere.
Lo studio
Sono stati analizzati 520 campioni di plasma provenienti da pazienti con Alzheimer diagnosticato, persone con lieve deterioramento cognitivo e controlli sani. I volontari partecipavano agli Alzheimer's Disease Research Centers in Kansas e California, con visite annuali.
Grazie a spettrometria di massa e apprendimento automatico, i ricercatori hanno caratterizzato i cambiamenti strutturali delle proteine associati al gene ApoE, collegandoli alla gravità dei sintomi neuropsichiatrici e rilevando modelli distinti per sesso.
Il pannello diagnostico a 3 proteine
Utilizzando l’intelligenza artificiale, il team ha creato un pannello di 3 proteine – C1QA, CLUS e ApoB – in grado di distinguere tra: Alzheimer avanzato, deterioramento cognitivo lieve, controlli sani. Il test consente anche di monitorare la progressione della malattia nel tempo e di distinguerne gli stadi.
"Abbiamo creato un potenziale nuovo pannello di biomarcatori, che rileva alterazioni strutturali invisibili agli approcci tradizionali", spiega John Yates, autore principale dello studio e professore allo Scripps Research Institute, La Jolla. "Questo approccio potrebbe facilitare una diagnosi precoce e migliorare la gestione clinica dell’Alzheimer".

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